Per il 2014 oltre all’onestà anche la schiettezza. Anche a costo di fare terra bruciata attorno a me. Mie ragioni e mie verità, pienamente contestabili e confutabili.

Il boss mi ha lanciato la sfida di parlare di web design e nonostante le perplessità per la mia totale assenza di competenze, l’ho colta. In fin dei conti non sono che un ulteriore utilizzatore, un utente del web. Sarò anche io, in grado di giudicare se un sito è fatto bene, se è utile e interessante?

In preda al panico, l’unico nodo da sciogliere restava la selezione dei siti da esaminare… Ma ancora una volta il destino mi ha segnato la strada. Dopo l’ennesimo episodio di disinformazione ho deciso di prendere di mira due delle testate giornalistiche (locali) più seguite nella città di Catanzaro. Non solo per esprimere la mia patologica insoddisfazione, ma per costruire una critica sensata (si spera costruttiva) affinché i due prodotti, dall’elevato potenziale innovatore, possano apportare le modifiche sperate e porsi sul web come portali di qualità.

Se l’immagine locale può in qualche modo uscirne valorizzata, perché mantenersi nella mediocrità e nel lassismo, tipico di chi, invece di affidarsi alla professionalità, si lascia andare a poco dignitose approssimazioni?

Mi limiterò per questo ad evidenziare le principali caratteristiche estetiche (o meglio anti-estetiche) e le deficienze dal punto di vista dei contenuti.

  • Chi visita per la prima volta questi siti, non sa se sta guardando una sconfinata serie di annunci pubblicitari o un portale di news. La prima cosa che realmente salta all’occhio è la nonchalance con cui ci si approfitta degli spazi vuoti per inserire fastidiosissimi banner. Mobili, statici, a destra, a sinistra, sgranati, pixelati, dalle dimensioni improbabili e sformati; evidente è in questo caso la mancanza di cura dei dettagli.
    In media, nelle homepages ce ne sono almeno 15-20, senza il benché minimo senso cromatico (oltre che logico) tra l’uno e l’altro.
  • Per la ragione sopra citata è parallelamente difficile notare quelle che loro definiscono “notizie in evidenza“. Questo implica, di certo, la non corretta fruibilità del sito, durante i famigerati “primi quattro secondi”. In che modo decidono di trattenere l’utente incollato allo schermo. (punteranno forse all’ipnosi?)
  • E vogliamo parlare delle foto? Tralasciando quelle dei politici (inguardabili per altri validissimi motivi) sono quasi tutte “rubate” dal web, e nel migliore dei casi ritoccate, ma senza tenere conto della grandezza, della loro pesantezza, della qualità e soprattutto del taglio. In tale situazione si troverà, nelle miniature/anteprime, il primo piano del “giocatore x” ingrandito all’ennesima potenza (effetto 16:9), o ancora una pagina piena zeppa di autovetture delle forze dell’ordine, perché in modo o nell’altro sono sempre le notizie di cronaca a riempire i vuoti (quano non ci pensano i banner).
  • Il look è trasandato, poco curato; colori a profusione, presi alla rinfusa dall’arcobaleno e gettati li senza badarci troppo. Uno di questi siti, ha da poco festeggiato una decade di presenza sul web. Non ricordo che abbia mai rinnovato alcunché, né nello stile, né nella forma (immaginiamoci nella sostanza). E questo è di sicuro un male.
  • Le categorie delle news, una volta metabolizzato il fatto che si tratta di informazione, seguono il senso logico delle sezioni standard (cronaca, cultura, politica ecc. ecc., quelle non variano).
  • …ah, quasi dimenticavo le rubriche. In ragione della loro esistenza nascono per approfondire l’argomento su un tema specifico. Perché metterle a fondo pagina o nello spazio del nulla per evitare che ci si accorga della loro esistenza? Che logica potrà mai avere quella di limitare la visibilità di chi si è sforzato in un lavoro di ricerca e scrittura?
  • E che dire poi del contatore delle visite che enumera anche i click sullo spazio bianco in modo da aggiornare e dunque ri-contare la presenza del mouse vivente, come visita a tutti gli effetti?
  • Un sito si compone al 70% di contenuti di qualità. Ne va della credibilità e il potenziale del portale stesso. Quando si parla di informazione e comunicazione è chiaro che la percentuale sia anche da sovrastimare. Perché mai risparmiarsi quando si può fare meglio? In questi immensi calderoni di cattiva informazione, non scrivono sempre giornalisti professionisti (la cui unica loro sfortuna è di vedersi affiancati a parolieri dalla dubbia competenza). Lasciar scrivere chiunque non solo svilisce la “mission” del giornale, ma relega in un piano di subordinazione chi fa di questo mestiere la propria passione e il proprio futuro.
  • Altra pecca: all’orizzonte nessuna notizia autoprodotta; inchiesta o intervista seria e assennata. Il 60% delle notizie è costituito da comunicati stampa delle forze politiche, un 19% di comunicati di associazioni sportive (e non), un buon 20% composto da innumerevoli rimpasti di altre notizie presenti sul web (#ansa docet). Rimane un 1% composto da notizie sugli usi e i costumi in occasione di questa o quella festività. (Per non parlare delle notizie fasulle pubblicate senza controllo incrociato di fonti). Potrei citare due casi esilaranti (si fa per dire) di notizie false cancellate poi senza pubblica smentita o rettifica: La ricerca scientifica che conferma l’idioma catanzarese il più sexy al mondo? O la notizia dei pensionati (un buon 75% di loro, mi pare) che “guadagnano” meno degli immigrati (che noi cittadini) finanziamo, confusi poi con i clandestini, poi con i regolari (e non regolarmente presenti) e poi ancora con i rifugiati politici o richiedenti asilo… Ah quanto avrei preteso delle scuse!

La quasi totalità del genere umano, conviene nell’individuare alcune regole basilari (se non ovvie e scontate) per fare di un sito un “bel sito”:

  • I collegamenti, i download e il passaggio da una pagina all’altra devono essere veloci e la navigazione intuitiva ed efficiente.
  • Il linguaggio adoperato, semplice e relativo al pubblico che si desidera avvicinare.
  • E’ bene che si studi un design responsive, ossia che consenta la visualizzazione ottimale del portale, anche (e soprattutto) dai dispositivi mobili.
  • Le informazioni presenti devono essere immediatamente fruibili oltreché utili, puntuali, corrette e dimostrabili.
  • Il look deve essere fresco, dinamico e al passo con le esigenze del business che il settore ricopre; i colori adoperati in modo da colpire, anche sotto il livello di percezione sensibile, l’attenzione liminale, subliminale, superliminale (insomma come volete) basta che sia gradevole alla vista.
  • Le immagini, corollario alla notizia, devono essere sì esplicative ma anche e soprattutto cu-ra-te.
  • Quando previsto l’opzione che consente agli utenti di commentare la news, la redazione deve prendersi la responsabilità di rispondere, moderare e quando opportuno chiarire il punto di vista (o meglio quella fantomatica linea editoriale che ogni “giornale” dovrebbe possedere e perseguire senza oscillare da una parte e dall’altra).
  • In entrambi i casi, la gestione dei social media è in pratica nulla o curata “dal solito cugino”.

Ringrazio Catanzaroinforma.it e Catanzaro.weboggi.it, per gli spunti d’analisi offertimi, vorrei che questo articolo non vi offenda ma mi assumo ogni responsabilità, nel caso contrario. Le mie ragioni (non di criticismo aprioristico) sono state nell’incipit definite. Vorrei che i prodotti della mia terra fossero tutti di qualità. Ma prima di ogni cosa è bene pretendere le professionalità e le competenze per ottenerla.

Crediti foto

Laura Trapasso

Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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