Social network: Look up- A spoken word film for a online generation

E’ il video che in pochissimi giorni ha fatto milioni di visualizzazioni. E’ l’ennessimo monito alla comunità “socialnetworkizzata”, un tentativo di mettere in guardia i fanatici, consapevoli e non, dal rischio di perdere definitivamente e irrimediabilmente ogni contatto con la vita reale e lo spazio individuale di intimità. Non è il primo, nè sarà l’ultimo. E’ toccante ed è poetico. Sì, poetico, perché Gary Turk, autore, attore e direttore del video, descrive le scene attraverso un testo in rima baciata.

Mette in luce aspetti che ho già avuto modo di esporre, la social-izzazione della vita privata, la prostituzione dei sentimenti e la falsificazione delle dinamiche relazionali con l’altro; ma aggiunge qualcosa in più che magari ho trattato solo marginalmente: l’ovvia perdita del contesto esterno.

 

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Teste chinate in ogni luogo, nei mezzi pubblici, alle fermate, nei bar, nei pub, per strada… ovunque! Come può, questo agire consentirci di cogliere i momenti (belli e brutti) che lo spazio, che occupiamo, ci offre? Non si tratta solo di apprezzare il paesaggio, uno sguardo con uno sconosciuto che incrociamo per strada, una stretta di mano  al cameriere, che ci ha servito per tutta la durata del pranzo, si tratta di questo e di tutto quello che non possiamo immaginare di poter vivere e vedere, perchè inevitabilmente, chiudendo le porte della nostra pura socialità, non abbiamo la benché minima possibilità di permettere all’incognita, all’ignoto e all’imprevisto, di manifestarsi.

Contrariamente a quello cui effettivamente ambiscono, i social, chiudono le porte alla creazione di  comunità.

Crediamo di far parte di qualcosa, perché ne condividiamo i contenuti e tutte le vacue apparenze.

E’ un po’ un assuefazione al nulla assoluto, al vuoto, quello stesso vuoto che ci fa sentire soli e in attesa di qualcuno che ci comprenda. Ma senza risultati: “Un mondo pieno di egoismo, narcisismo, auto-promozione, dove tutti condividiamo i nostri “pezzi migliori”, ma non le emozioni (…)  bramando adulazione e riconoscimento. Facciamo finta di non vedere l’isolamento sociale in cui siamo. Mettiamo le parole in vetrina mentre spegniamo le nostre vite opache, non sapendo nemmeno se qualcuno è connesso per vederle (…)

E’ una partita che deve essere giocata nell’istante: esser presenti, nel presente! Usare i nostri scontatissimi sensi, qui e ora.

Questi sono i suoi consigli:

  • Quindi alza gli occhi dal telefonino, spegni il display.
  • Non sprecare la tua vita impigliato nella rete,

perché quando arriva la fine non c’è niente di peggio del rimpianto.

  • Smetti di vedere questo video.
  • Vivi la vita davvero.

Il mio unico e spassionato consiglio:

  • Non fare in modo che siano gli altri a dirti come comportarti con te stesso, con gli altri e con la natura (sintetica o meno che sia).

Perchè anche se il messaggio con tutta la sua “emozionalità” colpisce nel profondo, una consapevolezza, che tutti noi abbiamo maturato, sfrutta quegli stessi veicoli di comunicazione, propagini del nostro stesso vivere, senza i quali il video non avrebbe avuto una simile, virale diffusione. E’ il paradosso dei paradossi, e se da un lato credo che così detto, sia un fenomeno incontestabile (la necessità di riappropriarsi di qualche legame vero con la VITA) dall’altro, non riesco a non vederci un perverso senso dell’umorismo.
Un po’ come un macellaio che dichiara pubblicamente il suo disappunto per il massacro degli agnellini, durante il periodo pasquale.

Anche se un po’ imprecisa (a tratti)  qui troverete una traduzione completa del video 

Crediti foto

Laura Trapasso

Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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