La mia risposta al quesito di Matteo

E’ proprio vero, quando ho bisogno di un po’ di idee non ho che da guardami attorno, la citazione iniziale la devo ad un post di un mio caro amico a mezzo facebook e la metafora su cosa sia la creatività, per me, ai coniugi del “tuttofare”.

Non esiste oggi parola più oscena e più malsana della parola creatività. Si produce il nulla, la merda, con la parola creatività “[Enzo Mari]

Non c’è una ricetta, né un manuale, non importa quanto in alto io possa puntare le mie ambizioni, non raggiungerò mai la “qualità massima” per definirmi una “creativa”, perché solo uno su un milione verrà ricordato per successi riconoscibili e realmente rivoluzionari, ma questo non significa che non debba provarci e che questo cammino, benché mediocre, mi sarà bastato per fecondare pura e semplice conoscenza.

E’ più che altro un “termine” utilizzato per rendere accattivante il “modo di produzione” del mondo della comunicazione 2.0 (per spingerci oltre, 3.0). Un abuso, quindi, ma che possiamo ammettere nella dialettica, per pura comodità, perché oramai, non possiamo farne a meno. 

Che sia di ieri o di oggi, poco importa. La creatività è frutto di un “modo di produzione”, materiale e intellettuale, suscettibile al mutamento sociale.
E’ parte integrante del processo comunicativo (commerciale o istituzionale), si punta a renderla “originale e d’appeal”, perché il pubblico non cerca solo l’utilità dell’informazione ma anche qualcosa che possa ipnotizzarlo ed emozionarlo. Dagli “annales” ne è passato di tempo, e per emergere dall’immenso calderone del web (il supermercato di parole e immagini) è necessario fare qualcosa di più.
E i “creativi” rappresentano l’anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo modo di comunicare. Ma è solo il modo a cambiare, niente più. Ad esempio, nel marketing non si promuove più il prodotto quanto l’idea dello stesso, si costruisce una storia o una fantasia su di esso, qualcosa che veicoli il messaggio, sublimandolo, che colpisca, sradicandone le difese contro il consumo sfrenato. E per farlo è opportuno avere fantasia, esser un terreno fertile per pluri-contaminazioni, un’attrazione multidisciplinare e una mente aperta, e tanta, tantissima attenzione al mondo che cambia.

Il compito del creativo della comunicazione, secondo gli “esperti”, è proprio quello di esporre con ORIGINALITA’ e PROFESSIONALITA’, strumenti di persuasione che il consumatore/cliente/osservatore, ancora non conosce.
Anche se pare essere un po’ troppo inflazionata, la parola “creatività”, rappresenta la tendenza attuale. Creativi ovunque, come se non ci fosse un domani, creativi che si assumono la responsabilità di un “domani” migliore.
Non parlerei di rivoluzione, quando di progresso puro e semplice, poiché per me la creatività privilegia il sensazionalismo all’utilità. Non produciamo nulla di nuovo, non diciamo niente di sconvolgente o avanguardistico, NOI riusciamo solo, a “colorare” meglio, spazi vuoti lasciati dal passato.

La mia idea di creatività non ha definizione, non ha paletti e non ha nulla di concettuale. Posso affermare che per quel che mi riguarda lo avverto come un “processo di idee, strumenti e costanti dubbi e correzioni”. (E non sarò mai Leonardo Da Vinci, lui si che sa cosa significhi rivoluzione creativa.)

E’ un po’ come fare il pane (diciamocelo: la cosa più complicata al mondo!).
Devi reperire gli ingredienti.
“Niente di più semplice!!” Starai pensando. “Sbagliato”. Perché, per avere un buon prodotto, con l’interno soffice, l’esterno croccante e dal gusto leggero e gradevole, devi poter considerare e analizzare tutte le fasi del procedimento.

Ci sono procedure da rispettare e passaggi da non sottovalutare, è assolutamente vietato avere fretta ed è opportuno, che per un successo garantito, si utilizzi il “lievito madre” (anche se dilata i tempi e confonde le acque). Non ci sono scorciatoie, perché anche se semplificano le prime fasi, sviliscono la qualità del prodotto finale.

E’ altresì preferibile utilizzare il mix giusto di farine, tenendo presente la loro composizione, la loro chimica, la stagione e la temperatura che preferiscono, per meglio farle legare tra loro.

In questo caso l’esperienza e i tentativi dei pionieri, di quelli che mi hanno preceduto e di quelli che me lo hanno insegnato, giocano a mio favore, perché i loro errori rappresentano la mia forza.

E poi la lievitazione (ah che salto nel vuoto!) un terribile momento che è fatto tutta di ansia e fibrillazione; il momento decisivo, il momento in cui tutto quello che ho fatto con le mie mani e le mie conoscenze, prende forma. Quando scopro quel profumatissimo agglomerato di particelle e noto con piacere che trasborda da ogni parte, posso finalmente sentirmi sollevata, ma non soddisfatta, perché il lavoro non è ancora finito.

Manca il forno, la scelta della legna, la temperatura adeguata e il tempo di “incubazione”, ma anche quella, grazie all’ausilio di chi ne sa più di me, è andato a buon fine.

Vorrei poter dire che finisce qui, ma se nessuno lo assaggia non potrò mai sapere se agli altri piace quanto piace a me.

Il momento della verità è quando lo offro ai miei commensali, quando con un espressione tenera di approvazione mi dicono: “E’ proprio buono, brava, come lo hai fatto?”
Delle volte però accade che, qualcosa nel procedimento è andato storto e dunque il pane che speravo di sfornare non ha soddisfatto né le mie aspettative né quelle degli assaggiatori. Proprio in quell’istante realizzo il fallimento, che posso tranquillamente metabolizzare come preziosa esperienza, quell’errore (di cui sopra) che mi permetterà, la volta successiva, di fare meglio.

Il pane è il mio processo creativo (di scrittura).
Gli ingredienti sono le ricerche, gli spunti e gli argomenti che desidero trattare.
Il lievito madre, la cosa più preziosa di tutte, è il linguaggio e gli stili attraverso cui si manifesta, e lo si sa, si perfeziona solo con il tempo.
Le farine non sono altro che gli strumenti che fanno del mio prodotto qualcosa di ricercato e originale
La lievitazione è il momento in cui tutto prende forma e i dubbi iniziali diventano parole e concetti di senso
Il forno è un po’ come il tasto “pubblica”…
…e finché non avrò fatto “assaggiare” il mio post agli altri, non potrò mai sapere se agli altri è piaciuto e, se potrò finalmente dirmi soddisfatta del lavoro compiuto.

Qual è il tuo processo creativo?

Crediti foto

2 COMMENTS

  1. Grazie innanzitutto della risposta!
    Condivido appieno numerosi tuoi punti di vista, e soprattutto la metafora che collega l’idea di creatività ed il processo creativo (panificazione), in cui si nasconde il sommo piacere nel fare le cose con amore e passione, prive di secondi fini, ma soprattutto il valore del tempo, della pazienza, dello stato di calma, che sono andati perdendosi in mezzo al tram tram di ogni giorno.
    Sull’idea di creatività invece mi trovo in parziale disaccordo, nella misura in cui l’accezione negativa (per il consumatore) che questa parola tende sempre più a suscitare è dovuta all’abuso della stessa.
    Approfitto per dire la mia sul concetto di creatività: scomporre e ricomporre gli elementi presenti in forme originali e non convenzionali.
    La creazione ex novo è invece fantasia. Sia la fantasia forzata, sia l’originalità a tutti i costi, sono “merda”. Il resto, se sopravvive, è “magia”!

    Ps. il pane lo faccio anche io, e pure buono (così dicono!) =D

  2. Grazie Matteo
    il tuo commento mi lascia intendere che hai compreso in pieno quello che volevo comunicare, e noto con piacere che nonostante le numerose mie lacune, almeno, riesco a comunicare la passione crescente che ci metto nelle cose. (forse perché così è anche per te).
    La tua visione è più condivisibile, nonché umile e consapevole.
    Per quel che riguarda l’accezione negativa del “maestro del design” io la confermo e straconfermo, perché solo mettendo costantemente in discussione quello che credo di sapere posso evitare di commettere errori di giudizio o di presunzione.

    La fantasia è quello che serve a tutti noi, l’unico modo per distinguerci dagli altri e per puntare all’originalità.

    ciao ciao
    ah, dimenticavo, ritieniti liberissimo di portare un pezzo di pane, in agenzia, così lo provo pure io. :p

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