Come promuovere una processione religiosa: trucchi e miracoli di marketing

 

I grandi esperti di marketing hanno già capito da tempo  il forte potere comunicativo delle processioni religiose. Quando i pubblicitari realizzano una campagna promozionale, attingono molto da ciò che è stato pionieristicamente apportato nei riti religiosi:

  1. utilizzo di bandiere e stendardi
  2. creazione di un logo semplice ma unico (come è la croce)
  3. abbigliamenti distintivi
  4. slogan

Ma che succede quando è la processione stessa ad aver bisogno di una spinta?

La “Naca“, col susseguirsi degli anni, ha avuto un calo netto in termini di partecipazione proprio da parte del suo zoccolo duro: i catanzaresi.

Chiedendo un po’ in giro tra i giovani che abitano i tre colli cosa pensassero della Naca, la risposta più frequente che mi è stata data è :“ajalà paccu, bloccano menza città pe’ nu pomeriggiu sanu” (trad.”caspiterina che palla al piede, bloccano metà della città per un pomeriggio intero”. Eppure se chiedi ai giovani di Siviglia cosa pensano della “Semana Santa”, i disagi provocati dai negozi chiusi, dalla viabilità interrotta, dai musei e biblioteche  ad orario ridotto, non destano loro la benché minima preoccupazione, ne parlano solo con l’orgoglio e il vanto che dovrebbe rievocare una liturgia così intrisa di significato, così legata alle radici culturali, così distintiva di un territorio, di una comunità.

Mi piacerebbe che anche i catanzaresi, così attenti alle tradizioni, parlassero in questi termini della nostra Naca.

Da questo punto di partenza è nata l’idea di alcuni consigli per cercare di dare visibilità e per sollecitare la partecipazione a questo evento.

  1. Coinvolgimento della popolazione tutta, attraverso l’organizzazione, la preparazione e l’interpretazione dell’evento, cercando di valorizzare anche le celebrazioni del Giovedì. In alcune città d’Italia, durante il Giovedì Santo, le processioni vengono accompagnate da varie bande musicali e salutate da imponenti giochi pirotecnici, nel frattempo le strade della città brulicano di bancarelle, venditori ambulanti, palloncini. Tutto ciò contribuirebbe ad un coinvolgimento più capillare.
  2. Ricostruzione dell’ambito commerciale del tempo, con la conseguente valorizzazione dell’artigianato locale.
  3. Sponsorizzazione attraverso canali non prettamente religiosi e non esclusivamente locali. Ad esempio la Settimana Santa di Caltanissetta (ormai conosciuta in tutta Italia e oltre) ha un sito ufficiale (comprensivo di storia, programma, informazioni sulle associazioni che la promuovono, contatti…) e una pagina facebook. Averli sarebbe già un buon punto di partenza.
  4. Prodotti tipici. Prodotti tipici ovunque. Prodotti tipici come se piovesse. Magari organizzando degli stand il Giovedì, ricostruire le osterie e le locande,  anche riaprendo le cantine dei vecchi palazzi. Abbiamo questi prodotti peculiari, sfruttiamoli e facciamoli conoscere!
  5. Realizzazione di pacchetti vacanze di quattro/cinque giorni, finalizzati alla partecipazione alla Naca, con visite guidate nei posti più caratteristici e suggestivi di Catanzaro e zone limitrofe. La conseguente creazione di un sito web con i dettagli dei pacchetti, i collegamenti con gli albergatori che li propongono, una descrizione della processione, una sezione dedicata alle foto d’epoca, le descrizioni e le immagini dei posti da visitare

A questo punto, passiamo ai consigli sulle case de non fare assolutamente:

  1. Non è auspicabile vedere il centurione romano al cellulare o che grida all’amico al lato della strada: “oèè com’è? Ala casa? Stanno tutti bonu?, salutami a mugghieritta” (trad. “ehilà come stai? A casa tutti bene? Salutami tua moglie”).
  2. Non mutuare gli esempi di altri comuni calabresi ricorrendo ad inchini vari sotto casa di certi peronaggi. Sarebbe il metodo più veloce ed efficace per dare risonanza nazionale all’evento, ma allo stesso tempo arrecherebbe un’onta difficile da rimuovere.
  3. Non cedere per almeno quattro giorni al pessimismo cosmico del catanzarese, roba che Leopardi a confronto sembra Tonino Guerra col suo tormentone. “L’ottimismo è il profumo della vita”. Catanzaro è una bella città con una cultura e delle usanze caratteristiche e interessanti e noi ci dobbiamo abituare all’idea.
  4. Se le vie per raggiungere il centro sono chiuse al traffico, tenere la funicolare chiusa è un po’ come curare il mal di gola con il fumo, mangiare le bucce dei pomodori con la colite, curare la congiuntivite con la sabbia, mettersi il profumo sulle ascelle maleodoranti, coprire i brufoli con tre strati di fondotinta, insomma un atto di autolesionismo acuto. Se proprio non si riesce a riparare, è necessario e fondamentale organizzare navette, pullman, scuolabus, pattini, risciò, ganci da traino, qualsiasi cosa purché si possa facilmente raggiungere il centro. Altrimenti tutti gli sforzi per far conoscere questa tradizione risulteranno vani.

 

Vi è l’esigenza di ripartire dalla consapevolezza  che la Naca non potrà mai avere un forte potere attrattivo, e quindi valicare i confini della città, fin quando i cittadini stessi (religiosi, atei, amanti del folklore, curiosi) non la riconosceranno come elemento pregnante della propria cultura, delle proprie tradizioni, della propria storia e promuoverla in tal senso. Conoscere e sostenere le proprie radici storico-culturali darebbe nuovo lustro ad una città che ha un assoluto bisogno di ripartire.

Crediti foto

 

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