Il turismo è 2.0, è social, è non-convenzionale: è originale?

Quando penso alla mia terra, la splendida Calabria, mi rendo conto di quanto poco si dimostri in grado di risolvere ataviche e intramontabili deficienze, che riguardano perlopiù il mancato sfruttamento delle sconfinate e suggestive risorse naturali. Considerazioni che credo riguardino buona parte del territorio nazionale.

I mari e i monti che disegnano paesaggi suggestivi e poetici non bastano. I colori, gli odori e i sapori hanno qualcosa di metafisico. Chi ci è stato lo sa. Ma non basta. Ogni anno i dati sull’affluenza turistica segnano tristi percentuali al ribasso. E questo non solo perché la regione manca (il più delle volte) di strutture e infrastrutture essenziali, ma anche per un difetto che fa parte tanto delle politiche territoriali, degli approcci di associazioni e del comportamento delle attività turistico-commerciali. Una miopia che paga il prezzo di una mancata competizione con sfide contemporanee.

Parte della responsabilità dipende proprio da un marketing del turismo ancorato saldamente ancora a logiche e strategie vecchio stampo, in quel circolo vizioso tra prodotto e servizio. Non tiene conto cioè, di come il turista post-moderno sia fondamentalmente annoiato e disincantato da un mercato troppo affollato, e che, tra le cose rende tutte le alternative presenti, sostituibili. Si tratta di un turista informato, che cerca emozioni, istruito, portatore di esigenze diversificate, personalizzabili e sempre più specifiche.

Per attirare l’attenzione del “prosumer”, le strategie promozionali e comunicative devono ridisegnare strumenti, basi ideologiche e obiettivi differenti. Tutti elementi che fanno sempre più rima con il non convenzionale. Si punta alla sfera emozionale, ai bisogni reali, alle vite, alle persone. L’obiettivo non riguarda solo la promozione della struttura turistica in particolare ma il territorio nella sua interezza (Turismo 2.0, tra social media e ondine reputation (Taormina, Sicilia), perché il fine esplicito è la soddisfazione dei bisogni dell’utente.

Il nuovo marketing è customer oriented e come tale non solo ne disegna il “prodotto” sulle sue necessità, ma conta sulla sua collaborazione attiva. I viaggi entrano a pieno titolo nel mercato conversazionale, facendo del turista parte produttiva del messaggio promozionale, agisce da complice assieme agli operatori effettivamente inseriti, perché sono portatori di storie, di esperienze e soprattutto preferenze.
Prende sempre più piede, infatti, la tendenza a farsi “agenti turistici di sé stessi”, proliferano i siti, i blog e i social (qui una lista dei principali travel social network) che raccolgono commenti e i consigli per viaggiare con consapevolezza, per incontrare le esperienze analoghe. In questi il viaggiatore vende il suo racconto, la sua opinione, la recensione del servizio, del ristorante, dell’albergo che visita. Ha di certo più peso, perché sono reali e vissute, non sono promesse del “venditore”, o slogan privi di sensibilità, ma partecipazioni attive, che rappresentano un valore aggiunto per un brand.

Gli operatori del settore, le aziende e gli enti locali dovrebbero puntare ad una formazione differente, più consapevole di questa profonda trasformazione. Stimolando una crescita delle potenzialità del turismo in direzione delle tecniche del marketing non convenzionale (viral, guerrilla, product placement, marketing esperenziale e così via) e dei nuovi supporti su piattaforme digitali, primi tra tutti i social network.

  • Nel 2012 a San Francisco la nota Tourism BC installa un distributore automatico che regalava a chiunque interagisse, mountain bike, kayak e tavole da surf, solo per promuovere le attività più in vista in Canada. Non sarebbe difficile ipotizzare similari strategie promozionali. Con investimenti minimi si stimolerebbe ad abbandonare l’inefficiente e fuori moda pratica del “volantinaggio” o le noiosissime e anti-ecologiche distribuzioni capillari di brochures.
  • Si potrebbe poi, dare vita a contest fotografici su instagram e simili, per vincere escursioni, notti in albergo, visite guidate lungo i percorsi archeologici. Di certo aiuterebbe a incrementare le vendite e la visibilità delle strutture coinvolte e dei territori che occupano.
  • il non convenzionale è una controtendenza, è approccio alternativo come nel caso degli overstay check-out, ossia la riconsegna della stanza senza limiti. Ha permesso a molte strutture di triplicare le richieste e dunque anche i guadagni (Art Series Hotel). Sintomo di fiducia verso il cliente e di approccio della struttura più sensibile e meno austero.
  • altro è puntare sulle pulsioni dei clienti, stimolare il brivido adrenalinico come nel caso della campagna pubblicitaria di una catena si alberghi di Melbourne (Australia) dello “steal the art”. Per piazzare il maggior numero di stanze invitava a rubare, una volta li, le opere del celebre artista Banksy. Inutile dire che ha avuto più che successo l’iniziativa.

Esempi sul territorio nazionale di un cambiamento parziale del modo di promuovere il turismo ci sono, nel 2001 a Riccione l’apparizione di cerchi nel grano nel parcheggio dell’Acquafan ha avuto il suo seguito, così come il disegno di un paesaggio trentino, sul pavimento della stazione di Milano nel 2009.
E’ solo con creatività e preparazione, con studio e analisi puntuale dei trend attuali che la piena valorizzazione di tali nuovi strumenti può garantire una vincente strategia di promozione del territorio.

Quali potrebbero essere gli strumenti migliori di promozione del territorio quando si ha a che fare con i social network e il marketing non convezionale?

Crediti foto

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