Oh quanta bontà, quanti buoni propositi, sembra quasi la Notte di San Silvestro. Quante letterine dovrà leggere Babbo Natale? Le smisterà tutte nella categoria “balle spaziali”. Ne sono certa. E se ti dicessi che ‘sti politici incorniciati nei santini non servono più?

Caro Papà Natale, prometto che da domani farò sempre il bravo, obbedirò ai miei genitori e non li farò mai più arrabbiare, non litigherò con i miei fratellini e farò sempre i compiti, senza mai deluderli.

Traduzione per i politici, alle elezioni:

Caro Elettore/Elettrice,
mi impegnerò, dopo che sarò salito al potere, a soddisfare ogni più piccolo bisogno della collettività, seguendo sempre le linee programmatiche e le ideologie del partito, manterrò un dialogo aperto con le altre forze politiche e sociali, svolgendo sempre le funzioni per le quali sono stato “chiamato” secondo gli obblighi di legge e un’etica confacente alla posizione.

Le promesse, che giungono frettolosamente tutte contemporaneamente, non sono dissimili l’una dalle altre, hanno tutte lo stesso sapore, e tutto questo spiccato senso di profonda umanità e solidarietà. Si sostanziano in qualche frasuccia rimpastata da parole chiave sentite nei Tiggì e nei discorsi di questa o quella fazione politica. Basta cambiare il buono e il cattivo della storia inserire qualche percentualina fastidiosa, qualche insormontabile obbligo nei confronti del disegno europeista (per coprirsi le spalle da eventuali errori) e il gioco è fatto! Le candidature dei politici sono poi corredate da una vasta gamma di supporti grafici, quelli più fastidiosi e forse più inutili, quasi quanto loro, sono proprio i santini. Tare storiche di una politica desueta che fa rima con una ricerca di visibilità mediante strumenti utilizzati più per dogma che per razionale strategie di intervento.

L’esigenza della nuova politica, e i desideri degli stessi candidati risiedono proprio nel bisogno di “svecchiare” l’attività e la partecipazione (attiva e passiva) alla cosa pubblica. Si aprono al web, si affidano (solo alcuni, i “big” del sistema) a comunicatori esperti e navigati, si iscrivono ai social (e alcuni li utilizzano pure).

Ma siamo ben lontani dal considerare il passaggio, effettivo. Non siamo nemmeno a metà strada.

Perché nei fatti non hanno nulla (o quasi) da comunicare e se ce l’hanno lo fanno male. E’ evidente. Risentono di quel deficit di rappresentanza che dagli anni ’90 attanaglia la politica e le amministrazioni, ma non hanno fatto nulla per modificare lo stato delle cose.

Il santino può esser considerato, nei fatti un altro elemento di questo vecchio modo di agire e di una perdurante inefficienza. perché non risponde al cambiamento di direzione richiesto dal “mutamento globale” e dai trend che si affacciano sulla scena della comunciazione 2.0.

  1. Comportano costi elevati, e lo sappiamo quanto ci piace tagliare in questo periodo;
  2. Sono antiestetici, nella maggior parte dei casi si vedranno vecchi matusa garibaldini o belle “sgnacchere” da competizione;
  3. Ecologicamente non sostenibili e davvero molto poco rispettosi del principio “salviamo la natura” (Che spreco!);
  4. Non permettono una verificata correlazione con la “visibilità” del candidato. Pare però che sia buona “carta per filtri”.

 

A livello locale, la diffusione della, quanto mai anti-ecologica, pratica dello scambio dei santini elettorali è da guinness dei primati.

Strade rese pericolanti da questo tappeto di santini abbandonati. (Più volte mi sono cimentata in prove di danza acrobatica nel tentativo di scansarli e non poche volte ho concluso l’esibizione con spaccate, quando accenate, quando a mo’ di compasso). L’utilità dei santini, ai fini della riconoscibilità dei “volti” è paragonabile a quella dell'”audio in un film porno”.

Questo perchè la visibilità, la riconoscibilità di questi soggetti si gioca su un piano differente. Qui la correlazione è pressoché inesistente perché il più delle volte vince quel candidato che ha più parenti e amici da torturare con firme, firmette e partecipazioni forzate a convegni, solo per la durata della campagna elettorale,e poi chi si è visto, s’è visto.

Una semplice soluzione per sostituire la sua solo ipotetica funzionalità sarebbe quella di prendere in considerazione la gestione di social network.

E’ qui che si gioca tutta la partita della visibilità, è qui che è possibile dispiegare tutte le energie per convincere il tuo “pari” a darti fiducia, è qui che ti aprirai con trasparenza e coerenza nei suoi confronti, mettendo tutto te stesso, la tua vita e il tuo vissuto professionale, politico e morale. I social network, il cui capofila in questo caso dovrebbe essere twitter, sono gli unici in grado di riassumere i punti delle priorità del candidato e di trasformare le “promessuccie” in dialogo costruttivo con i tuoi followers (che si tratti di sostenitori o di oppositori).
In poche semplici parole quando possiedi qualcosa da dire, converrebbe farlo nel migliore dei modi, ossia sperando che gli altri recepiscano il messaggio e ti aiutino, quando occorre a ridefinirlo.
Costruirai il tuo seguito, otterrai visibilità e credibilità, se la meriti e magari potrai anche vincere le elezioni.

Chiaro è che per farlo, hai bisogno di una coerenza in linea con le linee di partito, con il piano d’azione sviluppato, con gli obiettivi precedentemente analizzati e gli strumenti selezionati. Altrimenti detto, senza piano di comunicazione non vai da nessuna parte. Rubalo, pagalo, copialo, prendi spunto, assumi comunicatori esperti, fai come vuoi, ma fallo!

Non venirmi a dire poi che alla gente non interessa più la politica. Alla gente non piace più chi crede di fare politica e invece vende “fuffa”.

I santini hanno fatto la loro storia è arrivato il momento di dire basta, non credi anche tu?

Crediti foto

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