In principio volevo semplicemente occuparmi di street art e delle possibili declinazioni nel marketing… ma poi, ancora una volta, l’incontro con l’altro, mi ha suggerito qualcosa di decisamente meglio: i ragazzi di ALT!Rove e il loro street art festival.

E’ rimasto solo questo weekend per conoscere, apprezzare e partecipare ad uno degli eventi culturali che ha più smosso la città di Catanzaro.

Ho conosciuto due dei principali ideatori dell’associazione culturale ALT!Rove, Edoardo Suraci e Vincenzo Costantino, e sin dall’inizio, pur conoscendo poco l’ambiente, ho apprezzato l’iniziativa promossa.

Street-art-festival-sara-fratini

Dieci giorni, dal primo al 10 maggio, street artists di fama locale, nazionale e internazionale, dibattiti aperti, installazioni ed esposizioni artistiche, live painting, musica e aperitivi. Hanno pensato proprio a tutto; in poco tempo hanno dato vita ad una realtà che non può che migliorare. Hanno preso spunto dai più attivi e conosciuti dell’ambiente e si sono detti: “perché non qui, perché solo altrove?”

Non è  esibizionismo, rappresenta piuttosto, il tentativo di costruire prima di tutto un “discorso” su un’identità culturale e territoriale che tarda a palesarsi e, che rinnega, giorno dopo giorno le innegabili potenzialità di miglioramento, che pure possiede. E’ un primo inizio per vivere un contesto urbano e suburbano che metta da parte il grigiume, quale immagine dell’industrializzazione prepotente e incurante del vivere sostenibile, è un inizio per rendere effettiva la partecipazione dei ragazzi al proprio connettivo culturale. E’ un tentativo di riappropriazione identitario, che fa perno sul degrado, l’incuria e un’artificiosa pianificazione urbanistica, viziata e di certo non a immagine del cittadino. Il tutto attraverso il colore, l’arte e il non convenzionale.

Per una tipologia artistica che fa fatica ad esser riconosciuta come tale, mi ha piacevolmente sorpreso, vedere che ha accolto da subito il plauso e il sostegno dell’amministrazione pubblica locale, prima che del pubblico, e che buona parte delle attività commerciali cui si sono rivolti hanno dato tutto il possibile per sostenere la causa, servendo da sponsor logistici e finanziari, riuscendo, tra le cose, a completare anche la filosofia attorno al festival, circa la sostenibilità, il “costo zero” e la partecipazione attiva dal basso. Una vera vittoria!
Il riconoscimento più grande è per la concessione della sede temporanea dell’associazione e delle manifestazioni organizzate, dei talk, delle esposizione dei vari artisti invitati, possibili grazie all’ausilio di un’altra importantissima realtà “alternativa”, Rudere Project, che ha reso agibile, con il proprio lavoro, un palazzo fatiscente, rendendolo un cantiere aperto, un work in progress: perfetta metafora del progetto in atto.

Street-art-festival-RUN

I temi trattati afferiscono al recupero di una città, non solo degradata (strutture e infrastrutture) ma anche spezzettata e sconnessa per via dell’assenza di collegamenti “intelligenti” lungo tutto il territorio provinciale. La filosofia dei graffiti, per riconnettere il tessuto sociale con l’ambiente che occupa. C’è, inoltre spirito di rivalsa, per un Sud, in perenne tensione tra eccellenze (risorse umane e non) non sfruttate e rassegnazione allo status quo. In questi giorni abbiamo assistito come in “Pleasanteville” ad una città che prende colore e vita; il Pala Gallo, l’ex mercato di Catanzaro Lido, il Caffè delle arti e alcune delle aree drasticamente abbandonate, hanno preso vita grazie alle opere murarie di artisti davvero capaci. Abbiamo assistito ad un insolito ripopolamento del centro storico, grazie alla presenza di Casa ALT!Rove, sempre aperta ad accogliere, sostenitori, appassionati e curiosi. Che si stia smuovendo qualcosa?

E’ un nuovo linguaggio, è creatività, è ricerca profonda, espressione di un’intimità sensibile e di certo impegnata in una sorta di innovazione della partecipazione pubblica. E’ miscellanea di arti e di concetti, è rottura con le regole imposte (con dispotismo e non curanza degli effetti negativi), ma è anche riappropriazione dei proprio spazi. Gli artisti veicolano, ora una volontà di riaffermazione e con il linguaggio visivo manifestano quanto hanno da dire.

Non impongono il loro nome, non puntano alla fama, creano opere facendole vivere nel contesto sociale in cui si inscrivono, cercano l’interazione con lo spettatore, che non è inerte. L’imponenza dell’opera punta a stupirlo, a sconvolgerlo e dare spesso l’impressione della confusione, i “giochi” intrecciati spesso presenti rendono opportuna una contemplazione che va al di la del puro guardare, è un’osservazione attenta di quelle che possono suggerite interpretazioni sulla volontà e intenzionalità dell’artista e introspezioni sul proprio vissuto e la visione propria della realtà.

(I nomi di alcuni artisti 2501, Run, Moneyless, SBAGLIATO, Domenico Romeo, Martina Merlini, Tellas, Ciredz, GLoois, Bue2530, DmS, Massimo Dim Sirelli, Sara Fratini)

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