E’ bene insistere sempre un po’ sul tema del web marketing politico, perché a quanto pare, qualcuno ancora si ostina a non prendere in considerazione gli opportuni, quanto inevitabili, cambiamenti delle strategie di comunicazione.

Ci siamo già occupati del tema in varie sue sfaccettature, ma oggi mi concentrerò su come intercettare i sostenitori. Il discorso può chiaramente valere tanto per una campagna politica, quanto per un piano di comunicazione di un’amministrazione già formata.

  • Il primo e imprescindibile elemento da considerare è : la collettività cui ci si rivolge, che altro non è che una comunità in senso stretto. Ma questa non può e non deve essere considerata come un’entità a sé stante. Non è che una somma, o meglio una sintesi di INDIVIDUI, di volta in volta aggregati per interessi o specificità varie, in gruppi.
  • La comunicazione 2.0 è volta a sradicare  l’approccio unificante del “personaggio politico” tendente a considerare un elettore uguale all’altro. Il web, ma soprattutto i social e il marketing hanno modificato capillarmente il mercato e il consumatore e in questa dimensione del non convenzionale si gioca anche la partita del “mercato politico”.
    L’elettore/consumatore è preparato, consapevole e consapevole della perfetta  sostituibilità dei prodotti offerti. e dunque per convincerlo a “votare per te” dovrai fare ben altro che stampare volantini e disseminarli per le vie della città.
  • La teoria della “coda lunga” è forse uno delle strategie più vincenti e avvincenti all’interno di tutto il ventaglio di possibilità  (e se ha aiutato Barack Obama, perché non dovrebbe aiutare te?).
    Detta in pillole: concentrando l’attenzione sulle piccole nicchie e cercando di attrarre il loro sostegno diversificando il “prodotto/messaggio” per ognuna di queste categorie, non solo riesce a concentrarsi su una distribuzione individuale e specifica, ma lentamente destruttura una concorrenza che tende a concentrarsi, invece, su ciò che è di popolare interesse. Con la comunicazione del “nuovo millennio” è possibile, dunque, spostarsi dal generale al particolare.
  • Con il web e i social network gestire una campagna politica seguendo la strategia della coda lunga consente di abbattere dei costi che in altri modi sarebbero insostenibili. Per mezzo di un contatto “one to one” attraverso mailing list, blog, facebook, twitter, linkedIn (& others) è possibile attrarre quei gruppi di cui sopra, intercettarne l’umore, approfittare delle loro specificità e soddisfare i gusti di micro-collettività più o meno organizzate (donne, studenti universitari, omosessuali, entie, ecc) o anche di “minoranze” di norma lasciate ai margini dell’attenzione  politica (i disillusi, gli scontenti, i disinteressati).
  • Se questa strategie ha rivoluzionato il marketing (vedi Amazon e Ebay, ad esempio) e l’editoria sul web, non può che funzionare anche in politica. L’obiettivo è puntare su microaree, che sono poi in summa più preponderanti della massa indistinta, e giocare “manipolazione”. L’importante è diversificare il messaggio per ognuna delle categorie di interesse, calibrarlo per ogni gruppo “umano” da intercettare.
  •  I sostenitori una volta individuati, non devono essere bombardati, con slogan e messaggi di campagna ma “ingaggiati” attraverso domande, per una collettività pro-attiva e propositiva. Social network, forum e blog in questo sono strumenti a costo zero, che non possono restare delle piazze vuote, ma devono essere giornalmente curati in modo da farne seriamente una comunicazione bilaterale, non già un mero pulpito autopromozionale. In questo modo, non solo sarà possibile dare un’idea differente del personaggio politico: aperto al dialogo, al cambiamento, al mutuo interesse ma sarà anche un “uomo” reale, disposto ad ascoltare l’altro. Che è la pulsione più naturale e attuale dell’uomo social: qualcuno che ascolti e ci consideri la nostra opinione  (o presenza) fondamentale.

  • Questi sostenitori, devono essere nel tempo “coccolati”, bisogna mantenere vivo l’interesse e soprattutto instillare un “comune sentire della comunità” E cosa pensi che serva per farlo? Un blog, un blog accidenti!
    Un blog con guest post, con articoli della “concorrenza”, di informazione, politica,formazione, storia… arte, di tutto! E cosa pensi che possa far crescere la rete dei propri sostenitori?Altri blog, altri blog accidenti!
    Sì, l’ideale sarebbe spingere, con il tempo i propri elettori a scrivere analoghi e paralleli blog. Inutile non considerare il potenziale che il “passaparola”  possiede nel convincere tutto il resto della collettività a “seguirti.
  • Necessaria è poi la presenza di influencer in grado di mediare tra le ambizioni di una campagna e questi potenziali sostenitori, sono professionisti, personaggi che godono di una certa reputazione, autorevoli e portatori catene umane. Sono loro che legano i gruppi, che consentono maggiore fidelizzazione del rapporto, che intercettano l’umore della piazza, ne sono in pratica, i portavoce.
    Quelli in grado di fare leva sulle loro specificità, ma al contempo riuscire a sintetizzarle e farle combaciare con gli ideali del “generale”, della massa.
  • Ma se non hai un Giano bifronte sei davvero con l’acqua al collo e non troverai via d’uscita. Il Giano in questione è lo staff  che cura la campagna di comunicazione, è anche lo spin doctor, quello capace di far sembrare una brutta bugia una bella verità, quello che lavora per mostrare il volto umano e innovativo di un politico, quello che dice alla stampa come vedere le cose. E’ un esperto di comunicazione e di marketing che lavora dietro il “politico” di turno ma è in tutta sostanza un artificio. Perché il dato puro e semplice di ha stancato, vogliamo qualcosa in più, più frottole e orpelli e solo uno specialista del settore sa bene come agire.
    Se si chiama “esperto del gioco a effetto” ci sarà un motivo? Conosce il sentimento della folla, lo interpreta, ma gli fornisce quello che non sa di volere, dandogli l’illusione della libertà di scelta.

    Manipolazione bella e buona? Ebbene sì, ma non ve ne fate meraviglia, lo abbiamo sempre saputo, ora però abbiamo gli strumenti per lavorarci su.

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