Non conoscevo assolutamente questo termine, né tantomeno avrei mai potuto immaginare si trattasse di una tecnica (e che tecnica!) cinematografica. Che ben si sposa, però, al mondo della fotografia, essendo realizzabile anche attraverso una fotocamera.

E’ bastato che, un bel giorno, un’accozzaglia di amici esagitati mi prelevasse da casa per sperimentare direttamente sul campo. Imbracciati gli attrezzi del mestiere, via verso questa nuova avventura!

Time lapse. Letteralmente “fotografia ad intervallo (lapse) di tempo”, consiste in una serie di scatti, realizzati continuamente a distanza di un certo intervallo di tempo gli uni dagli altri, poi successivamente montati assieme. Il legame col mondo cinematografico è comprensibile se si considera che il montaggio delle immagini in sequenza si traduce in proiezioni video spet-ta-co-la-ri! Incredibile come da un’intuizione così “semplice” possano scaturire risultati di elevato livello.

L’immagine tipica che posso utilizzare per darvi un’idea di questa sorta di miracolo fotografico è quella dell’ombra del sole proiettata su di un grattacielo, che viene vista scorrere lungo la parete, disegnando il ciclo di alba e tramonto. Altrettanto per le nuvole: immaginatevi distesi su un prato, col viso verso l’alto, e di avere di fronte a voi una distesa di nuvole. Ecco, come per magia il tempo delle nuvole inizia a scorrere rapidamente, al giro di un’ora ogni secondo. Assisterete all’alternanza del giorno e della notte, che si ripeterà ciclicamente, intervallato dalle nubi che si muoveranno ostinatamente verso l’orizzonte. Insomma, sarà come essere al cinema. O come avere la macchina del tempo, per Giove!

Tecnicamente (preferisco di gran lunga la componente emozionale) si tratta si tratta di impostare la frequenza di cattura di ogni fotogramma ad un valore inferiore a quello di riproduzione, così che in fase di proiezione l’osservatore abbia la travolgente impressione che, attorno a lui, il tempo stia scorrendo più velocemente del normale. Per ottenerlo, basta utilizzare un intervallometro: impostate l’intervallo di tempo desiderato, la frequenza degli scatti, et voilà: il gioco è fatto. Dopodiché sarà libero sfogo alla fantasia. Il valore aggiunto è poi quello di riuscire a catturare elementi altrimenti invisibili all’occhio umano, monitorandone l’evoluzione nel corso del tempo, impercettibile se particolarmente lenta.

Su internet è possibile reperire soggetti decisamente inusuali. Si va dalla decomposizione di un cesto di frutta allo smembramento di una lucertola morta ad opera di un formicaio, per passare a spiagge più piacevoli con gli impressionanti scenari naturali, probabilmente quelli che meglio si prestano allo scopo. La natura è disinibita, affascinante, non necessita di essere eccessivamente corteggiata, e restituisce risultati eccezionali. Non è infatti un caso che il time lapse trovi largo impiego nei documentari naturalistici.

La difficoltà subentra quando si vuole narrare fotograficamente l’evoluzione per un lasso di tempo particolarmente lungo. Immaginate di rimanere fermi ad attendere il susseguirsi delle stagioni: impossibile! Cccorre l’opportuna organizzazione e la necessaria attrezzatura. Limitandosi all’arco della giornata, tuttavia, basta munirsi di un semplice cavalletto, ed il gioco è fatto.

Vi lascio con un video, il primo che ho visto di questa tecnica e che, da allora, rappresenta per me il manifesto del time lapse. “L’impresa”, elogio all’Islanda, è del fotografo Stian Rekdal, attraverso 40.000 foto scattate (solo 3.500 quelle utilizzate) in tre settimane.

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Matteo Malacaria

Appassionato di web communication, guerrilla marketing e pubblicità emozionale. Affascinato dalla comunicazione d’impresa, mentre della birra artigianale ci sono rimasto sotto. Qualsivoglia cosa nel tempo libero – se ne rimane.

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