Quello del food photographer è il lavoro che tutti sognano di fare: coniuga perfettamente  lavoro e divertimento, nonché passione per la cucina e la fotografia. Non solo. Dicono che fregiarsi di questo titolo consenta libero accesso a mangiate (e bevute) stellari. Lungimiranti, questi food photographer!

In questa rubrica, dedicata a quel fantastico mondo che è la fotografia, preferisco di gran lunga l’indagine agli argomenti di natura tecnica, essendo tra l’altro avverso ai tecnicismi. Tra le sue innumerevoli applicazioni, abbiamo già avuto mfood-photographerodo di parlare degli aspetti comunicativi che la caratterizzano. Quello a cui si assiste, trattandosi di un ambiente poliedrico e ricco di sfaccettature, è la nascita di diverse figure professionali specializzate. Una delle più recenti è quella del food photographer, colui che ha l’onore (e l’onere) di fotografare il cibo e presentarlo, attraverso le immagini, nel suo massimo splendore.

Approfittando” dell’enorme sviluppo del settore food&beverage, del maggiore interesse in ciò che si mangia/beve suscitato da programmi culinari che saturano la programmazione televisiva, da ricette che imperversano tra le pagine di qualsivoglia testata giornalistica e, infine,  dalla crescente attenzione da parte dei consumatori, sempre più responsabili (verso sé stessi) e consapevoli dell’incidenza del cibo e dello stile di vita rispetto alla propria salute, il food photographer cavalca l’onda del successo di questa professione in rapida ascesa.

Il detto “si mangia con gli occhi” è ormai d’altri tempi. Se qualcuno in passato l’ha resa un’espressione di pubblico dominio, tanto da arrivare ai giorni nostri, è perché sinceramente veritiera: al di fuori della bontà intrinseca del piatto, il suo aspetto rimane un fattore essenziale. L’abito non fa il monaco” — tanto per rimanere in tema di aforismi — non è quindi un principio valido nel mondo della food photography. La presentazione di un piatto è essenziale per suscitare interesse da parte del potenziale consumatore. Questo vale al ristorante, dove l’aspetto di una portata è più o meno proporzionale al livello di salivazione generato nell’affamato cliente, ma anche — e soprattutto — nella comunicazione a distanza.

Sto parlando dell’attività promozionale/pubblicitaria, che nasce con lo scopo di raggiungere un numero vastissimo di destinatari, e che per destare interesse si gioca tutto in quei pochi secondi che separano l’immagine dal desiderio. Il fotografo del cibo sa che l’aspetto del piatto è essenziale per la riuscita del messaggio, per riuscire a generare in chi osserva la foto quella sorta di impulso interiore, che è piuttosto un bisogno, la voglia di mangiare, di provare qualcosa di nuovo solo per l’idea che ci trasmette. E’ il principio cardine del marketing: soddisfare un bisogno esistente, oppure crearne di nuovi. E così, “plagiati” da strumenti e meccanismi pubblicitari, siamo vittime inconsapevoli di bisogni che non ci appartengono — quello di provare un piatto nuovo e sconosciuto — o ci appartengono solo parzialmente (mangiare, appunto). Il tutto, condensato in una sola, preziosissima, foto!

Saremo anche parte passiva del messaggio affidato alla food photography ma, diciamola tutta, questo ruolo ci piace. Eccome se ci piacfood-photographye! Ci piace nella misura masochista in cui l’essere circondati da messaggi subliminali ci rincuora, ci satura di informazioni di ogni tipo, anche lontane dai nostri interessi. Ci piace essere in qualche modo “corteggiati“, secondo un inconscio (neanche troppo) edonismo, che mira a soddisfare il nostro ego e la dimensione narcisistica.

Quello del mangiare è uno dei più grandi piaceri che la vita possa offrire. Ed allora spazio (abbondante) alle foto di qualsivoglia piatto e pietanza: che ci facciano pure sbavare dietro primi piatti buoni da essere commoventi, oppure da dolci che golosi è dire poco. Che ci facciano pure sognare dietro coloratissime preparazioni di frutta e verdura, tanto fresche da farci desiderare l’arrivo delle afose giornate estive, o da grigliate di carne da applausi. Mangiare è un bisogno. Mangiare bene, invece, è un interesse, ma prima ancora un piacere. Lode e gloria alla food photography, che esalta e diffonde queste virtù, e al benedetto food photographer, che di questa missione ne è portavoce e messia. Amen, e a tutti quanti noi cui piace mangiare (anche) con gli occhi…buon appetito!

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