Oggi ci divertiamo con un po’ di frivola immaginazione, indaghiamo gli spazi di una realtà alternativa: “E se i partiti politici nostrani fossero dei social network?”

Un’analisi diversamente seria sui contenuti delle community virtuali unita alle caratteristiche intrinseche delle organizzazione partitiche

  • Partiamo dal capostipite, sua maestà Facebook. Per le caratteristiche oggettivamente riscontrabili possiamo affermare con “viva e vibrante” convinzione che se fosse un partito sarebbe di sicuro il PDL. E’ il social network del passaparola più spietato, è il gossip istituzionalizzato e la “piazza dell’apparenza” per antonomasia. Non si discute di nulla, ma si parla di tutto. E’ il regno del sensazionalismo, emozioni a profusione, rabbia, indignazione, “chiamate alle armi” di ogni genere e poi…? E poi nulla, tutto si risolve con l’assoluta indifferenza o, al contrario, con l’assoluto appoggio di cause e posizioni, ancora una volta, virtuali e irrilevanti. E’ lo spazio in cui abbiamo deciso di depositare, alla mercé di tutti, la vita privata in tutti i suoi aspetti. Il luogo dunque che abbiamo deputato quale diario di una vita spesa bene, al “massimo” delle potenzialità, solo per il gusto di farlo sapere ad uno mondo che non ci rispetta. E’ il volto dell’autoreferenzialità, il posto in cui il “voto dei dissidenti” appare irrilevante, a nessuno infatti, importa quel che hai da dire, a maggior ragione se non sei in grado di vederlo da te.Si inseguono mode e trend, quel che pensa il capo è quel che pensa il popolino. Più visibilità possiedi maggiore sarà la credibilità, a prescindere dai contenuti che possiedi.
  • Proseguiamo con Twitter, il social che in Italia, in controtendenza con il resto del mondo, appare il più odiato dalle masse.
    Dopo un’accurata indagine preliminare siamo giunti a ipotizzare che potrebbe rappresentare tutti quei partitelli di sinistra intellettualoidi nostalgici di un romanticismo russo del XIX secolo. Il linguaggio utilizzato è infatti ricercato, incomprensibile “ai molti”, vieppiù evocativo di realtà alternative e di nicchia. E’ proprio come entrare in una di quelle sezioni di partito polverose, con puzza di chiuso a causa della quantità inimmaginabile di libri ammuffiti e anche se affascinanti, un po’ sorpassati e (ahinoi) appartenenti alle utopie più eccelse ma meno praticabili della storia.
    twitter è un social ambizioso, riservato ai più curiosi e frequentatori di café letterari, biblioteche ed altre raffinate location per determinate élite.
    E’ il social per chi vuole tenersi informato, per chi riesce a condividere i propri pensieri senza per forza doverli corredare di fotografie ai limiti della pornografia, le citazioni di Oscar Wilde scarseggiano… è tutto apparentemente migliore, ma poco accessibile proprio perché siamo abituati al potente a irrispettoso facebook. twitter non lo comprendiamo, sappiamo che dice cose buone e giuste ma non riusciamo a vederle, a comprenderle, meno che meno a condividerle. E’ aperto verso gli altri, un’inclusività quasi totale e un’apertura al mondo invidiabile e controtendenza, eppure poco accessibile ai più.
  • E se il PD fosse un social forse potremmo azzardare delle somiglianze con LinkedIn. Nasce per scopi di utilità comune, vuole sopperire a mancanze del pubblico collocamento, asserve ad una logica di contatto diretto tra lavoratori e tra lavoratori e imprese, mette in comunicazione la parte contrattualmente forte con quella debole, rende cosa semplice e accessibile la ricerca di un’occupazione, crea centri di discussione su professionalità, competenze e informazioni dal mondo del lavoro a 360°. Sì è davvero utile. Ma non se lo “fila” nessuno. Sarà il suo look un po’ anni ’90, sarà la mancata fiducia, caratteristica essenziale dell’epoca che viviamo, che ci impedisce di credere a promesse scritte sulla sterminata spiaggia di “linkedIn”. E’ la bestia nera dei social network e pur rappresentando un potente strumento di crescita tende a comunicare contenuti limitatamente alle ristrette cerchie che lo abitano e a proporre soluzioni praticabili solo ai suoi fedeli frequentatori. E’ il mondo dei professionisti e di chi nel web ci crede come fosse un oracolo.
  • Ma veniamo a quello che di più mi piace prendere di mira: il MoVimento 5 stelle. Si potrebbe dire che il social più in linea con le sue posizioni sia Google+, questo perché pur rientrando nel novero dei social più diffusi forse per l’imponenza della sua matrice, sarebbe in grado di porsi come alternativa ai due big sopracitati.
    E’ l’evoluzione della bellezza di facebook e quella dell’utilità di twitter, sarebbe di per sé completo a rappresentare una “terza via”, ma per qualche ragione di ordine logistico e di ordine pratico annaspa, e fatica a rendersi credibile e affidabile. Forse perché negli anni facebook ha consolidato una sorta di monopolio di asservimento, difficile da sradicare, anche e soprattutto per una capillare intromissione nelle vite degli uomini, lenta ma velenosa a tal punto da non lasciare spazio per coltivare nuove e più efficaci modalità di comunicazione con il mondo esterno.
    Ciò che con beltà e semplicità afferma googleplus non può avere la stessa efficacia, ma magari, un giorno non troppo lontano, se i contenuti avranno un valore tale da supportare “questo cambiamento” allora avrà l’opportunità di riscattare sé stesso da questo ruolo di subordinazione .
  • Che manca? ah già Pinterest. E che ne dite se questo fosse SEL ?Uno dei social network più carini e completi per condividere foto. Cosa c’entra direte voi? E’ curato, all’avanguardia, immediatamente accessibile e in linea con le “regole del gioco” di webdesign più attuali… Però, quasi alla stregua di google plus, registra accessi davvero limitati.
    E’ il social dello scopiazzamento, non dice nulla di nuovo, si limita a ricalcare onde già attraversate dagli altri, una sorta di fotocopiatrice di tendenze, frequentato in larga parte solo da chi le foto ama farle, da chi se ne intende, da chi ha bisogno di comunicare qualcosa con immagini. Forse è per questo che per riuscire a farcela ha deciso di legarsi ad altri social più grandi e onnicomprensivi, si appoggia quando a twitter quando a facebook. Certo 11 milioni di utenti non sono pochi, ma chi lo utilizza è ben lungi da farne il suo unico e solo social network.
  • Veniamo YOUtube io inserirei in questa macrocategoria i partitelli di centrodestra, nello specifico NCD
    E’ nato tanti anni fa, è stato modificato tantissime volte, raccoglie le simpatie di tutti, prescindendo da una coerenza dei contenuti, parla di tutti, ma non crea nulla, si limita a riportare selezioni audiovisive di aspetti della realtà osservabile, senza per questo agirci come manipolatore. Ci prova, tenta più strade, tutti i frequentatori del sito sono in grado di dire la propria ma ancora una volta è la visibilità data da apprezzamenti altrui che fa la differenza.
    E’ tutta apparenza, i contenuti sono degli altri, youtube non è che un contenitore che si appropria dei video degli altri. Tuttavia agli utenti non importa la provenienza, quanto la possibilità di condividere elementi di una vox populi che predilige perdersi in video piuttosto che nelle parole.
E la tua opinione in merito qual è? Cosa ho tralasciato, quale social network è più confacente alla tua idea di partito?

Crediti foto

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