Molti di voi, facendosi un giro tra i blog, avranno notato l’asfissiante tendenza dei generosi autori, di proporre cataloghi di consigli e tipologie schematiche per ogni aspetto della vita e dell’esistenza.

Che si tratti di post utili o inutili (ma divertenti) l’ABC richiede una semplificazione del testo in “semplici mosse” identificabili aprioristicamente, ma soprattutto ENUMERABILI.

Come se fosse dato per scontato che il lettore non riesca, vuoi per noia o per pigrizia, a prestare la giusta attenzione, senza il supporto di uno scribacchino che ne evidenzi i punti essenziali.
Per me è un po’ come andare in biblioteca ed esser costretto a leggere un libro già sottolineato.

Ancora una volta, sopraffatta dal “vuoto cosmico” per il mio post della settimana, senza ispirazione e senza nulla di essenziale da scrivere, ho iniziato a leggere qualcosa, ma non mi sono soffermata sugli interessantissimi spunti offerti dai blog che ho spulciato o, quanto sullo stile di scrittura che ognuno di loro pareva non voler approfondire, preferendo piuttosto forme e sostanza dei content omologhi tra loro.

Quando, ad esempio, si parla di web copywriting, la letterature nostrana e quella di importazione converge su alcuni punti comuni, e da quelli non si esce. Benché tutti utili e completi, dal punto di vista delle informazioni, tendono a essere tutti uguali (anche l’ordine delle priorità è sempre il medesimo). Quello che varia è solo lo stile di comunicazione (elemento di cui sono ben lieta di nutrirmi). C’è chi utilizza l’ironia, chi la sagacia, chi dei sani e spesso inappropriati-velati insulti per gli “stolti”, chi le metafore della realtà quotidiana… ma sarebbe più veloce e semplice riportare i post, di chi, ponendosi da pioniere della comunicazione e dell’informazione, ha evidenziato le basi, le procedure e le modalità per “essere un copywriter”, preoccupandosi poi, di “fare il copywriter” senza per questo doverne giustificarne la base “ideologica” che ne sta dietro.

Tutti convengono che per essere una bravo copywriter è opportuno tenere presente pochi e semplici elementi:

  • SINTESI
  • VISIBILITA’
  • QUALITA’

Ah, ecco sono arrivata al punto, la qualità, chimera inavvicinabile e dai non meglio specificati elementi compositivi.

[Tweet “”Le nostre chimere sono quel che più ci rassomiglia. “Victor Hugo””] E’ un po’ come sentirsi dire: “Se vuoi un vino buono, devi farlo bene!”. “Ma dai, davvero?”

Cosa rende un contenuto davvero di qualità?
E’ la “domanda madre” per chiunque scriva. Deve contenere informazioni utili, deve essere scritto correttamente, secondo le tendenze attuali, deve attirare l’attenzione ecc ecc. Ma cosa può assicurare che, nonostante gli obiettivi proposti e gli strumenti, correttamente adoperati, il mio blog venga letto e seguito dal maggior numero di utenti fedeli e impazienti di ricevere i miei “preziosissimi” aggiornamenti? Nulla, davvero nessuna garanzia di successo. E’ un salto nel vuoto, un azzardo, una sfida che ci poniamo giorno dopo giorno, perché quello che ci piace fare è scrivere e, per qualche strana ragione crediamo (speriamo) che le nostre opinioni possano interessare a qualcuno.

Van Gogh ha venduto un solo quadro durante la sua vita perché a me dovrebbe esser riservato un destino differente?

Gli esperti della web communication offrono 5/10/100 consigli agli utenti senza però specificarne quegli elementi che fanno delle “parole”, “informazione di qualità”. Perché? Perchè una ricetta univoca non esiste.
Inneggiare ad una presunta originalità senza coltivarla, incentivare l’autonoma ricerca di stile, perseguendone poi, uno univoco e adattabile a tutti, non rende il proprio blog una vetrina coerente. Il “be social, be personal, be true” di Marco Massarotto è forse, l’unico consiglio che mi sento in grado di poter ascoltare, senza calpestare la mia individuale ambizione a fare del mio meglio in questo ambiente.

Quello che voglio fare da grande presuppone qualche semplice direttiva che mi sono imposta

  • che le parole non sono un male da evitare; tendono, invece, ad allontanare quel timore, di apocalittica visione, tanto cara a Nicolas Carr, circa il rischio di impoverimento culturale generato dal “lato oscuro della rete”.
  • che sprecherò tutte le mie energie per conciliare il mio bisogno di scrivere e con l’interesse e l’intrattenimento del lettore, di certo senza dare per scontato che si tratti di un automa in attesa delle mie “lezioni” di vita.
  • che l’osservazione della vita sociale e social, con la contestuale capacità di percepire le differenze, sono le uniche soluzioni per cercare di completare le molteplici facce della realtà
  • che quello che conosco non sarà mai abbastanza e dunque dovrò leggere e informarmi facendo affidamento ai MAESTRI incontrastati di linguistica, semiotica, scienza della comunicazione e non solo…
  • che devo sempre ricordarmi di citare le fonti, perché sappiatelo: è davvero una pessima “abitudine” quella di appropriarsi delle parole degli altri!

Ci vorrà una vita? Fortunatamente sì!

Crediti foto

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