Oggi ho deciso che si parla di Street Marketing, non può che essere un segno del fato.

In questa settimana in giro per Torino, infatti, ho avuto modo di assistere direttamente ad un paio di eventi esemplari, per descrivere un’altra straordinaria tecnica del marketing non convenzionale.

Durante l’arco della giornata della scorsa domenica ho assistito a ben due manifestazioni del genere in due differenti zone della città: una prettamente commerciale e l’altra social oriented.
In via Dante si celebrava la festa “rionale” con bancarelle di abbigliamento, robe per collezionisti o amanti del vintage, macchine fotografiche del paleolitico, pipe artigianali, sali e profumi naturali con annessa decrepita old witch, vecchio bacucco che tentava, una quanto mai improbabile, vendita di datati (e probabilmente) pregiati vini del mesozoico. Ma una cosa ha attirato la mia attenzione con più prepotenza: quella musica fastidiosamente commerciale e una corazzata di gente disposta in cerchio ad osservare quello che io non sarei riuscita a vedere se non mi fossi avvicinata.

E li subito ho pensato: “ecco l’esempio più semplice per fare street marketing”: un saggio di danza contemporanea all’aperto con il logo della scuola di danza, situata poco distante da li. Geniale ed efficienti, ho pensato (ma posso andare via ora, alla fine non erano poi tanto bravine…e pioveva).

Mi sposto in centro e scopro che la Provincia, in Piazza Vittorio Emanuele, ha organizzato la giornata dedicata ai diversamente abili.
Ah quante stimoli culturali e impegnati socialmente che offre questa città! Un palco, qualche musicista, il solito mimo angosciante, una sensualissima trampoliera danzante e interessanti dimostrazioni sulla riabilitazione psicomotoria, il tutto per sensibilizzare concittadini e passanti sul tema, mediante simulazioni di passeggiate in carrozzina, o bendati. Qualcosa sicuramente di impatto sensazionale che intrattiene e coinvolge attivamente il consumatore potenziale o il destinatario del messaggio, attivamente.

Ecco cosa fa lo street marketing:

  • Si piazza per le vie della città più trafficate da quel determinato target da influenzare.
  • Fa del messaggio, un’azione, servendosi di performer (ballerini, testimonial,artisti…) o punta a studiare le reazioni dei passanti, in attesa di svelare l’arcano mistero.
  • Fa di richiami sonori e visivi, gli strumenti per veicolare il messaggio.
  • Coinvolge il destinatario in modo da colpirlo quando è più vulnerabile, ossia quando le sue difese al messaggio pubblicitario non sono attive.
  • La sua massima forza si esplica quando l’immagine si arricchisce con il simbolo e con gli altri strumenti. E’ chiaro che la manifestazione di danza è si comunicativa, ma privilegiando solo uno di questi aspetti finisce con l’esser limitativo, seppur coinvolgente.

Si regalano abbracci (Juan Mann) per strada per avvicinarsi al consumer, o si dispensano gadget per instaurare rapporto friendly con il potenziale cliente. Si scherza, si coinvolge e si emoziona la gente.

Anche i grandi brand fanno uso dello street marketing: vedi Rock Radio che regala Guitar Air, Luis Vuitton che mette in scatola la propria testimonial, con incredibile effetto sorpresa al centro commerciale, o Ikea che sponsorizza la sua nuova cucina, concettualizzando il nuovo modo di viverla, mediante Paviment Art in centro a Sydney. (Jenny Mc Cracken e Anton Pulvirenti). O ancora Mrs Meyers che trasforma una fontana di San Francisco in un enorme lavandino per promuovere una linea di detergenti green.

Il trucco è sorprendere, essere riconoscibile o comunque offrire la realizzazione di un desiderio del destinatario. Lo street marketing crea un messaggio che influenza la percezione sensibile del consumer, coinvolgendolo attivamente. Quasi non importa cosa si promuova, l’importante è che faccia parlare di sé.

Voi cosa ne pensate?

Crediti foto: Martina Ceravolo

1 COMMENT

  1. Penso sia un ottima tecnica per persuadere il (futuro) cliente. Generosità e intrattenimento sono delle tattiche perfette per acquisire fiducia nei “consumatori”.

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