Facebook si rivela sempre più ostile agli strumenti di Social Media Management. Mettetevi comodi e preparatevi un lauto spuntino: a furia di botte da orbi, lo spettacolo è assicurato!

social-media-managementRisale a pochi giorni fa la notizia secondo la quale il caro Zuckie (al secolo Mark Zuckerberg, l’ormai noto patron di Facebook) ha deciso di modificare – tanto per cambiare – l’algoritmo del famoso social network, ormai parte integrante della vita quotidiana di tutti. Fino a qui niente di strano: siamo ormai abituati a questi repentini e pedissequi cambiamenti. Del resto è da tempo che “grazie” a Google – che in qualità di mentore sulle modifiche agli algoritmi non ha nulla da invidiare al Maestro Yoda – abbiamo sviluppato una mente flessibile ed una gestione dinamica della nostra vita social-e. Ma i grattacapi… quelli nessuno ce li leva dalle scatole, perlomeno a noi “smanettoni” del web.

Chi si occupa di social media management “mastica” social a colazione, pranzo e cena (con qualche spuntino a mezzodì a seconda della fame). Il plurale è d’obbligo ché Facebook è solo una di una miriade di stelle che compongono l’universo dei social network. Primo livello: immaginate di dover gestire contenuti dinamici per ciascun profilo social. Secondo livello: moltiplicate ciascuno di questi esercizi per ogni cliente. Risultato? Non si sa dove andare a sbattere prima la testa! All’interno di questo marasma di contenuti un minimo di organizzazione è necessario, ché altrimenti non ci si raccapezza più. Ed ecco allora il successo di applicazioni terze, finalizzate ad ottimizzare la gestione dei social network.

Il funzionamento di questi strumenti di social media management è semplice ma geniale: con un minimo di pratica avrete la possibilità di gestire con un tool all-in-one i contenuti di tutti i social con cui avete a che fare, programmandone preventivamente i contenuti in funzione degli impegni sul calendario (piano editoriale). Una vera chicca! Facile, vero? Bene, adesso azzerate quanto avete appena letto: da oggi, è tutto da rifare!

Facebook ha pubblicamente dichiarato che penalizzerà la newsfeed dei contenuti automatizzati pubblicati da parti terze. Ovvero, tra le righe, Facebook garantisce la piena visibilità solo ai contenuti pubblicati da voi in prima persona, eventualmente anche programmati, purché direttamente attraverso il social in questione. Lo stesso vale per quelli pubblicati da terze parti, purché non siano programmati.

Questo è un modo più o meno cortese per dire agli utenti di Facebook che sarebbe gradita la loro partecipazione attiva, piuttosto che attraverso il ricorso a tools esterni. Facebook vuole contenuti “umani”, insomma, persone che interagiscano tra loro, non freddi robot. Scopo lodevole, non c’è che dire. Peccato che, alla fine dei conti, è tutta questione di soldi tintinnanti: Facebook diventa sempre più un social a pagamento, spingendo l’utenza all’acquisto di servizi promozionali, penalizzando le, diciamo così… scorciatoie; se infatti voleste acquistare un servizio, potete farlo solo tramite la gestione diretta delle pagine. Fate due più due… et voilà: il paid social è bell’e servito!

Ondata migratoria all’orizzonte? Naaa, niente allarmismi!

    • Siate furbi e scaltri come quando giocate a Risiko. Decidete se privilegiare Facebook a discapito degli altri social o viceversa; iniziate insomma a dare importanza al vostro tempo. Perché aveva ragion il buon caro Paperon De Paperoni: il tempo è denaro!
    • Il piano editoriale vi salverà dall’Apocalisse. Calendarizzate il vostro lavoro, strutturando un piano editoriale come si deve, in maniera da dare continuità e valore al vostro operato;
    • Quando non si hanno le idee chiare in testa la soluzione è una sola: viaggiare. Prendetevi una vacanza, giusto il tempo di riordinare le idee e respirare. Non troppo lunga però: non sia mai che, al vostro ritorno, troviate l’ennesimo, inaccettabile cambiamento.

E con questo, passo e chiudo. Ma non temete, ci sentiamo presto, ché questi simpaticoni dei social network si divertono ad essere più cangianti di un camaleonte. Neanche fossero dei #mutaForma, ecco! 😉

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