Illuminazione a seguito di interessanti confronti con la mia cerchia fisica di contatti.

Il fatto che tutti mettano bocca sull’operato dei creativi del web è forse dettata dall’intrinseca portata ultrademocratica del web stesso.

Google and friends nascono come risorse immediatamente disponibili a tutti, da ciò ne discende la presunzione del poterle conoscere e piegare al nostro volere. E ci sta tutto.

Ma… lavorare sul web implica competenze, esperienze e conoscenze che, come per tutti gli altri “mestieri” è affare di pochi, degli addetti ai lavori, per farla breve. Non ci si improvvisa né web designer, né copywriter, né digital pr, né social media strategist.

Dietro c’è prima di tutto attitudine: “la classica vocazione”. Poi c’è studio, passione ed esperienza, quest’ultima è quella che volgarmente chiamiamo gavetta, quella serie di ripetuti tentativi da parte dei clienti di svilire, vagliare e giudicare il metodo e le strategie che si utilizzano. Questo perché pensa di conoscere l’argomento (web e suoi affini)  ma così non è, in tutta evidenza.

  1. L’idraulico, nonostante qualche furbetto, compie il suo lavoro e quando risponde alla “fatidica chiamata” viene cambia qualche tubo, un paio di guarnizioni e tac… soldi-ricevuta-e arrivederci.
  2. L’ingegnere, chiamato a sviluppare, ideare e scarabocchiare un paio di carte per la nuova megacostruzione del “Comune”, lavora, ricerca cose, gioca un po’ coi numeri, formule (che non riesco a decifrare fin dai tempi dei binomi), e non prima di essersi fatto firmare il preventivo, si mette all’opera. Intasca la restante parte del suo compenso e via di corsa ai Caraibi.

Solo un altro esempio un po’ più chiaro per farvi capire dove voglio arrivare

  1. Quando mi siedo sulla comodissima poltrona di pelle rossa del mio avvocato sono al di là della scrivania, gli ho chiesto una lettera, sono andato da lui per un semplice motivo, mi serve la sua professionalità, la sua competenza e il suo titolo di studi. Insomma è una cosa che non posso fare sola, l’ho chiamato io e ho fissato l’appuntamento per una  “lettera”. So che mi costerà, ma so anche che è l’unico modo per fare quello che devo fare.

Forse dovresti metterci un po’ più di frizzantezza, forse se scrivi così il messaggio arriva dritto al punto.

Sul tema del “lotta per una rivalsa della paga del creativoci siamo già fatti qualche risata . Certo abbiamo vinto qualche battaglia ma siamo ancora molto indietro, non abbiamo un vero e proprio stipendio: ennesimo esempio del mercato del lavoro che cambia, della precarietà e della flessibilità. (Ma va bene lo accettiamo. E’ un duro lavoro ma qualcuno dovrà pur farlo). Non esiste un prezzario, un listino, niente di tutto ciò, e dunque elaboriamo stime unicamente sul tempo, dato che la creatività non ha prezzo.

io sono un creativo. tu no
crediti
Come si calcola il lavoro dei creativi? Sui risultati, forse! Sui likes ottenuti? Sul numero di preventivi che il cliente, in un mese, registra? Può darsi, ma è il regno dell’incertezza e delle statistiche, che si sa, non è che siano frutto di una vera e propria scienza. Possiamo piegare i dati a nostro piacimento più di quanto siamo riusciti a fare con la Natura.

Se vado in bar e chiedo cappuccino e cornetto, li assaggio entrambi, il cornetto non me gusta, alla cassa non mi permetterò mai di dire: il caffè mi è piaciuto te lo pago, il cornetto no.

Entrando nel bar, sapevo cosa dovevo farmi servire al bancone, conoscevo il mio bisogno, e ho individuato le competenze  dello staff nel poterlo soddisfare, sapevo già come era fatto il prodotto. Il mio gusto, tuttavia avrebbe voluto pretendere, la restituzione di un bisogno soddisfatto solo in parte. Non è giusto, non è corretto e non è umano. Perché io comunque ho usufruito di un servizio (da me richiesto) prodotto dal lavoro altrui e questo esige rispetto e controprestazione (denaro equipollente al suo valore).

Perché dunque il titolare di un’attività che entra nella mia agenzia  dopo aver passato una settimana a discutere dei suoi bisogni, delle sue strategie, dei risultati da ottenere e delle modalità per conseguirli, dovrebbe mettere in discussione la messa in opera, nonostante abbia già accettato tutto in fase di elaborazione. Perché assilla il grafico per la tonalità del logo, perché stalkera il copy sulla virgola adoperata e perché chiede al SMM del motivo che lo ha spinto a pubblicare quella foto con quella didascalia?

Pazientemente, mio caro cliente, che riempi le mie giornate  (e solo in parte il mio conto in banca) te lo spiego, ma non dovrei, perché io, non contesto al medico le cure che mi sta fornendo.
MI FIDO DI LUI.

Esempio

  1. Gli incontri preliminari prima di elaborare il piano di comunicazione, non sono finalizzati ad una ricerca di intimità fine a sé stessa. Ho bisogno di conoscerti per offrirti il meglio, per capire quello di cui hai bisogno e che non sei in grado di comunicarmi. Lo devo capire e devo sviscerare l’argomento mitragliandoti di domande. Devo diventare il tuo incubo, e per un po’ anche un po’ maniaco. Perché ci sono degli aspetti che tu non consideri, noi sì. Cosa, ad esempio? La storia che della tua azienda devo raccontare, qualcosa di diverso rispetto a tutti gli altri tuoi competitor, devo renderti differente, appetibile, l’eccezionale e l’eccezione. Non basta dire “un’azienda leader del settore che segna le sue origini nel lontano 1989, per dire!
  2. Il sito internet che abbiamo messo finalmente on line è studiato sul tuo brand, sulla sua identità, su quella del team che lo compone, sul target da attirare e tradurre in moneta; è altresì studiando pensando alla psicologia dei colori, al posizionamento di immagini e testo secondo le regole del web e le tendenze più in voga attualmente. Il testo contenuto deve dare l’impressione che sia tu a scrivere, il tuo brand, senza una finzione di identità che confonda i tuoi fruitori.
  3. La gestione dei social è poi una cosa controversa, non ci sono vere e proprie regole, solo tante cose da non fare, tanti errori da evitare, se conosci il tuo pubblico (o quello del tuo cliente) attirare l’attenzione, creare engagement sarà facile, se sei un “creativo” ideare ogni giorno due e più post per la pagina non sarà difficile. Pubblicare i giusti contenuti (del tuo sito, in primis) contattare le persone giuste, stimolarle a interagire, non sono cose automatiche, c’è molto lavoro da fare. Il primo passo è quello di capire quale social network (o quali) siano i più opportuni per il tuo business e poi attraverso quale linguaggio, (quali post del tuo blog e dunque del tuo sito) quali immagini.

Per il resto, per altre confessioni di operatività… per aspettarti che io ti dica come continuiamo a imparare “cose” del web e come le mettiamo in pratica, puoi sempre domandarci  qualcosa, vienici a trovare, sottoponici i tuoi dubbi, le tue perplessità e le tue critiche. 

crediti foto

 

Laura Trapasso

Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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