Il rapporto tra linguaggio verbale e linguaggio visivo è di un’intimità pazzesca. La narrazione per immagini nasce dalla percezione che le immagini vogliano raccontarci qualcosa. Con un valore aggiunto: la capacità di impressionare in un istante.

La comunicazione è un bisogno primordiale insito in ciascun essere umano: la voglia di raccontarsi è la base dell’interazione sociale. Voglia di aprirsi, di condividere impressioni, pareri, umori e sentimenti. Di esprimere, stupire, ma soprattutto…emozionare! E allora, che il proprio bisogno venga soddisfatto attraverso parole piuttosto che le immagini, o una combinazione delle stesse, è praticamente indifferente.

Il potenziale narrativo possiede, con i dovuti accorgimenti, la stessa enfasi descrittiva. E’ così che nasce la narrazione per immagini.

Oggigiorno è abbastanza semplice, per le nuove generazioni, disporre di strumenti importanti come una reflex. La fotografia digitale ha infatti abbattuto molti degli ostacoli all’esercizio dell’arte fotografica, rendendone possibile l’accesso in maniera pressoché illimitata. Il risultato più evidente è quello di una prostituzione della fotografia, vittima di un utilizzo smodato e privo di contenuti. Esatto, contenuti. Al di fuori del “semplice” scatto estemporano, attraverso il quale si dipinge su pellicola digitale un’istantanea, non bisogna dimenticare che la fotografia nasce come arte rappresentativa.

Essa soddisfa il bisogno di bloccare il tempo e catturare i ricordi ma, ancora prima, nasce dall’esigenza di comunicare. La foto è a tutti gli effetti un racconto, capace di suscitare nel suo lettore (chi la osserva) delle emozioni. Mi hanno sempre chiesto di esprimere un giudizio circa la capacità di uno o l’altro fotografo. Tralasciando i tecnicismi, più o meno necessari (odiosa la tendenza a trasformare qualsiasi cosa in un insieme di regole), il mio metro di giudizio è piuttosto la capacità di destare emozioni. Se osservo una foto e percepisco una sensazione, allora maggiore è la sua intensità maggiore è “bravura” del fotografo in questione. L’impressione personale andrebbe poi confrontata con l’intenzione originaria del fotografo stesso. Se le due dovessero combaciare perfettamente, siamo di fronte ad un vero e proprio artista della narrazione per immagini, eee…tanto di cappello!

La foto che vedete all’interno dell’articolo è stata scattata l’alba del giorno di capodanno (non contento dopo i festeggiamenti della notte, ho pensato bene di immortalare l’alba, piuttosto che dormire!). La foto, che cosa vi vuole raccontare? Prendetevi del tempo. Portatevi di fronte all’immagine, con lo sguardo all’altezza dello schermo, concentratevi. Proiettatevi su di essa, al punto da sentirvi parte dello scenario (non mi finite addosso allo schermo!): che cosa stanno “ascoltando” i vostri occhi? Siate sinceri nel rispondere.

Ecco invece la mia narrazione per immagini: le spalle all’obiettivo rappresentano l’intenzione di lasciarmi alle spalle una parte di me stesso e della mia vita, con l’intenzione di riprendere a camminare pensando al futuro. Ma il futuro, lo sappiamo, è per natura incerto e ricco di dubbi, a loro volta fonte di paura. In questo momento, tuttavia, non è la paura lo stato d’animo dominante. E’ la speranza, la fiducia, la (quasi) convinzione che ci sarà un “meglio” da scoprire. Ed allora l’alba, la nascita di un nuovo giorno, la luce verso la quale il mio sguardo è indirizzato, simbolo di un percorso da seguire che, per quanto difficile e irto di pericoli, è den definito. Non basta che mettersi in cammino per vedere dove conduce. Nel frattempo, vale la pena di godersi, estasiati, lo spettacolo di luce offerto dal sole di primo mattino. A new beginning!

Paragonate la vostra prima impressione con la mia descrizione. Corrispondono oppure no? Con quale intensità avete percepito questo messaggio? Se invece la foto vi ha parlato di altro, qual’è stato il racconto che avete ascoltato?

Matteo Malacaria

Appassionato di web communication, guerrilla marketing e pubblicità emozionale. Affascinato dalla comunicazione d’impresa, mentre della birra artigianale ci sono rimasto sotto. Qualsivoglia cosa nel tempo libero – se ne rimane.

2 COMMENTS

  1. L’articolo è affascinante. Non sono convinta che la capacità di impressionare in un istante sia sempre un valore aggiunto. Lo è per chi ha bisogno di comunicare e narrare e lo fa con l’immagine ma forse non per chi la fruisce. Di fronte ad una immagine si usa l’intelligenza simultanea, di fronte ad un testo scritto (o anche ad un racconto orale) si usa l’intelligenza di tipo sequenziale. Si suppone plausibilmente che l’intelligenza simultanea sia per molti aspetti più primitiva rispetto a quella sequenziale. E meno “potente”.(Raffaele Simone). Questo solo per dire che chi riceve il racconto in forma fotografica forse com-prende MENO della storia narrata e non PIU che se lo ricevesse in forma linguistica, orale o scritta, proprio per l’immediatezza dell’impressione che riceve. Naturalmente però è più libero nel ri-raccontarsi il racconto.
    insomma, ho solo dubbi 🙂
    ciao, marina

    • Partiamo dal tuo “è affascinante”. Grazie! 😉
      La risposta è prolissa, quindi immagino tu abbia fatto degli studi in questione o abbia avuto modo di leggere del materiale, che ti invito a condividere con me (e con i lettori) in quanto estremamente interessante. Perlomeno per me che amo la comunicazione, in TUTTE le forme!
      Venendo a noi: ovviamente, da appassionato di fotografia, è lapalissiano il mio schieramento a favore delle immagini nell’essere più espressive di altre forme più descrittive. E questo proprio per via dell’impatto con cui l’immagine ci trasmette, simultaneamente, una serie confusa ed agitata di pensieri.
      “Si suppone plausibilmente che l’intelligenza simultanea sia per molti aspetti più primitiva rispetto a quella sequenziale”. Perfetto: per me l’immagine condenza linguaggio razionale ed emotivo, e questa sua seconda componente attiene spesso a quanto di più “primitivo” riguarda noi stessi.
      Ah, dubium sapientiae initium, è il motto della mia università…alla grande! Cosa ne pensi?

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