Nel mondo dell’advertising (pubblicità) che vorrei, spazio privilegiato dovrebbe esser dedicato alle campagne di sensibilizzazione sociale.

Perché non approfittare delle capacità e dell’autorevolezza maturata, nel campo della comunicazione, per dare un messaggio differente o per  veicolare ipotesi di miglioramento di una società in perenne tensione e contrazione? Perché non farlo attraverso le strategie di advertising? 

Al di là di un ideale di utopistica estrazione, chi si occupa di pubblicità è inserito in una realtà che delle volte ha del diabolico, in quanto raccoglie in sé tutte quelle conoscenze e sotterfugi per manipolare subdolamente un consumatore, esperto e preparato. Il trucco risiede (ormai) proprio nelle capacità di raggirarlo e, sovente  di premiarlo con un prodotto che è l’unione tra il bisogno reale e il bisogno fittizio, tra la necessità fisiologica e quella ludica.

E’ proprio in questo ambito che si muove il marketing non convenzionale e in tutte le sue forme per attirare l’attenzione di un “prosumer” annoiato,  consapevole della sostituibilità dell’intera gamma del “paniere di beni”.

Per colpire sotto la soglia di percezione sono necessarie quantità smisurate di emozioni: è l’unico modo per guadagnarsi un”nullaosta” …
ed è quello che ha permesso alla campagna di Nar Mobile (Azerfon) di guadagnarsi una nomina ad uno dei più importanti festival  della creatività  “Cannes Lions International Festival of Creativity 2014” .

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La compagnia ha creato un prodotto intelligente, utile e innovativo e lo ha collegato ad un tema di forte impatto sociale. Unire business e solidarietà non è un gioco semplice e talvolta non raggiunge l’obiettivo sperato.

E’ un braccialetto che consente di connettere due smartphone e donare quel poco di “carica” che basta per sopravvivere fino alla fine della giornata. Contestualmente ha creato un App per individuare il donatore più vicino.

Perché?

Per sottolineare l’importanza delle donazioni … di sangue in un paese (l’Azerbaijan) con il più alto numero di neonati affetti da talassemia.

In poco tempo, Donor Cabel Project, in virtù di una strategia volta ad una solidarietà premiata, ha moltiplicato  il numero di donatori di sangue, in tutto il territorio nazionale ha superato il 330%.

La campagna ha funzionato (magari anche gli introiti dell’azienda e quelli dell’agenzia che ne ha curato il concept) e ha scovato un modo semplice e coinvolgente per tentare di dare una soluzione plausibile ad una tra le tante isssues che la vita gli ha  imposto.

E sì, gli spot che vorrei hanno il sapore di una società più attenta agli altri, una società che, pur nelle sue contraddizioni, sente ancora il bisogno di aiutare gli altri perché elementi imprescindibili del proprio vivere.

Troppo emotiva? Troppo poco businessman? O troppo lontana dalla realtà? Dimmelo tu!

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