Colleghi e lettori, settembre inizia con uno spirito di rivalsa! Oggi me la prenderò con chi pensa che fare il social media manager non sia un lavoro (da retribuire adeguatamente).

 

Avete sentito il caso del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando e dell’investitura di Alessandro Lombardi, nel suo staff, come esperto? Qualcuno non l’ha presa proprio bene.

L’ingresso di un esperto esterno in “comunicazione e social media management”  con una retribuzione di  poco più di quarantamila euro (per un solo anno),  ha alzato un polverone (prevedibile) da parte dell’opposizione che, cavalcando l’onda dei social (ma guarda un po’), ha trascinato con sé anche buona parte della popolazione attiva del web.

Nella forma e nella sostanza l’opposizione ha reagito con un’aspra denuncia non solo per il compenso ma anche per un affidamento su base fiduciaria.

A mio parere non c’era nulla di sbagliato nè di contorto nè di illegittimo. In ogni suo aspetto pare essere uno degli esempi più ottimistici per il riconoscimento dei “social media expert” quali figure professionali complessivamente riconosciute.
E finalmente! (E’ il caso di dirlo!)

  1. Il signor Lombardi conosce l’Idv, conosce l’amministrazione, conosce il mesterie e il suo cv lo conferma, ha un rapporto di fiducia con i suoi “mandatari” tale da giustificare il conferimento LEGITTIMO dell’incarico, e tra le cose, la somma non è poi così elevata, da ricorrere alla formula: “Palermo merita interventi più urgenti!”

Chi si occupa di marketing, così come di politica sa bene che il “fare” senza il “dire” a poco serve.
Riprendere i lavori consiliari nelle condizioni in cui versano tutte le amministrazioni locali, senza tentare un avvicinamento “trasparente e sincero” (di massima apertuta) nei confronti dell’elettorato, significa condannare l’amministrazione al silente malcontento. Anche e soprattutto in momenti di austerity, per un’amministrazione comunicare il proprio operato è condizione basilare di una ricerca del consenso e dell’appoggio che altrimenti non giungerebbe.

  1. Solo con una squadra esperta, per dirla volgarmente, sarà possibile far accettare all’elettore il triste destino dell’agnello sacrificale. Aprirsi ai new media, seppure dispendioso è un’esigenza del mondo che cambia, restarne fuori significa registrare ulteriori primati negativi.

Pertanto chiedere la revoca di un simile incarico non solo è ingiusto nei confronti della comprovata esperienza e conoscenza di Lombardi ma svilisce un riconoscimento per tutta la categoria di professionisti che vi sono inseriti.

  1. Chiedere aiuto agli esperti di comunicazione significa slegarsi da una politica autoreferenziale, perché se non hai un pubblico di riferimento non hai nulla da dire e quello che fai “nella stanza dei bottoni” rimane affar tuo.

Non è altrettanto conveniente affidare all’organico, già inserito nell’amministrazione, il ruolo di esperto social senza possederne le competenze, si finirebbe così, con il comportarsi come la strega cattiva di Biancaneve che si confida unicamente con lo specchio delle sue brame!

  1. La comunicazione è disciplina, è studio, è acquisizione costante di knowhow, stimoli e prospettive comparate. E’ un fermento che non si esaurisce nella creazione di account silenti, ha a che vedere con la conoscenza non solo delle strategie di comunicazione, ma con la conoscenza del territorio, dei destinatari delle politiche e dei concorrenti. ( E di molto altro)

Dare l’incarico a qualcuno che non sa di cosa si tratti è un po’ come quelli che dicono: “Fatemi governare per un mese e vi risolvo i problemi dell’Italia e poi non sono in grado di distinguere un decreto legge da un regolamento. (così per dire)

Ad ognuno la sua, e basta con quest’atteggiamento prepotente e arraffa tutto.

  1. Il social serve così come i nuovi esperimenti di comunicazione 2.0; e non perchè risolverà i problemi dell’Italia ma perché, per aupicare una ripresa della fiducia nelle istituzioni è necessario puntare ad un contatto diretto e trasparente con gli interlocutori/elettori. Informarli, convincerli, guidarli in un percorso di condivisione degli intenti e delle politiche. E questo, non lo può fare il caro vecchio amico “ufficio stampa”.

Vuoi continuare a lavorare nel mondo dei social network?

  1. Resisti
  2. Noi sappiamo che serve
  3. Qualcuno se n’è accorto
  4. Altri lo hanno capito perché siamo stati bravi a insistere sulle corde giuste
  5. Altri ancora, pur storcendo il naso, sono chiamati a fare i conti con l’esigenza di esistere sui social
  6. Gli altri lo capiranno… prima o poi che non c’è modo di muoversi  senza passare dalla “prigione” delle web communities
  7. Un 6×3 non può bastare
  8. E da soli non ce la faranno

Può essere sindacata la scelta strategica del sindaco che si rende conto di quanto sia importante il supporto degli esperti? La somma prevista è eccessivamente alta?

Dì la tua, ch’io ho detto la mia!

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