Ci siamo già occupati di come i social network abbiano contribuito a modificare le nostre vite (pubbliche e  private); abbiamo sottolineato il collegamento tra questi e il nuovo approccio al marketing e alla comunicazione, chiarendo in modo indefettibile che chi si occupa di SMM è entrato nel vivo delle professioni di tendenza. Manca tuttavia,  un tassello (forse ne mancano di più ma il tempo ci darà l’opportunità di sciogliere ogni piccolo nodo).

Cosa fa il social media manager?
Come posso cercare di spiegare a tutti i miei amici e ai parenti che quello che sto imparando a fare è un vero lavoro?
Come posso spiegare alla mia anzianotta zia che scrivere sul web non solo è una competenza richiesta dalle esigenze di mercato, ma è anche una professione retribuita? (Più o meno bene, in relazione alla zona del globo che avete la fortuna di abitare).

Dire: “mi occupo di social media marketing in un’agenzia di comunicazione integrata”, non solo non basta, ma dovreste vedere l’espressione nei volti dei miei interlocutori. Smarrimento e confusione regnano nei loro occhi, anche perché il più delle volte lo pronuncio tutto d’un fiato, per evitare che la lingua mi si inceppi. Arranco alla ricerca di metafore ed esempi pratici per spiegarmi meglio, vagando tra esigenze di un mercato globale in trasformazione e l’opportuna presenza imprescindibile sui social. La reazione è quasi sempre la medesima: “ah! Quindi stai su facebook tutto il tempo?
A questo punto, non prima di aver insistito un po’ sull’argomento, mi stringo nelle spalle e dico: “già, più o meno, hai capito.”
Copywriting e social media strategy, soprattutto al Sud, non sono parole facilmente digeribili, e tradurle in un linguaggio pratico non è affatto semplice.

Finché si tratta di curiosi “tecnolesi” non è un gran problema ma quando ha a che vedere con il dover convincere il cliente a preparare una strategia di vendita che includa la presenza capillare sui social, diventa un vero e proprio rompicapo.
Convincerli che il nipotino “smanettone” non è adeguato per tal fine e che sono necessari accorgimenti un po’ meno approssimativi che richiedono competenza e preparazione è come muovere la prima mossa a scacchi.

Non si tratta di deficienza nelle capacità comunicative (perché so essere davvero insistente delle volte)quanto di una difficoltà di inoculare nelle masse di utilizzatori finali dei social, un interesse per quei settori che ne muovono i fili. Sono professioni nate non prima del 2007, hanno a che fare con un mondo comunque che opera in sordina (le strategie di marketing funzionano proprio perché cercano di colpire sotto il livello di percezione e il potere dura maggiormente quando la sua origine non è ben visibile). Non è dunque una sorpresa se il SMM si manifesta  più come uno stratega piuttosto che un paracadustista.

Per capirsi: se nella propria timeline compaiono annunci, contest pubblicitari, concorsi (ecc) ci sarà pure qualcuno dietro che li promuove (n’è vero?)

Se un’azienda, un ente, un movimento politico (e simili) decidono di promuove la propria attività sul web, hanno bisogno di questi profili professionali. Che si dotino di una squadra nel proprio organico o che si affidino ad agenzie esterne, i social media experts sono imprescindibili.

Non basta creare una pagina facebook della pasticceria e condividere le foto delle torte dello zio peppino.

Un social media expert 

  • gode di una mentalità aperta e disponibile a costanti fecondazioni esterne.
  • è un esperto della comunicazione, del marketing e il più delle volte anche di informatica.
  • il ruolo principale consiste nell’intrattenere contatti con la comunità virtuale che è chiamato ad attirare.
  • deve possedere attitudini al multitasking perché deve essere in grado di gestire più “pagine” in contemporanea stando attento alle necessità dei vari clienti.
  • si pone da coolhunter, ricercatore di tendenze e argomenti più di impatto, in grado di creare breccia nella più ampia porzione di popolazione.

 

Fin qui, apparentemente nulla di impegnativo (dicono)

 

  • nello specifico deve maturare una perfetta e puntuale conoscenza del “prodotto”, del suo collocamento sul mercato, dei competitors, dei destinatari da attrarre e fidelizzare.
  • crea i contenuti che andrà a condividere sui social, consapevole che per ogni piattaforma vige un dato modello comunicativo e che non tutti i social rispondono ai medesimi needs.
  • monitora costantemente l’andamento delle pagine che gestisce (giornalmente, settimanalmente e mensilmente) le statistiche, la composizione dei visitatori, valutandone pro e contro dell’azione fino a quel momento svolta, eventualmente ridisegnando la strategia comunicativa.
  • si tratta di predisporre un piano strategico di comunicazione e di marketing che ad intervalli regolari andrà riveduto e corretto.

 

Gli obiettivi, il target da colpire o  la programmazione dei contents, non sono di certo selezionati ad occhi chiusi prendendo bigliettini da un cilindro nero.
Sono tutti elementi che caratterizzano la genuinità della professione in questione, non ci si può improvvisare SMM, ma soprattutto cosa più importante non si può sottovalutare l’impegno e lo sforzo che si impiega per esercitare tale professione.

Al prossimo :”mio cugino me lo fa gratis” non so davvero cosa potrò rispondere, e quello che mi dirà :”Ma quanto mi costerebbe ‘sta cosa qui?” forse dovrei fargli presente che all’estero un social media manager junior guadagna mediamente dai 30 mila ai 50 mila euro l’anno ( fonte http://open-innovator.net/tag/stipendio-di-un-social-media-manager/)

P.s.: il web, fonte inesauribile di informazioni, mi ha appena comunicato che c’è gente che viene pagata solo per rispondere alle mail aziendali.

Quali le competenze che non ho enumerato? Quale il vostro approccio ad un cliente poco fiducioso?
Un mondo pieno di storie … n’è vero?

Quello che fanno i social

Crediti foto

 

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