Non so se ve ne siete accorti ma siamo in campagna elettorale da…  da sempre. Mastichiamo esperimenti di comunicazione politica ogni ora delle nostre giornate. Telegiornali, carta stampata e social network sono in fermento.

 

Tra personalizzazione della politica, attenzione mediatica su temi irrilevanti, temi importanti annebbiati dalle aspre critiche di opposizione e militanti vari, fazioni di fazioni di fazioni di estremisti non politicanti che vogliono fare i politici per cacciare i politici… non si capisce veramente nulla.

Una sola cosa è certa: di programmi nemmeno l’ombra e quella politica del “fare” continua ad apparire un sogno mistico nonché un risultato irraggiungibile.

In parte per colpa (o per il merito) di una comunicazione eccessivamente confusa e dedita al “fai da te”. Grazie Internet, grazie social network e grazie blog, avete moltiplicato le voci del coro, ma non avete avuto l’accortezza di porre dei limiti al potere di “parlare”.
Forse la comunicazione è una delle discipline che dalla dottrina riceve più spunti, analisi e contributi. Non si può ridurre, il discorso “sui discorsi” a qualche semplice regola, né pretendere che queste siano univoche e valevoli per qualsivoglia argomento.

La comunicazione politica riveste un carattere ancor più complesso perché oltre ad assolvere alla sua naturale funzione, di mettere in “contatto” mittente e destinatario del un messaggio, ambisce a far sì che quel destinatario diventi esso stesso veicolo di diffusione (oltre che elettore e sostenitore). Si tratta agire nel sistema politico in modo da ottenere visibilità, operare adeguate scelte per l’ingresso nei vari mass media e coinvolgere, spesso manipolandoli, i cittadini.
E’ chiaro che con queste premesse, chi si occupa di fare comunicazione politica, da dietro le quinte e in scena, deve avere un bagaglio di conoscenze ed esperienze che va dalla scienze della comunicazione, sociologia, psicologia sociale, antropologia, semiotica, statistica, massmediologia e scienze politiche.
In periodi di elezioni la loro presenza è più cospicua. E non è un caso che gli esperti di comunicazione politica provengano dal mondo del marketing e delle pubbliche relazioni. Non si limitano a produrre quei noiosissimi e fastidiosissimi sondaggi di opinione, ma il più delle volte sono chiamati a produrre veri e propri piani per la conquista del mondo!
Il rapporto con i media, quelli con il sistema istituzionale, il linguaggio dei candidati in pubblico, la loro immagine, ogni cosa, non è frutto del caso, ma è il risultato di strategie ben definite.
Oggi, come primo passo,  per iniziare con voi un cammino verso una più precisa ricostruzione degli elementi essenziali della comunicazione politica ho preferito
Come comunicano tali esperti, ossia qual è il modus operandi, con quali strategie elaborano i loro “discorsi”. Per farlo mi è bastato rivolgermi alle più che famose “5 W del giornalismo” con mia estrema sorpresa, ho scoperto che in fondo sono 8.

Basta tenere a mente queste semplici regole e il gioco è fatto. E se poi dietro hai una strategia elaborata sulle basi di un piano di comunicazione dettagliato e preciso, sai che quello che dirai non sarà né fine a sé stesso né (solo) per amore del “vero“.

  • WHO –chi
    E’ possibile studiare queste categorie sia dal punto di vista della costruzione del discorso generale sul personaggio politico che, di volta in volta, analizzare i contenuti ai quali fa riferimento nei suoi discorsi.

    A-Sono Pinco Panco e vi prometto un arcobaleno solo di grigi metalizzati
    B-Sono Pinco Panco e vi dico che Panco Pinco  non vuole gli arcobaleni che vi ho promesso

    Si agisce su più canali, l’immagine di sé, la gestualità del corpo, l’abbigliamento, stralci di vita privata (violata) che mostrano a seconda dei casi una facciata positiva e una totalmente negativa. (Indovinate un po’ a chi tocca quella negativa?)

  • WHAT –cosa

    A-gli arcobaleni di cui sopra
    B- i non arcobaleni

    Qui la fantasia si spreca, chilometri e chilometri di inchiostro per metri cubi di idiozie e false speranza ma che, se dette bene, vendono! (E come!).

  • WHEN –quando

    A- (Ovviamente) subito (anzi non subito, solo dopo che mi avrete eletto)
    B-Panco Pinco, fino ad ora non è stato in grado di darvi quanto necessario (gli arcobaleni)

    In questo caso la determinazione dell’arco temporale deve esser ben definita e sottolineata, intanto perché il passato è cosa certa ed è più facile far vedere agli altri cosa non è stato e cosa potrebbe ancora essere.

  • WHERE –doveA-Pinco Panco lo promette qui, che è meglio
    B-Panco Pinco lo aveva promesso lì…e avete visto che cosa ha combinatoGiocare con le parole è bello, ma quando lo puoi fare con i fatti da molte più soddisfazioni.
  • WHY- perchéQui, nel caso della comunicazione politica, si tratta di giocare un po’ di demagogia, è un passo oltre il WHAT ed è il luogo in cui più si sbizzarriscono gli esperti e i politici stessi, perché è facile dire vi do gli arcobaleni ma non lo è altrettanto dire il perché (soprattutto se l’obiettivo finale non riguarda la vita pubblica dei cittadini ma le ambizioni personali di Pinco Panco e Panco Pinco)

    Le seguenti, sono invece estrapolate dal catalogo elaborato da Tommaso D’Aquino in virtù dei suoi studi sugli elementi fondamentali che muovono l’azione morale (Summa Theologiae) . Prese nel complesso le otto tipologie riescono a “standardizzare” gli aspetti di un discorso ed edificare un chiaro complesso di regole che riguardano il soggetto dell’azione, l’oggetto, la sua iscrizione nel tempo e nello spazio e le modalità con cui spingersi nella direzione del destinatario.

  • QUANTUM –quanto
  • QUOMODO –in che modo
  • QUIBUS AUXILIIS –con quali mezziQuesti ultimi tre elementi sono il corollario del “dire” e forniscono delle informazioni più dettagliate a i più puntigliosi, ai più interessati, agli oppositori che vogliano attaccare e ribattere , per i media che desiderino approfondire, per gli elettori che sono ancora in grado di pensare.
    Un programma politico, così come un semplice discorso, anche una sola intervista televisiva non dovrebbe prescindere da questi dati. Per farlo LORO, i big della politica si servono di squadre di esperti… chi non lo fa, non arriva mai ad attirare l’attenzione.

Far combaciare verità e trasparenza con la ricerca del consenso, poi, è un’altra storia e magari te ne parlerò la prossima volta.

Ho sovrastimato forse, il rapporto di interconnessione tra comunicazione politica e regole del “giornalismo”? Quali delle categorie elencate risulta essere di troppo (o di meno) rispetto all’idea che voi avete di comunicazione politica?

crediti foto

Laura Trapasso

Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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