Vivere il digitale significa anche costruire la propria reputazione sui social network. Macchiarla comporta effetti più o meno irreversibili sulla nostra identità. Come agire?

 

Siamo noi che decidiamo ciò che desideriamo mostrare agli altri. Ma siamo così sicuri che dipenda unicamente da una scelta individuale? Spesso sono le “tendenze” a guidare il nostro mouse e la nostra tastiera e questo in alcuni casi può risultare controproducente, per la nostra immagine, per la nostra reputazione, la credibilità e soprattutto per l’idea che gli altri possono farsi di noi.

Il social network e i social media hanno profondamente modificato la comunicazione e con questa anche la costruzione del vivere sempre più social e meno sociale. Non è né un bene né un male; solo un passo oltre, un cambiamento e, non possiamo che prenderne atto.

E’ un gioco, rallegra e alleggerisce le nostre giornate ma è pur sempre una sorta di carta d’identità, delle volte un po’ troppo dettagliata. E’ bene stare attenti a come far combaciare social  network e reputazione.

Rispetto alle community di qualche anno fa, i social network odierni oltre a rappresentare uno scatolone di interessi è forse il non-luogo digitale in cui VOLONTARIMENTE immettiamo una quantità smisurata di dati sensibili (data e luogo di nascita, numero di telefono, mail, collegamenti ad altre “pagine” personali) che non molto tempo fa avremmo concesso con riluttanza. Come se la cosa non pesasse.
Una vera e propria anagrafe interattiva. Una piazza allargata, uno spazio di socialità digitale e globale che arrediamo a nostro (?) piacimento, solo per “comunicare meglio”.

Non si tratta qui, di risolvere uno stato emergenziale, né di recuperare valori che sono andati persi, quanto di suggerire agli utilizzatori delle dritte per difendere la propria immagine social…

Perché la reputazione è un po’ come una camicia di seta bianchissima, se la macchi con il vino sarà davvero difficile far venir via quell’alone rossastro.

Tutto dipende da scelte individuali, ma non scordiamoci che condividiamo lo stesso spazio pubblico dei social network con adolescenti, minori, ragazzini che sono sottoposti allo stesso nostro carico di informazioni. I target sono differenziati ma gli elementi che condividiamo sono i medesimi. Il grado di percezione e di metabolizzazione di questi, sarà per forza di cose differente.

Ad esempio: la condivisione di un qualche scandalo” sesso-politica”, con foto dettagliate, resoconti di intercettazioni, aggiornamenti sulle indagini abbia lo stesso impatto su un quarantenne e su un quindicenne?

Temi come il cyberbullismo, l’istigazione al suicidio a mezzo di vere e proprie campagne denigratorie di gruppo o sexting  sono ben noti.

reputazione-socialLe mode e le tendenze volte a svilire la propria immagine per il puro senso di accettazione de “gruppo” finiscono sempre a coincidere con un abbassamento delle difese sulla propria reputazione. Sessualità spinta, foto e video ai limiti del porno, prodezze in pieno stile Jackass accuratamente registrate e diffuse in rete, sfide alcoliche, c’è davvero di tutto. Alcune cose fanno sorridere, ma le stesse lasciano anche da pensare.
Fino a che punto potremmo mai scendere a compromessi con la nostra identità-reputazione pur di ricevere l’approvazione dei nostri friendZ?

 Il mondo non è fatto solo di pericoli ma i nostri mezzi di comunicazioni sono ricchi di insidie: social network e reputazione sono strettamente connessi, per agire al meglio è meglio tenere in considerazione pochi e semplici elementi :

Fare attenzione al form sulle impostazioni della privacy, quello che ci ostiniamo ad accettare senza leggere. E’ un testo scritto volutamente per scoraggiarne la lettura ma li è messo tutto nero su bianco. Li potrai capire una volta per tutte che quello che pubblichi cessa di essere una tua esclusiva proprietà. Puoi limitarti a controllare le impostazioni sulla privacy, limitarne, se lo desideri la visibilità suoi tuoi contenuti.

Quando pubblichi una foto se sei preoccupato delle conseguenze domandati cosa potresti pensare di te stesso tra qualche mese o qualche anno. Quello che potrebbero pensare gli altri, magari ha poco peso per noi, ma ha comunque degli effetti nella vita pubblica e in quella privata. Uscire il venerdì sera con gli amici e “devastarsi” fino a quasi perdere i sensi è certo un modo divertente per trascorrere le serate ma magari evitiamo di pubblicare foto che ci ritraggono mezzi morti a terra.

Ricordiamoci che le conquiste sulla parità di genere sono costate care a tante donne, a permettere a chiunque di mettere bocca sul nostro comportamento è cosa ingrata nei loro confronti, e nei nostri. La sessualità non è, e non deve essere un tabù, ma metterlo alla mercè di tutti è cosa poco gradita non solo per la propria reputazione ma perché si tratta della cosa più intima che possediamo, forse l’unica che ci appartiene davvero. Evitiamo di trasformare i social in un mercatino dei sentimenti, evitiamo di svendere il nostro corpo al miglior offerente. Ne possiamo disporre come meglio crediamo, ma le nostre azioni hanno delle ripercussioni sugli altri e abbiamo la responsabilità della costruzione del linguaggio e della comunicazione e volente o nolente il nostro comportamento metterà in forma quello delle future generazioni. Siamo sicuri di voler tramandare questo ai posteri?

Ciò che pubblichiamo scatena un effetto domino, evitiamo categoricamente di dire qualcosa che siamo convinti che possa ferire la sensibilità altrui. Se manca il rispetto del sé non è detto che debba mancare anche quello nei confronti degli altri. E all’occorrenza, quando serve, cerchiamo di prendere una posizione, difendendo i più “deboli”. Il bullismo in rete o dal vivo è per tutti una cosa negativa, non parliamone a vuoto.

La nostra identità vale molto più di qualche apprezzamento di troppo. Per smacchiare la reputazione gli sforzi sono inimmaginabili. La nostra identità si costruisce sull’alterità, rendiamoci differenti e mostriamo il nostro vero volto, senza svendere la cosa più preziosa che possediamo. 

[crediti foto]

2 COMMENTS

  1. Secondo me non dipende “solo” da una scelta individuale, molte persone sono state indottrinate da altre, che volevano fargli capire che devono condividere la loro vita sui social network.
    Capita tutti i giorni.
    Su un famoso SN, solo perchè ho detto che per rimorchiare donne, esistono altre maniere.. e che i nostri antenati per millenni si sono conosciuti, sposati, fidanzati, fatto amicizie, senza bisogno di un computer, sono stato aggredito da gruppi di utenti (di quelli che stanno sempre online) che tentavano di screditare la mia posizione e intanto si mettevano i “like” tra di loro.
    Credo che ci debba essere un limite. La maggior parte delle persone che condividono qualcosa, non leggono nemmeno i contratti sulla privacy prima di farlo.. in alcuni Q&A e SN americani, ho letto contratti che facevano venire i brividi.
    Esiste troppa inconsapevolezza su questo fenomeno oltre al fatto che la maggior parte delle persone si sentono “obbligate” a farlo.
    Un esempio? In una università musicale di Ferrara, un professore è stato tanto “intelligente” da mettere le date, i giorni e gli orari degli esami su Facebook, in una pagina chiusa alla quale può accedere solo chi è iscritto.
    In questo modo chi non era iscritto non poteva accedere a quelle informazioni. è sicuramente un tentativo di “forzare” altre persone ad iscriversi e condividere dati personali. (volontario o meno che sia)
    Non solo.. esistono Social Network che sono basati su una reputazione che viene scelta da utenti interni(a volte ragazzini con delle idee prestabilite). Questo spinge molti utenti a condividere sempre più informazioni per
    1)ottenere vantaggi
    2)sperare in una reputazione superiore
    3)sperare di ricevere “like”

    Li vedi tutti i giorni che scrivono in quella macchina, quasi come se non avessero una vita fuori.
    Credo ci siano degli algoritmi e dei sistemi che portano le persone a condividere sempre di più..

    Poi è ovvio che il buonsenso sia la prima regola e che molte persone si espongano troppo volontariamente, per diverse ragioni (esibizionismo? voglia di farsi notare? sete di notorietà?)

    In ogni caso, secondo me, esiste un sistema ben studiato che stimola queste azioni, ha effetto soprattutto sulle persone più deboli/sensibili (quelle che ci cascano maggiormente).
    Ci sarebbe da scrivere un libro sull’argomento, mi fermo qui…

    P.s: è solo il mio parere

  2. P.s: giusto per chiarire, la parola “rimorchiare” la aveva usata l’autore (donna o uomo non ricordo) del post. Non fa parte del mio linguaggio.
    Io avevo solo risposto, dicendo che ci si può conoscere benissimo fuori da questi ambienti digitali, che non ha senso eccedere nella fissazione che tutto debba avvenire attraverso queste “scatole vuote”.
    Infatti, in altri paesi nei quali ho vissuto, come l’Irlanda (bellissimo paese), per quanto nel campo dell’informatica attiri persone da tutto il mondo, nella vita privata si usa ancora conoscersi fuori..
    Anche alla fermata dell’autobus per dire.. per fare amicizia, per una informazione, per mille ragioni..
    Una donna mi ha pure insultato… e siccome non riusciva a controbattere alle mie argomentazioni, ha chiuso la conversazione indignata.

    P.s: credo che molti utenti siano in realtà “promoter” pagati per attirare più iscritti possibile.
    Quello che avevo detto, era estremamente “scomodo” per chi voleva illudere le persone di trovare l’anima gemella (uomini o donne che siano, erano misti) dentro quella scatola, come se fosse l’unico modo rimasto.

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