Da che mondo è mondo, l’essere umano utilizza il proprio corpo per comunicare. Poi è stata la volta della pubblicità, che attraverso un bombardamento a tappeto di immagini subliminali e palesi riferimenti sessuali ha trasformato la comunicazione in esibizione del corpo.

Ero intento ad osservare — con interesse, misto ad un pizzico di orrore — una serie di immagini relative a campagne pubblicitarie della più svariata natura, quando la mia mente ha partorito questo articolo. Tante campagne, un elemento comune: la volgarità, pardon… l’esibizione del corpo. Quell’antiestetica carrellata di grafiche ha ha iniziato a martellarmi incessantemente con una domanda, che condivido con voi: cosa comunica l’esibizione del corpo? può essere effettivamente un mezzo di comunicazione?

la-comunicazionePartiamo dal presupposto che la comunicazione non ammette limiti di forma. Per fortuna, direi, perché è uno spasso scoprire quante cose nuove può regalarci giorno dopo giorno. Le sue rappresentazioni più comuni sono il linguaggio verbale e quello visuale, ma anche il non verbale — del quale prometto di narrarvi presto — vuole la sua parte. E’ a questo punto che interviene il corpo umano, il quale da sempre ha aiutato l’essere umano a dare consistenza ai proprio bisogni comunicativi. Un tempo succedeva per mancanza di alternative, oggi succede perché ci aiuta a trasmettere informazioni che ci sarebbe difficile comunicare altrimenti. Penso ad un viaggio in terra straniera dove, mancando la conoscenza della lingua, il corpo diventa giocoforza la nostra ancora di salvataggio, alla quale aggrapparci per non affondare nel mare dell’isolamento. Ed allora via ad un gesticolare confuso e articolato, apparentemente privo di significato (eccezion fatta per l’immagine bizzarra che trasmette a chi osserva dall’esterno), nel quale — bisogna ammetterlo — noi italiani spacchiamo di brutto.

Purtroppo però, nonostante il corpo umano sia qualcosa di sacro, tempio dell’anima e dell’individualità, rimane un “oggetto sociale”. Espressione dura da mandare giù, soprattutto perché in poche parole distrugge il senso di privacy ed intimità che siamo invece convinti di avere, di possedere, da soli con noi stessi e col nostro corpo. Ben lontani dal momento in cui andremo a vivere felici e contenti, ciascuno nella sua isola tropicale, in esclusiva compagnia di un pallone dalle fattezze umane chiamato amichevolmente Mr. Wilson, dobbiamo accettare con lucidità il fatto che il corpo umano ci appartiene ma, allo stesso tempo, esso esiste e si definisce in funzione delle cose e delle persone con cui entra in contatto, in funzione della società in cui viviamo.

Una società nella quale — senza troppo arzigogolare — l’espressione “comunicazione del corpo” ha spostato l’accento sulla parola “esibizione”. Una passerellala-comunicazione sulla quale il corpo cessa di essere elemento di culto, di curiosità velata da interesse, divenendo mero oggetto fine a sé stesso. Uno strumento piuttosto che un mezzo, il quale, privato della capacità di comunicare, viene vestito dell’abito dell’attenzione, al solo scopo di stupire, distrarre, provocare. Niente di meglio allora che schiaffarci addosso una valanga di immagini pubblicitarie, dove il corpo è quello di affascinanti modelle dagli occhi penetranti, dalle labbra seducenti, dalle curve sinuose. Quelle immagini che, a ragion veduta, ricorrono tra le principali cause di incidenti stradali dopo la guida in stato di ebbrezza e gli “affari” di coppia durante la guida. Ma dico io!

Non discuto la qualità del risultato. Quello che mi rende dubbioso — ed il qualche modo preoccupato — è la perdita della capacità di comunicazione conseguente alla strumentalizzazione del corpo umano. Riducendo all’osso un aspetto così affascinante, comunicazione del corpo diventa sinonimo di nudo. L’esempio di cui sopra evidenzia lo “sfruttamento” del corpo femminile, ma — seppur in minor misura — il discorso vale anche per il genere maschile. Moda e profumi dettano legge in questo campo, ricorrendo al belloccio super palestrato di turno, tutto virilità e testosterone.

Con riferimento al corpo umano, comunicazione ed esibizione non sono affatto la stessa cosa. E’ nostro compito, miei prodi guerrieri dell’esercito del Grande Fratello, difendere il corpo dagli attacchi della brama lussuriosa e della svenevole bellezza fine a sé stessa. Lasciate alla prima — la comunicazione — il compito di trasmettere un messaggio, un’idea, un sentimento, un’emozione. Diffidate invece della seconda, ché è tutto fuorché un effimero piacere per la vista. Ne potrete apprezzare le lussuriose curve, ma in quel caso dovrete stare attenti a non farvi scoprire con occhi sognanti dal vostro partner. In quel caso sarete costretti a due alternative: spiegare che è nella natura umana lasciarsi sedurre, oppure ricorrere alla solita menata del fantascientifico progetto di manipolazione di massa della mente umana. In ambo i casi, dubito seriamente possa funzionare. Comunque vada a finire, in bocca al lupo: la battaglia contro un esercito di gnocche mozzafiato e fusti ipertrofici è all’orizzonte!

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