Primo appuntamento con la saga “In viaggio con Shape verso il Piano di Comunicazione”. E’ tempo di decidere l’itinerario. Un’attività che richiede tempo e organizzazione, ma che consente di ottenere il massimo dal viaggio. E di raggiungere il maggior numero di clienti.

 

Shape ha sempre dovuto cavarsela da solo – poveretto – dal momento che nessuno è mai stato disposto a correre in suo soccorso. In compenso abbiamo scoperto che la nostra mascotte se la cava, e se messa alle strette riesce comunque a rimanere a galla. Spulciando a destra e manca è riuscito a scoprire che per raggiungere Piano di Comunicazione deve innanzitutto scegliere l’itinerario da seguire.

Bisogna “solo” decidere dove andare.

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Pare infatti che la fantomatica location sia una sorta di El Dorado, irraggiungibile senza le giuste indicazioni. Mettere nero su bianco è relativamente facile. Eppure, paradossalmente, maggiori sono le possibilità di scelta maggiore è l’indecisione. Dubbio e incertezza si impadroniscono di Shape, destabilizzandolo.

Sei tutt’orecchi? Sta’ bene a sentire, ché ti spieghiamo come funzionano le cose.

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Sei un Brand e produci uno specifico prodotto/servizio. Qual è il tuo obiettivo? Vendere, non v’è dubbio! Ma è troppo generico, bisogna scendere nel dettaglio. Shape non può certo raggiungere Piano di Comunicazione se non sa come arrivarci.

Ogni Piano di Comunicazione che si rispetti ha due obiettivi.

Due, proprio come le dimensioni della comunicazione integrata: interna ed esterna. La prima ha come obiettivo quello di migliorare le relazioni aziendali, la seconda quello di ottimizzare il rapporto con la propria utenza (clienti nel caso di impresa, cittadini nel caso di azienda pubblica/istituzione).

Ogni obiettivo si esprime attraverso azioni e finalità diverse: creare coesione e senso di appartenenza (comunicazione interna) e stimolare, educare e accrescere la partecipazione da parte dei destinatari, invogliandoli e motivandoli a fornire spunti e suggerimenti per migliorare l’impresa (comunicazione esterna).

L’unione dei due obiettivi è la bussola che conduce al traguardo maximo: far conoscere e promuovere il Brand.

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Una promozione che non deve essere fine a sé stessa, unilaterale. Per questo bisogna creare un punto di contatto, di dialogo, di confronto. Una piazza in cui convergano le persone coinvolte, rispetto alle quali la posizione dell’impresa – tipicamente di forza – si capovolge, a disposizione del pubblico. Il coinvolgimento consente la creazione di una cittadinanza/clientela attiva.

Si chiama comunicazione integrata anche perché coinvolge l’intera struttura aziendale.

E’ il Brand nella sua interezza a parlare, non sue singole aree – ché altrimenti sarebbe inefficace. Un Piano di Comunicazione ha successo quando diventa parte integrante dell’impresa stessa, della sua cultura. Quando diventa l’aria che si respira all’interno delle sue mura. Cosa significa tutto questo per Shape? Significa coinvolgere e interrogare amici e parenti, chiedendo loro eventuale disponibilità ad accompagnarlo durante il viaggio. In questo modo i loro interessi diventano parte integrante dell’itinerario.

Adesso che ha il percorso chiaro davanti a sé Shape è decisamente più tranquillo. Ma ci sono ancora tante cosucce da sistemare. Di partire alla cieca, infatti, non se ne parla proprio. Appuntamento con l’episodio numero due, che vedrà la nostra mascotte alle prese con una partenza a dir poco turbolenta.

Credits: aigle_dore[email protected]davefayram

 

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