Marketing sociale: come differenziare la differenziata! 3 Consigli su come gestire la comunicazione.

 

Parlando di marketing sociale è inevitabile discutere anche del problema della gestione dei rifiuti che puzza e non per il contenuto dei sacchetti, ma per le mani che spesso se ne impossessano.

Ecco, io non lo farò. Cercherò di fare una disamina da un punto di vista comunicativo propositivo e organizzativo.

E’ risaputo che l’Italia sta ora cercando di recuperare i ritardi del passato, ma ancora non ci possiamo paragonare ai paesi del nord più evoluti. Non sono bastate le campagne pubblicitarie che indicavano un pericolo per il futuro dei nostri figli (ricordate quel povero bambino su cui piovevano pomodori marci, uova, bucce di banane? cosa che neanche a Gigi d’Alessio dopo un suo concerto) eppure, dando un’occhiata in giro per le nostre strade, il futuro non è poi così lontano.

Ma cos’è che concretamente ci impedisce di fare la raccolta differenziata?

Ho chiesto ad alcune famiglie catanzaresi quale fosse il loro rapporto con il fenomeno in esame. Tra le loro risposte, nonostante i buoni propositi (persone che escono da casa con 5 buste di materiali diversi e che devono cimentarsi nell’ardua impresa di rintracciare i vari cassonetti e sperare di non trovarli traboccanti di qualsiasi genere di rifiuto), è emersa una totale sfiducia nei confronti dell’amministrazione comunale; il dubbio che anche i rifiuti differenziati vengano poi conferiti nella discarica insieme a tutto il resto, è presente nella testa di molti cittadini.

marketing-sociale-raccolta-differenziataBene, io non voglio crederci. A tal proposito, per fugare ogni dubbio, inviterei l’amministrazione comunale a fare chiarezza su questo punto, indicando con trasparenza (cosa che troppo spesso manca) il percorso preciso della differenziata e le imprese che se ne occupano, rendendo partecipe la popolazione attraverso la spiegazione di ogni fase e sottolineando l’importanza del processo di riciclo. Si potrebbero organizzare anche gite scolastiche al fine di far capire l’importanza dei vari passaggi e anche per dare risposta a coloro i quali si fanno scudo dell’assioma “se non vedo non credo”.

Inoltre si potrebbe parlare delle ultime tecnologie per la raccolta differenziata 2.0, ad esempio a Capannori, in provincia di Lucca, usano dei sacchetti con transponder, un microchip che permette di ricostruire la tracciabilità dei rifiuti e quindi di stabilire quali siano le famiglie virtuose e quali no, attribuendo conseguenti sconti o sanzioni.

Per Catanzaro, questa, è una visione ancora troppo ambiziosa, perché bisogna fare un passo indietro e ripartire dall’inizio con la fase di sensibilizzazione e bisogna instillare, nella popolazione tutta, l’idea che fare la raccolta differenziata è fondamentale perché è una necessità che porterebbe prima di tutto un beneficio a noi stessi e non perché si tratta di un’asettica imposizione dall’alto.

Poi si dovrebbe passare alla seconda fase: quella informativa e comunicativa. Innanzitutto non deve succedere che se io ho un piatto di plastica, non riesca a capire dove lo devo conferire perché mancano indicazioni in merito, l’unica indicazione è fornita sui piatti di carta (forse nella dicitura “piatti di carta” è compreso qualsiasi tipo di piatto monouso? In ogni caso non va bene, questo crea confusione). Quindi informazioni e istruzioni precise e dettagliate, il tutto condito da un’adeguata comunicazione:

  1. Brochure informative;
  2. Spot;
  3. Creazione di un sito e di una pagina Facebook apposita che svolga le attività di sportello informativo in cui i cittadini possano chiarirsi i dubbi relativi al conferimento;
  4. Creazione (o riapertura) di uno sportello informativo, non virtuale, che venga incontro alle esigenze di chi non dispone di un collegamento ad internet.

Inoltre, sul sito del comune di Catanzaro vi è l’indicazione che dalla primavera 2015 sarebbe partita la raccolta “porta a porta”, a quanto ho potuto constatare, questo ancora non avviene ed è un peccato perché, in base ai dati statistici, è il metodo più efficace per incrementare la differenziata.

Terza ed ultima fase: capiterà sempre che la sensibilizzazione non attecchirà su tutte le coscienze e a quel punto entra in azione la coercibilità: multe e richiami devono essere gli alleati più preziosi di cui le amministrazioni comunali si devono avvalere. A tal fine può essere utile il transponder di cui parlavo prima, o come avviene a Firenze, attraverso cassonetti che si aprono solo con chiavette identificative per ogni residente.

Queste tre fasi devono integrarsi e cooperare; non ci può essere sanzione se non c’è informazione e non ci può essere informazione se non c’è prima la sensibilizzazione.

Ci auguriamo che tutti i cittadini e l’amministrazione comunale in primis, si adoperino per porre rimedio a questa falla che potrebbe costare molto cara a Catanzaro e ai suoi abitanti.

Crediti foto interna

 

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