“Conoscere e utilizzare la comunicazione non verbale è come sedersi al tavolo da poker e poter vedere le carte degli avversari a loro insaputa e tenendo ben celate le proprie!”

Riprendiamo il discorso da dove lo avevamo lasciato, citando lo psicologo Paul Watzlawick:

«La comunicazione non verbale comprende i movimenti del corpo (cinesica), le posizioni del corpo (prossemica e postura), i gesti, l’espressione del viso, le inflessioni della voce, la sequenza, il ritmo e la cadenza delle stesse parole e ogni altra espressione non verbale di cui l’organismo sia capace e i segni di comunicazione presenti in ogni contesto in cui ha luogo una interazione.»

comunicazione-non-verbale-occhiNon vi sembra ancora abbastanza? Chiamiamo in aiuto i numeri. Pensate: le statistiche sostengono che, al contrario di quanto si possa pensare, appena il 7% del messaggio viene trasmesso tra persone attraverso la comunicazione verbale. Il che significa, per inverso, che la comunicazione non verbale veicola la quasi totalità del messaggio.

Il linguaggio non verbale è sincero, spontaneo, per questo motivo non può essere liberamente modificato né tanto meno controllato. Difatti riguarda l’inconscio: è come un contenitore all’interno del quale accumuliamo nel tempo emozioni su emozioni ma che, una volta raggiunto il limite di sopportazione, scarichiamo verso l’esterno attraverso le manifestazioni involontarie del nostro corpo. E lì deve esserci qualcuno bravo a coglierle, le manifestazioni, pronto a darci una spiegazione del loro significato.

Al contrario, il linguaggio verbale attiene alla componente razionale – quella noiosa e petulante, insomma – che è perfettamente sotto controllo – o quasi, ché non sono poche le volte combiniamo veri e propri pastrocchi. Il problema è che, per loro natura, le due componenti del linguaggio rischiano di cozzare tra loro. Dovrebbero coesistere in condizione di perfetto equilibrio, ma difficilmente è quello che succede.

Il vivere sociale ci impone discrezione, definisce e condiziona il nostro comportamento, dà forma ai nostri atteggiamenti con la risultante che, parafrasando un bambino – è proprio vero che non si smette mai di imparare, da tutti – «non posso fare quello che voglio». Ci sentiamo in gabbia a contatto con gli altri perché non siamo liberi di dare sfogo a quello che pensiamo, ché altrimenti rischieremmo di passare per pazzi, o peggio. E’ qui che viene chiamata in causa la comunicazione non verbale: siccome abbiamo bisogno di una valvola di sfogo per non impazzire, lo facciamo inconsciamente utilizzando il corpo, facendo quello che la mente non può (o non vuole).

Cosa importante da sottolineare: la reazione emotiva è conseguenza dello stimolo proveniente dall’ambiente esterno. Ne consegue che un gesto assunto in assenza di stimoli non costituisce oggetto di comunicazione. Ergo, una persona che vuole imparare a leggere il linguaggio non verbale deve innanzitutto conoscere “l’anatomia” dell’essere umano, deve sapere quali tasti premere e su quali elementi puntare per “leggere” il suo interlocutore.

Per comunicare bisogna emozionare. Mi torna in mente larticolo di fotografia dedicato alla capacità di emozionarecomunicazione-non-verbale  attraverso gli scatti fotografici e le immagini in generale; ecco, adesso abbiamo la conferma che tanto maggiore è il coinvolgimento emotivo, maggiore è la probabilità che il messaggio giunga a destinazione nella sua pienezza – cresce l’empatia tra gli interlocutori, e di conseguenza il reciproco scambio informativo. Se la foto emoziona – e per comunicare come si deve bisogna emozionare – basta fare due più due ed il gioco è fatto: utilizzando le immagini è possibile dare stimoli emotivi e sulla loro base, attraverso l’analisi del comportamento del soggetto osservato, comprenderne le caratteristiche, i tratti della personalità, gli interessi.

La comunicazione è trasversale ed universale, pervasiva ad ogni livello e ad ogni contesto. E’ l’anello che coniuga assieme le diverse componenti della vita umana, offrendo quel pizzico di brio ed entusiamo che rende tutto intrigante e coinvolgente. Senza tralasciare l’emotività: giammai mi si tocchi l’aspetto più umano del quale siamo dotati!

[Crediti foto: 1, 2, 3]

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