Il social media è davvero interattivo? Sui social media si parla o si comunica?

Ancora una volta accolgo gli input di conversazioni con persone e i dubbi che ne comportano, per cercare di far luce sull’effettività del ruolo che i social media svolgono. I dubbi fecondano la conoscenza ma sono i feedback che da questi ne scaturiscono che la completano.

Socia media è comunicazione, interconnessione e ampliamento delle reti sociali. Indi per cui interessarsi al funzionamento e alle dinamiche che le reti sociali multimediali mettono in atto, significa indagare sulle interazioni, sulle ri-definizioni e contestualizzazioni che gli attori pongono in essere, in uno spazio ampio e non definito a priori.

Il social media è il volto della moderna quotidianità, il luogo in cui la realtà effettiva (e alternativa) si plasma ad ogni click.
Ma ci si muove sempre e comunque per azioni altrui, simulazioni o dissimulazioni di gesti. Tuttavia l’evidenza è che lo stesso comporta un’interazione, per così dire, bloccata, solo potenziale, perché la comunicazione “many to many” conterebbe davvero molto poco, se non si parla di interattività.

I social media, e in questo Facebook ne fa da portavoce, appaiono il più delle volte come dei pulpiti dai quali si snoda il bisogno di esporre il vissuto personale, le idee e le convinzioni. L’obiettivo (recondito e manifesto) è quello di attirare l’attenzione, ma la necessità del confronto (ad ogni costo) si risolve, il più delle volte, con un grido ignorato.
Le note prolisse, le poesie, i video, i pensieri profondi, i commenti sulla situazione politica attuale lasciano il posto a meno pesanti, ma molto poco interessanti commenti del tipo: doccia time, il mio gattino ha graffiato le zampe del letto ecc e simili.

Tendenzialmente i contenuti sono per lo più autoreferenziali. Calcio e animali sono le uniche categorie fortemente aggreganti.
Pubblicare la foto dell’allenatore sbeffeggiato di turno, sarà di certo un argomento, di cui (per ore, se non per giorni) si discuterà. E chi lavora nei social sarà costretto a vedere che nonostante gli sforzi di studi di strategie e strumenti per attirare l’attenzione e la partecipazione del “pubblico”, nulla potrà contro il calcio e i gattini.
Non importa quanto profonda possa essere la citazione allegata ad un capolavoro di arte moderna, la gente si limiterà ad un asettico “mi piace”.

È davvero difficile coinvolgere un potenziale destinatario, ciò che più ha appeal è la divulgazione di contenuti divertenti, leggeri, che possano coadiuvare il bisogno implicito dei social, quello di evadere da una realtà già di per sé profonda, eccessivamente pesante e il più delle volte insoddisfacente.

Chi fa dei social media il proprio mestiere deve tenere in considerazione oltre a standard, stereotipi, statistiche, target e tendenze, che si ha a che fare con persone, con soggetti con una propria individualità, e che all’interno di questa si snoda una comune apatia nei confronti della realtà. Siamo per natura volubili, disaffezionati e disinteressati. Ciò che più conta è la capacità di suggestionare la “folla”, inteso come luogo di influenza sociale, in modo da costruire una rete attiva e responsiva agli stimoli creati

Il fulcro sta proprio nel non considerare il “comunicare” alla stregua del “parlare”.

Parlare e comunicare non sono affatto la stessa cosa, la prima è di certo una parte integrante della seconda. Ma comunicare implica un’azione bidirezionale, coinvolge attivamente le due del messaggio; una semplice esposizione unidirezionale del parlare non completa un discorso, non costruisce alcuno scambio. Ed è su questo terreno che si gioca la partita dell’effettività del ruolo dei social media.

[Tweet “”Cerca prima di capire, e solo dopo di essere compreso dagli altri”. Stephen Covey”]

Non è assodato che lo scambio avvenga. Cos’è che lo genera, come si utilizza il mezzo di comunicazione per imprimere un segno per veicolare il messaggio? Come ci comporta per convincere la gente a interagire?
Forse la via migliore sarebbe quella di comportarsi come un’agenzia pubblicitaria, che fa del social uno dei mezzi privilegiati per fare marketing:

  • dotarsi di una strategia di comunicazione, ossia stabilire puntualmente e sistematicamente una serie di obiettivi che possano attirare l’attenzione
  • utilizzare contenuti variabili, con l’ausilio di immagini e supporti grafici, accattivanti e stimolanti
  • servirsi di un linguaggio mirato, friendly e non di certo asettico e freddo, ma soprattutto coerente con il proprio stile personale e con i propri interessi
  • cercare con ogni mezzo di mantenere saldi i contatti con la cerchia di destinatari che si intende fidelizzare

Per far si che lo scambio avvenga è opportuno e imprescindibile che il messaggio ritorni sotto forma di interpretazione del ricevente.

Comunicare ha forse, a che fare con una élite influente o è semplicemente necessaria la ricerca della perfetta sintonia con i “desiderata” dell’altro? L’interattività richiede partecipazione, qual è la migliore via per coinvolgere la gente in questo processo?

Crediti foto

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