Occuparsi di temi sociali, fare del volontariato una ragione di vita, organizzare la propria vita e la propria missione sull’associazionismo significa oggi più che mai, aprirsi al marketing sociale. Senza comunicazione ogni positiva proposta e ogni possibile risultato sarebbero irraggiungibili, se nessuno lo venisse a sapere.

 

Ciò che serve è sempre un approccio comparato e certamente in grado di integrare strumenti di vecchia e di nuova generazione di promozione, come con il caso di Greenpeace. Tutto è necessario se  tutto porta a un risultato.

Giuridicamente la missione di Gino Strada, Teresa Sarti e Garbagnati, da associazione medico-umanitaria italiana, diviene prima Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) poi ONG (organizzazione non governativa). Svolge attività in tutte le parti del mondo politicamente instabili, in Paesi che versano in condizioni politiche talmente gravi da richiedere interventi accessori che dall’interno non arrivano.

L’associazione ha sedi all’estero e il suo impegno spesso tenuto poco in considerazione dai media, si fa strada a mezzo di campagne di comunicazione, raccolte fondi e ricerca di volontari, in tutto il mondo.

Per l’importanza che riveste, per il ruolo di utilità sociale che ricopre mantenere un profilo basso non è cosa gradevole anzi, nuoce alla sua immagine e alla missione che dai primi anni ’90 porta avanti con sacrifici e tenacia.

Il Gruppo Emergency Catanzaro nasce nel 2003 e molto ha fatto per assicurarsi una presenza più che dignitosa sul territorio.

Il punto centrale è come migliorare la comunicazione e la capacità di fare marketing sociale e quindi social media marketing per il gruppo Emergency Catanzaro. Analizzando gli aspetti da migliorare e in quale modo.

  1. Il sito internet

Inizierei con il modificare il nome del dominio perché quel .altervista.org non mi sembra proprio carino.
L’home page è curata e gradevole. Poco aggiornata ma quanto basta per capire che il sito è vissuto e non silente. Certo le visite sono bassine, ma si potrebbe certamente pensare di aumentarle offrendo dei contenuti differenziati.

Nel complesso è molto più di quello a cui qui siamo abituati, ma discendendo da una grande organizzazione è bene esigere di più da sé stessi. La proposta è quella di aggiornare la sezione del “Diario di bordo” con le vite dei volontari, la loro attività, quella dei donatori e quella delle persone che si è riusciti a migliorare.

Invogliare lutente x ad iscriversi alla newsletter offrendo un qualcosa in cambio, non in termini economici ma una menzione speciale sul sito per il contributo alla crescita del progetto non sarebbe proprio una cattiva idea.

Il sito gode di social sharing ma solo per quel che attiene a Facebook. Certo qui al Sud non è facile imbattersi in twitter addicted, ma invogliare gli utenti a seguire il progetto anche attraverso i social un po’ più visual. (Instagram per primo). Sono più facili da seguire e più emozionali di mille parole, delle volte.

La sezione “eventi” è quella un po’ più curata, perché il gruppo sul territorio si muove e lo fa davvero con passione ma l’impegno non è seguito da una pari abilità nell’autopromozione, che non piace ma è opportuna.

Nel complesso le modifiche da apportare sarebbero pochissime: più territorialità, più quotidiano e più persone vere dietro i tasti.

  1. I social

Come anticipato troviamo solo Facebook e ahimè prima pecca! Si tratta di un profilo e non di una pagina e sappiamo tutti che significa. Graficamente poco moderna, ma aggiornata costantemente e con una presenza viva. Tuttavia spesso mi sono ritrovata a dover spegnere le notifiche per la ridondanza e l’insistenza di contenuti sempre identici. Alle volte fastidioso.

E’ tra le cose, raro ritrovare condivisioni del sito ufficiale locale o nazionale che aiuti a far entrare l’utente che visita il profilo a condividere idee del progetto e ideologia di fondo. Un aspetto ci certo da curare di più.

Proporrei un’iscrizione a più social network e una gestione dei social network più curata e attenta. I volontari sono tanti magari uno che si informi sul corretto funzionamento del social media management lo troviamo, no?!

Ciò che serve per fare correttamente marketing sociale è che quello svolto off line, nella vita reale, tangibile sia ben visibile sul web e sugli altri mezzi di comunicazione a disposizione. Che sito internet, blog e pagine social siano l’uno lo specchio dell’altro. E che queste ultime siano solo la fune per tirare a sé l’attenzione degli utenti a cui raccontare le vite, le azioni e le persone che gravitano attorno al progetto.

Più concretamente quello che serve all’associazione è la presenza di volontari e di donazioni. Colpirli attraverso sì gli eventi, ma anche mirate campagne. Utilizzare tutti i tool, cellulari, whatsapp, social in relazione al pubblico da attirare. Certo il conto in banca non garantisce una proporzionale partecipazione in termini di donazioni, ma puntare l’attenzione sulle classi sociali più agiate può fare una certa differenza sulla durata del sostegno accordato.

C’è anche da dire che chi da spesso è chi non ha più nulla da perdere e il poco che sa di non possedere veramente lo condivide con chi non gode di nessun privilegio e mai ne godrà, forse. Ma loro lo fanno perché già nella missione ci credono.

L’obiettivo è raccogliere chi non lo conosce, chi ancora non ha preso una posizione, chi vuole far bel bene ma ancora non ha scoperto come.

Un abbraccio a tutti voi di Emergency Catanzaro e in bocca al lupo!

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