Il virtuale imita la vita reale, e la vita reale imita il virtuale che imita il reale. Commistioni senza più alcun controllo e con-fusioni senza alcuna linea di confine.

Ogni volta che ne ho la possibilità, lo ripeto: i social network hanno modificato il vivere umano, in ogni suo aspetto. Se da un lato non sappiamo più pensarci e vederci senza qualche giornaliero click, dall’altro avvertiamo il bisogno di mantenere vivo il contatto con la vita puramente reale e tangibile, sì, quella che ha a che fare con tutte quelle cose, che al momento non ricordo, esistenti prima che Zuckerberg e compagnia bella, decidessero di schedarci e “aiutarci a socializzare”.

E’ il caso questo di una paradossale nascita di campagne pubblicitarie ( e non), che traggono spunto dai trend diffusi sui social network e li mettono in relazione forzata nella vita quotidiana, offline.

Ecco qualche esempio che ho trovato, ancora una volta, naufragando su uno dei siti più rinomati di “cacciatori di tendenze” www.trendhunter.com

Chissà quanti esempi vi verranno in mente leggendo i casi che ho selezionato

  • Tweet beyond borders
    la campagna di Fogg Mobile che ha permesso agli utenti di twitter di “affittare” un piccione viaggiatore per inviare i propri cinguettii. Il piccione dotato di un comodo zainetto, viaggerà il lungo e in largo, in tutta Europa, dotata di un dispositivo GPS e una scheda SIM, agendo di fatti, come messaggero digitale.
tweet beyond borders
  • Icone plastiche di instagram
    E’ la trovata di Josè Laurenço che ripropone le icone di instagram per le sue foto in giro per il mondo. C’è dell’altro, ne ha create delle proprie, personalizzate, affiancandole agli oggetti di volta in volta immortalati.
icone-plastiche-di-instagram
  • Calamite social
    Le calamite per frigoriferi rappresenteranno anche un gadget fuori modo o di poco tendenza, ma a me piacciono tanto e quando ho visto queste, devo ammetterlo, ho detto: ” la voglio e l’avrò!”
calamite-social
  • Fliike di Smiirl
    E’ un contatore automatico, che in tempo reale segna i fan di una pagina. un dispositivo utilissimo per promuovere la propria attività commerciale, una volta esposto in vetrina o nel locale in questione.
fliike-di-smiirl
  • Social media in real life
    Sono i fumetti di Sarah Anderson, che già in molti conosciamo. Tendono a mettere in luce quell’incomprensibile bisogno che abbiamo di condividere una moltitudine di pensieri, che di un tempo non avremmo mai creduto potessero interessare a noi stessi, per il semplice fatto che non rappresentano “pensieri intenzionali” (figuriamoci se possano in qualche modo interessare agl altri). Parlo di quei post del tipo: “doccia time”- “parrucchiere time”… ebbene si con uno sguardo attento e indagatore la fumettista ripropone la vita quotidiana nei social. L’ironia si spreca, ma è pur sempre evidente che abbiamo a che fare con una comunicazione unilaterale e il più delle volte autoreferenziale, perchè abbiamo bisogno di “condividere”, di aggrapparci a qualcuno, di non sentirci soli, nel grande “supermercato dell’amicizia”.
fumetti-sarah-anderson

 

E’ la finzione della realtà, nella sua rappresentazione o, la realtà nella satira della finzione?


Glissando su questo dubbio marzulliano non posso fare altro che, notare l’incredibile e l’inevitabile suscettibilità che l’uomo ha nei confronti dell’ambiente che occupa. Come a sottolineare con ferma convinzione che i social siano, in tutto e per tutto, elemento costituente la realtà che viviamo e riproduciamo. Non più semplice strumento tecnologico (per migliorare la vita dell’individuo) ma sua effettiva estroflessione.
Io lo so, fra qualche decennio, nasceremo con un terzo occhio touchscreen.

Crediti foto

3 COMMENTS

  1. Parola e azione che manca nella dimensione virtuale è irruzione silenziosa di Divinità; parola e Azione che manca nella realtà è irruzione taciturna di Sudditanza.. ad ogni condizione va indossato un sapere ed un’azione responsabile.

    • Scovare del divino nella mancanza di disciplina del virtuale fa di te un tipo coraggioso e romantico. Se poi quel che manca nel reale (a noi e alla società) rende la condizione un giogo, non sono certa di poterlo accettare. Ma solo constatarlo come parte di una verità. La consapevolezza è un bene, la conoscenza un obbligo… Ma se non stessimo parlando di azioni-saperi ma di semplici fatti-fenomeni?
      Grazie per il commento, anyway!

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