Coerenza visiva del brand: ha ancora senso?

Una delle regole auree del marketing, tra le prima insegnate nelle facoltà e ai corsi di formazione, è una e una sola: un brand deve mantenere coerenza visiva, di linguaggio e di idee in tutte le forme comunicative verso il pubblico di riferimento. Questo precetto ha ancora un valore?

Secondo le congetture di marketing già consolidate, la coerenza visiva di un brand dovrebbe avere una valenza nel tempo (durevolezza) e nello spazio (abbracciare tutti i canali di comunicazione della marca).

È importante costruire una brand identity che sia visivamente coerente e che mandi un messaggio univoco a tutti gli utenti”: quante volte abbiamo sentito ripetere allo sfinimento questo mantra?

Nell’era della comunicazione liquida, della frammentazione dei canali e dell’overload delle informazioni, ha ancora senso parlare di brand identity coerente?

Non è, forse, giunto il momento di sperimentare nuovi approcci concettuali all’architettura visiva dei marchi?

È normale, corretto e condivisibile l’approccio dei grandi brand che spingono all’estremo la coerenza nella comunicazione dell’identità di marca? Un esempio?

T-Mobile e il colore rosa.

brand identity

Il rosa è il colore principale della brand identity del marchio. Risultato?

Un profilo Instagram costellato con tutte le possibili sfumature magenta per ricordare agli utenti che si, è proprio T-Mobile che scrive dall’altra parte della tastiera.

Il risultato di tutto ciò? Un Instagram feed costellato di contenuti rosa che, ad un primo sguardo, poco sembrano centrare con il core business della compagnia telefonica.

Ha senso tutto ciò? È davvero efficace pubblicare contenuti poco pertinenti legati esclusivamente da una matrice cromatica che trova giustificazione nella palette colori che veste il brand?

Basta tutto ciò per attirare gli utenti, fornire loro contenuti di valore e massimizzare l’engagement dei canali di comunicazione (social in particolare)?

Forse una riflessione attenta dovrebbe spingerci oltre queste considerazioni preconfezionate.

Gli utenti sono davvero attirati da una coerenza cromatica senza criterio o preferiscono contenuti che risultino di valore da altri punti di vista?

Forse la vera coerenza di un brand non passa attraverso una forzata omogeneità di colori, font, lettering ed altri elementi puramente visual.

Forse, gli utenti desiderano qualcosa di più.

Cosa? Una coerenza di valori di fondo che accompagna le azioni poste in essere da un brand.

Immagini, copy e iniziative volte ad esprimere le caratteristiche veramente distintive nell’azione quotidiana delle aziende, grandi o piccole che siano.

Come? Attraverso uno storytelling, visivo e/o testuale, che sia efficace, pensato, coerente e di valore.

Un manuale di utilizzo del marchio corposo e dettagliato non è più sufficiente a dettare la coerenza comunicativa di un marchio attraverso i vari media.

La brand identity è un concetto sempre più ampio che va oltre la comunicazione meramente visiva di un marchio e abbraccia aspetti diversi.

I brand parlano al proprio pubblico attraverso diversi canali, buona parte dei quali bidirezionali.

I social network e tutti new media del web 2.0 permetto alle aziende di entrare in comunicazione diretta con il brand. I feedback degli utenti sono diretti, immediati e senza filtri.

I clienti e potenziali tali si confrontano con i brand: questo aspetto ha implicazioni importanti che non possano essere tralasciate.

Se non vi è cultura aziendale di fondo che sia comune, se non esistono valori radicati, sentiti e condivisi, non saranno sufficienti i colori a rafforzare i valori di un marchio.

I nuovi media, con in testa i social network, permettono sperimentazioni con feedback immediati da questo punto di vista.

In particolare, Instagram, tra tutti i social network, è il canale principe per le sperimentazioni visive. Quale migliore ambito di test per condividere quotidianamente con i propri utenti i valori aziendali più intrinseci e reali?

Se è vero che i brand cercano di assomigliare di più alle persone, perché usare sempre e solo un colore? Le personalità sono poliedriche e la personificazione dei marchi passa anche attraverso questo: l’accettazione del fatto che ogni giorno non è uguale al precedente: i temi, i messaggi e il tone of voice può mutare in relazione alle diverse contingenze.

Dobbiamo sempre di più accettare il decadimento di vincoli, grafici e cromatici, che impediscano l’utilizzo di determinati contenuti perché ritenuti non adatti alla brand identity aziendale.

Lo sgretolamento dei tradizionali canoni comunicativi è già in atto per alcuni brand lungimiranti. Il terreno di conquista? Ovviamente Instagram, il canale social in cui le convenzioni vengono più facilmente messe in discussione.

Com’è possibile tutto ciò? Grazie alle persone.

Sì, perché non esiste modo migliore per parlare di valori che passare attraverso il ventaglio delle emozioni umane.

Alcuni esempi?

General Electric che, attraverso il suo profilo Instagram racconto il quotidiano lavoro del suo staff con gioie, successi, fatiche e traguardi: ogni progetto, anche il più grande e ambizioso, non troverebbe mai compimento senza l’impegno del singolo.

Perché i veri colori di un brand sono le persone che ogni giorno dedicato tempo ed energia all’azienda e la colorano di emozioni e vita vera.

Converse, invece, dal canto suo fa parlare le persone del proprio brand, ma in modo differente. Il marchio, infatti, utilizza gli User Generated Content degli utenti per mostrare il proprio stile, i prodotti e i valori del brand.

Persone normali, di tutto il mondo, di differenti etnie e di età diverse che interpretano secondo il proprio stile il marchio. Il risultato? Un melting pot colorato, efficace e coerente nella sua diversità intrinseca.

Sei pronto a cambiare approccio verso l’identità del tuo brand?

 

L’articolo è, gentilmente, offerto da PierPaolo Voci e Elena Mion

Lo Storytelling non si fa raccontando Storie

Ciò che viene raccontato all’interno delle “storie” è davvero reale? È possibile raccontare un fallimento senza ripercussioni negative sul proprio personal branding? Lo storytelling è verità?

Lo storytelling, ovvero raccontare una storia.

È sempre di più questa la cifra “stilistica” (e sociale?) della vita sul web e non solo.

Nella sostanza, lo storytelling è una tecnica di comunicazione che consiste nel raccontare una storia per attirare l’attenzione di uno specifico pubblico, veicolare verso quel pubblico il messaggio che la storia vuole trasferire e stimolare un determinato desiderio nei lettori o spettatori, persuadendoli a compiere una precisa azione. In poche parole: si tratta di persuadere raccontando una storia.

Nato in ambito branding, per dare valore a un marchio e alla relativa attività, lo storytelling è diventato uno strumento democratico, a disposizione di tutti, grazie alle funzionalità messe a disposizione degli utenti da tutti i principali social network.

Si tratta di “una tecnica” che, in quanto tale, presuppone l’utilizzo di sovrastrutture della realtà.

Tale metodologia, inoltre, fa leva su una naturale predisposizione del cervello umano a dedicate attenzione alle storie. Basti pensare, infatti, che da millenni le storie rappresentano la principale forma di trasmissione della conoscenza tra gli uomini.

Le persone, fin dai tempi antichi, si lasciavano guidare nella vita prendendo spunto da racconti fantastici, tramandati oralmente dagli anziani del villaggio. Quelle storie erano cariche di indicazioni pratiche e morali: guidavano i comportamenti. Sono passati millenni da allora, ma lo storytelling ha ancora un forte potere sulla mente umana. Le storie ci affascinano, ci ispirano e, di conseguenza, ci spingono ad agire in un determinato modo.

Nell’era di internet anche le stories si sono digitalizzate. In principio fu Snapchat, che per primo ha dato ai propri utenti la possibilità di creare contenuti che durano solo 24 ore. Fu poi la volta di Whatsapp, Facebook e soprattutto Instagram.

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Dalle origini, le Stories ne hanno fatta di strada: 150 milioni di utenti attivi giornalieri, un autentico canale di comunicazione alternativo e diretto.

Instagram, il canale d’eccellenza di fruizione delle stories, registra un 60% di tempo trascorso dagli utenti nella fruizione di queste ultime rispetto al 40% di tempo trascorso scorrendo il feed normale.

Comunicazione creativa e comunicazione narrativa sono solo due dei sinonimi spesso utilizzati per rappresentare lo storytellng.

Pensandoci bene, i termini “creazione” e “narrazione” rafforzano ancora una volta il concetto di determinazione di una storia non reale, ma fittizia, o quantomeno in grado di enfatizzare ed edulcorare la realtà.

A onor del vero, però, lo strumento delle stories dovrebbe permettere la condivisione della “vita vera” in tutte le sue sfumature all’interno dei canali social.

Se questo risulta accadere per quanto concerne la volontà degli utenti di mostrare gli aspetti positivi della loro vita, i momenti emozionati e i successi raggiunti, cosa accade in merito ai fallimenti?

Vengo raccontati all’interno dei social network? Se sì, come? Si tratta di contenuti che hanno successo tra gli utenti?

Proiessenza

Si tratta di un neologismo nato per spiegare il modo che una persona utilizza per mettere sé stesso “in narrazione” sul web. La proiessenza è “l’abitudine nel web a proiettare di sé non l’immagine rispondente al vero ma ciò che si ritiene essenziale: è la possibilità costante di ritoccare la propria identità con photoshop”.

Realtà raccontata vs. realtà vissuta

Le varie analisi e teorie relative al social media marketing ci insegnano a come gestire i al meglio i canali di comunicazione web per valorizzare i punti di forza di un’azienda e sottolineare gli elementi positivi per la gestione di un personal branding efficace.

Diverso, invece, è l’approccio per quanto concerne i fallimenti: come si racconta un insuccesso all’interno dei social network? Qual è la reazione degli utenti a riguardo?

Parlare di un fallimento è difficile, porta con sé un senso di frustrazione e sconfitta.

Tutti sbagliano, lo sappiamo bene, ma questo non gratifica né consola il protagonista di un errore. Non sana quel senso di frustrazione che coglie chiunque nel momento in cui compie il passo sbagliato.

L’errore è sempre in agguato. Nella vita privata e in quella professionale. C’è sempre qualche impresa positiva da ricordare. Il fallimento, invece, resta nei meandri nella coscienza.

Il primo passo per superare un insuccesso? Ammettere di aver sbagliato. Confessare a sé stessi di aver commesso una leggerezza è il primo passo verso l’accettazione dell’errore. I fallimenti e gli insuccessi dovrebbero avere un posto in prima fila nelle pubblicazioni quotidiani dei social network: l’essere umano ha bisogno di ammettere i propri errori per esorcizzarli e superarli.

Il valore di un insuccesso è proprio questo: l’opportunità di apprendere e migliorarsi. Hai sbagliato. Perché? E, soprattutto, come puoi risolvere il problema?

Raccontare il proprio fallimento può essere di esempio per gli altri utenti: tutti possono sbagliare e l’accettazione e la condivisione degli errori altrui porta le persone ad essere più clementi con sé stesse.

Racconta i tuoi successi, mostra la strada da non seguire, racconta il tuo errore. Perché ti sei trovato in questa condizione? Perché hai sbagliato? Come si può evitare questa situazione? Come si può impedire che riaccada?

Se riesci a condividere questi contenuti con gli altri utenti stai creando valore parlando della tua esperienza personale senza filtri e maschere.

La tendenza a raccontare la verità in tutte le sue sfumature, positive o negative che siano, sta iniziando ad essere riconosciuto come un punto di forza e viene sempre più apprezzata dagli utenti.

Basti pensare che l’hashtag #fail solo su Instagram conta quasi 10 milioni di post dedicati.

Sei pronto a raccontare i tuoi fallimenti?

 

L’articolo è, gentilmente, offerto da PierPaolo Voci e Elena Mion

Web design: come offrire una migliore UI/UX

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Oggi pubblichiamo un articolo in Inglese che gli amici di Toptal ci hanno chiesto, gentilmente, di ospitare sul nostro blog. L’articolo in questione è stato scritto dal designer Luboš Volkov.

Buona lettura e ancora grazie a Toptal che ci segue e ci onora con questa richiesta.


A Design Workflow Tutorial for Developers: Deliver Better UI/UX On Time

Working with a great designer or design team can be an invaluable asset to any team. With clear communication channels, and free-flowing co-operation, the designer should give you everything you need to speed up the building process and limit questions and confusion as much as possible.

What can you, the UX developer, do to ensure that the product you have built is delivered in a timely manner without sacrificing the quality of the user interface and user experience?

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My answer: Get your designers involved from day one, and keep them involved throughout the entire UI/UX development process. Make sure to establish clear communication lines and consistent messaging between developers and the designers.

Do You Have Everything You Need?

The worst thing that can happen during the implementation of any UI is __lack of communication between the designer and the developer __(unless they’re the same person). Some designers think their job is done once the PSD is sent over. But, that’s just wrong! You must create an always-on communication workflow that lasts beyond the delivery of the PSDs.

Projects where the designer just submits the design files, and the developer just implements them, are the projects that just fail.

In many cases, it will take time before the designers see the actual UI/UX design implementation. To their surprise, the build is often completely different from the initial submission. (This happened to me more than once. I have sent over source files with complete descriptions and interaction prototypes, but when I finally saw the project, months later, it had a different layout, different colors, and no interactions in place.)

Some designers might hate me for this, as this design workflow requires a lot of “extra” work on their side. However, creating and delivering full assets and information, in an organized way, is better for the project and the team as a whole.

If a developer has everything that they need in front of them, it will speed up the process. A clean PSD is just not enough.

What do you need to get the job done effectively and efficiently?

These are the assets that a developer should expect from the designer to bring a UI/UX design to implementation:

  • Resource file – The designer should place every element of the app in one file. This file should contain buttons, checkboxes, header styles, fonts, colors, etc. Basically, based on the information in this file, the developer should be able to recreate any interface from scratch. It’s much easier for a developer to export any element from a single PSD, than to search multiple files for it.
  • Assets – Make sure that developers get all the required assets, as source files should not be touched anymore.
  • Interaction prototypes – Days of “static screens” are long gone. Using smart interactions and animations, to smooth-out UX design workflow and implementation, is a common practice now. But, you can’t just say “this will slide in from the left” to a developer. The designer should create the actual prototype of that interaction. The prototype should include information like speed, velocity, etc., and the designer is expected to specify each of these values.
  • Naming convention – Request a file naming structure to keep things organized. It’ll make it easier for both of you to navigate files. (No one likes to have things hidden in a background folder.)
  • HDPI Resources – We live in “hard times”, with the huge density of the screens. Make sure that the designer will deliver images in all of the required resolutions, so your application will look crispy everywhere. Note: use as many vectors as possible; it’s going to help you a lot (svg).

If you do find something else missing during the implementation, don’t be afraid; ping the designer and ask for it. Never skip, and never skimp! You are members of the same team, and your job is to deliver the best possible product. If a designer fails, you fail as well.

Work In-Progress

Utilize your designers during the UI/UX development process. Don’t keep them in the sidelines expecting them to just “push the pixels.” A designer sees possible innovations even before the implementation starts. To take advantage of this, keep them in the loop. Provide them with access to see, and test, the work in progress. I’m well aware that no one likes to share unfinished projects. But, it is much easier to make changes in the middle of a build than at the end. Doing so may save you time and prevent unnecessary work. Once you give the designer a chance to test the project, ask him to compile a list of problems and solutions, and suggest improvements.

What to do when a developer has an idea that would change the look of an application? Discuss it with the designer, and never allow a developer to modify the design, without consulting the designer. This design workflow will assure that the build stays on track. A great designer has a reason for every element on the screen. Taking a single piece out, without understanding why it’s there, could ruin the user experience of the product.

UI/UX Design Project Management

Designers think that developers can bring a design to life in one day, or even in one hour. But, like great design, great development takes time and effort. Keep your anxious designer at bay by letting him see the progress of the build. Using external project management software, to make sure every revision is accounted for, is a great way to make sure you don’t miss important information discussed in an email conversation or a Skype session. And let’s be honest: sometimes changes and activities aren’t even communicated until they happen.

Whatever solution you use, be sure to choose one workflow process that the whole team will adopt and consistently use. On our team, I tried to push Basecamp because that’s what I was using, but our front-end developers thought it had limited features. They were already using other project management software to track bugs, progress, etc., such as JIRA, GitHub, and even Evernote. I understood that project tracking and management should be kept as simple as possible, so I migrated my UI design workflow to JIRA. I wanted make sure they understood my workflow and progress, but I did not want them to feel like design was another thing to manage.

Here are a few suggestions for a project management tool:

  • Basecamp – Tracks the progress of the design and development related tasks, and easily lets you export tasks. It also has a simple mobile client.
  • JIRA – A fully customizable platform where you can easily set up custom boards for different areas. For example, organize boards to track activities such as back-end, front-end, design, etc. I think the mobile client is a bit weak, but it is a great solution for bigger teams and includes a bug tracking feature.
  • Email – This is great for setting up a conversation or sending images. But please be careful if you use email for feedback. Things can easily get lost.

You can also try Trello and other project management software, but the most widely used in our industry are Basecamp and JIRA. Again, the most important thing is to find a project management system that everyone can use on a consistent basis, as otherwise it’s a moot point.

UX Design And Development Come Together

The designer and the developer are a powerful combination. Be sure to brainstorm UI and UX together as often as possible. Developers should be willing to help a designer conceive ideas, while a designer should have at least a basic knowledge of the technology that is being used.

Figure out the design workflow together. Don’t just blindly implement what your designers create. Be proactive, and create something that looks beautiful and has a great user experience, by taking advantage of your two different perspectives. Designers think outside of the box and see crazy animations, ideas, pixels, and buttons, while developers see the technology, speed bumps, and limits.

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In my experience, every designer is crazy about pixels and interesting concepts. But sometimes, a designer gets to a point when they have an idea, but the developer pushes back and says, “This isn’t going to work well once it’s implemented. There will be performance consumption issues”. Recently, I was looking to implement a modal window with a blurred background, but this blur caused heavy loading times. To solve this problem, the developer suggested using a regular, full color overlay, which loads faster and retains image quality. Designers, pay attention: Don’t compromise the user experience for the design.

Feedback Loop

Feedback from the designer is crucial, and it has to happen as often as possible. It’s probably the most time (and energy) consuming thing that you will do. But, you need to adopt it to be able to deliver perfect results. Here are couple of UX and UI design worklow tips on how to make your feedback perfect.

  • Be visual – Feedback needs to be as specific as possible. The best way to make it accurate is to take a simple screenshot and highlight a problem you want to fix. It would be even better if you had a pictures of a current implementation vs how it is supposed to look. Visual communication will eliminate 50% of the questions.
  • Be descriptive – Feedback should be accurate. You can’t just say “move this button up”. The designer must specify how many pixels a button should move, what padding should be used etc. Always include an explanation of the problem, and the appropriate solution for it. It’s going to take a lot of time, but it’s worth it.
  • Be patient – Keep in mind that the designer and the developers do not share the same focus. If developers don’t fully understand a designer’s idea, it can lead to confusion and bad decisions. In every case, both sides need to be patient and willing to help the other team members. It’s really tough sometimes, but it is a soft skill that every designer and developer should learn.

It’s pretty obvious that these things needs to be combined together to make them into a suitable design workflow. But, what tool can actually help you deliver the feedback?

  • Email – I’m not afraid to say that this is still the most common platform to deliver the feedback. It is totally fine to use it, if you will follow couple of simple rules.
    • First, use single email thread for your feedback. Don’t put every individual tweak to a new email with a different subject.
    • Second, create the list of fixes. Try to sit down and think about every tweak or fix you noticed.
    • And lastly, don’t send huge list at once. Try to break it down to smaller individual lists and go part by part.
  • Skype (Hangouts) – Voice is really powerful tool for the feedback. You can immediately ask and answer questions. But, make sure to take notes and sent over the follow up message (email) after the call.
  • Collaboration tools – To be honest, I’m not a big fan of collaboration tools. But, they have a big benefit. They help you to keep feedback in place. Asking and answering questions is fast, and it stays there forever.

Here are some of the great tools:

Feedback annotation:

Collaboration tools:

Conclusion

Establish a system and UI/UX design workflow that keeps the communication lines open throughout the design and development process. This will allow you to implement great ideas, forecast potential problems, and prioritize important issues.

The developer and the designer can create great things together as long as they are willing to work as a team. Learn from each other and design tutorials like this one!

Crediti foto di copertina

Toolkit per specialisti web: gli indispensabili

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Non sei uno specialista web se non hai un toolkit personale pronto per ogni evenienza.
Non vorrai mica farti trovare impreparato e fare una figura poco professionale o peggio non riuscire a concludere un lavoro commissionato.

Leggi il post e capirai come fare e quali sono le web App da me testate ed usate giudicate come indispensabili per lavorare dopo anni di onorato servizio online.

Sei uno specialista web presto ti troverai ad armeggiare con i web tools disponibili per realizzare prodotti-servizi. In questo post ti svelo quali sono quelli ritengo irrinunciabili tanto da averli sempre disponibili nella barra dei preferiti.

Chrome il browser per specialisti web

Prima però è doveroso dirti che per lavoro uso quotidianamente Chrome nella sua versione desktop il quale non solo offre un web store con estensioni realizzate da terzi ma garantisce altri servizi e prodotti professionali oltretutto gratuiti.
Li contraddistingue la facilità di utilizzo a fronte di risultati potenti ed altamente prestazionali.
Accedere da un unico account Google evita che ogni volta dobbiate accedere a servizi differenti. Ancora, di poter disporre di un’unica piattaforma di lavoro integrata e sincronizzata.

Come fare un toolkit con la barra dei preferiti

La barra dei Preferiti è quello strumento che consente di poter accedere rapidamente alle estensioni cliccando sulla loro icone. Un sapiente mix tra estensioni di terzi insieme a quelle di default by Google sono uno strumento di lavoro super.
Durante i processi di lavoro online ottimizzare le operazioni per mezzo delle barra preferiti migliorano al netto le prestazioni, riducono tempi, stress e aiutano nel realizzare prodotti-servizi web.                                                                 .

Il segreto quindi qualità Google a parte è di saper scegliere e selezionare le migliore applicazioni web nella barra preferiti affinché si possa avere una sorta di toolkit per ogni evenienza.

Come inserire le web application nella barra preferiti

Farlo non temere è un operazione facile ed immediata, come? O clicchi sulla stellina posta a destra nel ‘campo di ricerca’ o in alternativa è possibile trascinare il logo di una qualsivoglia pagina web direttamente nella barra Preferiti. Trovi qui le modalità di utilizzo della barra dei Preferiti per impararne l’uso, se trovi difficoltà non esitare, contattaci!

 

Toolkit by Shape Beyond Graphic 

  • Pixlr.com manipolare le immagini è fondamentale, questo Photo editor online è gratis e professionale.
  • Befunky.com di pari fama a Pixlr.com ma con qualche differenza, 2 gusti is meglio che one!
  • Onlinelogomaker.com all’apparenza serve per fare logo online ma è molto di più usalo insieme a Pixlr.xom vedrai che risultati!
  • Printfriendly.com converti in PDF qualsiasi pagina web o in versione stampa.
  • Italian.jotform.com i form non sono mai passati di moda non c’è utente che resista dal non riempirli di dati.
  • Iconmonstr.com le icone non hanno certo bisogno di presentazioni queste sono gratuite e personalizzabili.
  • Shutterstock.com, Pixabay.com, Pexels.com, Unsplash immagini gratis e professionali.
  • Google URL Shortener abbreviare i link non è mai stato così facile.
  • Jsfiddle.net HTML, CSS, JAVASCRIPT inseriscili e guarda il risultato, utile quando smanetti con il codice.
  • 0to255.com i colori non avranno più segreti.
  • Colorzilla.com per fare le radiografie ai colori e capire quali sono in uso su altre pagine web.ù
  • Google Drive 15 GB di spazio di archiviazione gratuito online per poter conservare tutto ciò che desideri: foto, articoli, progetti, disegni, registrazioni, video e tanto altro.
  • Google Documenti puoi scrivere, modificare e collaborare ovunque ti trovi gratuitamente.
  • Google Keep appunti e molto di più.
  • Presentazioni non ha bisogno di presentazioni.
  • WhatFont Tool per carpire il tipo di Font usato da qualsivoglia pagina web.
  • Vectr software di grafica vettoriale da usare anche online, gratis e per tutti i linguaggi operativi.

 

Perché ho scelto questo Toolkit

Sono tutte App rigorosamente gratuite affidabili e facili da adoperare sia che tu abbia una PMI o sei un libero professionista Freelance hai bisogno di strumenti professionali che garantiscano risultati a fronte del minor investimento di tempo possibile per utilizzarli.
Importante è che sia veloce apprenderne l’uso e facile ricordarselo ogni qual volta che li adopererete. I servizi by Google sono pressapoco insostituibili in fatto di qualità, prestazioni e garanzia di funzionamento, invece, se trovi dei prodotti migliori “fatti da terzi” rispetto ai suggeriti ovviamente non esitare ad adoperarli magari facceli conoscere lasciando un commento.
Tuttavia è bene ricordare che questi sono più suscettibili a chiusura, problemi tecnici, lunghi tempi di assistenza, estinzioni improvvise di talune funzionalità, passaggi da gratuito a pagamento rispetto a quelli di Google.

 

CONCLUSIONI


Organizzare il browser ed adibirlo a piattaforma di lavoro è un passo necessario se lavori sul web. Periodicamente sarà mia premura aggiornare questo post sostituendo o aggiungendo nuovi tool, estensioni e web application. Infine consiglio Chrome non per pubblicità ma perché è veloce, affidabile e figlio di Google, un nome una garanzia!
Conosci già adesso servizi-prodotti migliori? Usa i commenti per condividerli.

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Web Learning: Formazione online al tuo servizio

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Continua il nostro viaggio nella formazione online, questa volta però rivolta all’auto-formazione in campo informatico.

Perchè fare formazione online è utile

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La formazione online è un ottimo modo per aumentare la tua autorevolezza nel web come i tuoi introiti, ci hai mai pensato?

Un ottimo metodo per far crescere contemporaneamente le tue competenze e le entrate economiche è fare formazione online; perciò se sei uno specialista che ha maturato sufficienti conoscenze per fare un corso web è un’opportunità sicuramente da valutare.
Per insegnare ci vuole metodo e passione ma fortunatamente il web oggi offre ottime chance di affiancamento per diventare docente. Girovagando per la rete ho trovato molti esempi di scuole, accademie, portali con la medesima finalità: formare.
Talune offrono la duplice possibilità di frequentare corsi come di realizzarli mentre altre solo di fruirli, grossomodo quasi tutte concludono i percorsi formativi con attestati.

Resta incollato davanti al monitor ne vedremo delle belle!

Apprendere non è mai stato così facile

Video tutorial, insegnamenti pragmatici ed essenziali, tutor specializzati sempre disponibili e reperibili sono solo alcuni degli aspetti peculiari per cui ti suggerisco di saggiare se non l’hai mai fatto un corso online.
E’ un’esperienza senz’altro consigliabile anche in virtù del basso costo con cui vengono offerti. Provare non è difficile, alcune piattaforme consentono addirittura di testare corsi professionali gratuitamente cosicché si possa: provare per credere!

I vantaggi di fare web learning

Volete mettere la possibilità di poter fruire del corso quando e come desiderate?
Decidere i tempi per l’apprendimento ed essere autonomi questo è il web learning.
Il discente è libero di gestirsi da solo pur rimanendo padrone appunto del tuo tempo prezioso. Studiare online è un vantaggio non di certo una forma minore di istruzione.

La formazione tascabile

I tuoi corsi saranno sempre con te su Pc, smartphone o tablet apprendere non è mai stato così facile. Sei tu a dare il ritmo al tuo studio senza imposizione alcuna che esuli dalle competenze dei corsi.
Ci stai facendo un pensierino? Un portale di formazione online economico che ti suggerisco perché propone una valida offerta formativa è Accademia Domani, i suoi corsi sono offerti addirittura su Groupon ma vanta anche offerte low cost per gli iscritti alla newsletter.
L’ultimo corso, invece, che ho avuto modo di provare è stato su Life Learning è l’ho trovato facile da seguire e dal taglio assai pratico. Ancora, frutto della navigazione dell’ultimo minuto mi sono imbattuto in Webipedia.it dai pacchetti assai interessanti se il tuo obiettivo è avere una presenza online e dalla formula innovativa, pensa acquistato un video corso sarà tuo per sempre aggiornamenti futuri compresi, wow!

Non è pubblicità occulta

Non temere ho l’occhio clinico per giudicare un servizio di formazione online ma sono anche un consumatore seriale di corsi. Sono uno specialista in Web Learning design, se hai bisogno di un aiuto nello scegliere un corso di formazione contattami.
Scrivimi anche nei commenti o sui social media, magari anche sulla pagina Facebook risposte quanto prima garantite!

Il web learning è anche un’opportunità di crescita per le imprese.

Formazione per aziende e PMI

Hai un’azienda? Il web learning è l’alleato ideale per far crescere il potenziale del tuo team attraverso la formazione, ciascun dipendente avrà gli stessi vantaggi che ho appena riportato inoltre potrai monitorare i risultati, lo studio e l’impegno dei tuoi dipendenti.

Oramai la formazione in aula è superata, inoltre le librerie di corsi online sono sterminate ed i corsi sempre disponibili. Un personale formato e costantemente aggiornato non solo è più soddisfatto ma è anche più produttivo. Per il datore di lavoro che eroga formazione quindi la formazione è solo un investimento, una risorsa dagli indubbi benefici attira welfare aziendale.

 

CONCLUSIONI


Il web learning alias formazione online è frutto di un lungo percorso di sviluppo che ha avuto origine dall’antenata e-learning; essendo costantemente interfacciato con la tecnologia migliora progressivamente visto che ne segue l’evoluzione parallelamente e da vicino.
In futuro la sua evoluzione sarà tesa ad accorciare sempre più la distanza tra teoria e pratica. Non sono certo lontani i tempi in cui si fonderanno insieme consentendoci di imparare mentre stiamo facendo (learning by doing) semplicemente emulando o per mezzo di dinamiche sempre più vicine a simulazioni/ esercitazioni di tipo addestrativo e di tipo immersivo attraverso modalità just in time.

L’obiettivo che la formazione online ha nel mirino quindi non è certo ambizioso ed è già adesso palesato: cambiare il modo in cui le persone imparano!

Crediti foto

Yoast plugin amico dei blogger poi dei contenuti

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Yoast plugin: se lo usi esclusivamente per fare SEO sei proprio fuori strada mentre se lo adoperi per avere un ausilio di contributo utile all’apprendere a fare il blogger può essere un valido aiuto.

In questi giorni ho visto video, letto post, ascoltato podcast che si prodigavano nel giudicare Yoast, Plugin dedicato al fare SEO corretto per chi pratica blogging e content marketing facendo riferimento in particolare al suo valore presunto tale da essere ritenuto utile o meno per ottenere il miglior posizionamento possibile nelle SERP.