Come promesso, arriva il secondo appuntamento con i “tipi umani dei social“.

L’esemplare di oggi, che si aggira nella giungla dei social è il “twitter addicted“.

Nel corso dell’intervista ho notato discrepanze tra il modello da me stereotipato e il ventaglio di realtà, che invece, in ognuna delle categorie analizzate, è possibile diversificare. Perché abbiamo sempre a che fare con soggetti e, dobbiamo fare i conti la loro individualità. Ad ogni modo mi atterrò, per ottimizzare spazio e tempo, alla tipizzazione precedentemente accennata, pur dovendo sottolineare che, in questo caso, non si tratta di un “fanatico dei cinguettii”, quanto piuttosto di un utente che ha trovato il giusto compromesso tra la necessità di stare sui social network e l’insopportabile realtà di un’intimità violentemente viziata al loro interno.

twitter_addictSi tratta di un “tipo” che si contraddistingue per la voglia di spiccare come “portatore sano di conoscenze e intellettualità”, ma ciò non implica necessariamente un battito d’ali, da colibrì, frenetico, spesso ritenuto necessario per far sapere agli altri quanti articoli di repubblica  stia effettivamente leggendo e quali recensioni di cinema d’autore stia scartando, perché superficiali e pedantesche.

E’ avulso dal grande supermercato emozionale tipico di facebook e preferisce un social che sia più vicino ad un café letterario che ad una discoteca rumorosa.

La cavia di oggi è l’architetto quarantaquattrenne, Gianluca (Salerno)

Salve Signor V. (per tale saluto non mi sono ingraziata per nulla la simpatia del mio intervistato, avendolo fatto sentire diversamente giovane, mi scuso solamente di non esser stata in grado di farle percepire il mio sarcasmo) spero abbia letto l’articolo della precedente settimana sui Tipi umani dei social. La prima cavia è stata Anna, archetipo dell’a-social parziale Questa volta è diverso, lei è un utente di twitter, sarei curiosa di conoscere  meglio le motivazioni che si celano dietro tale preferenza.

Inizio con qualche domanduccia
A quando risale l’iscrizione, è un utilizzatore assiduo?
Risale a circa un anno fa. Non sono un utilizzatore assiduo anzi sono mesi che non scrivo, salvo qualche sporadica risposta. Dire in sincerità che dopo un’iniziale affezione oggi, dopo circa sei mesi di utilizzo, ho perso interesse.

Perché Twitter e non Facebook
Sicuramente perché Twitter è un veicolo eccellente di informazione. L’uso che ho fatto fino ad oggi non è stato tanto scambiare opinioni con la ristretta cerchia di interessati ma drenare informazioni. Twitter in questo senso è un mezzo velocissimo di informazione, il più veloce credo. In realtà da qualche tempo ho anche un profilo fb, non personale, cosa che reputo superflua, una eccessiva auto violazione della propria sfera emotiva, ma dello studio professionale che dirigo. Anche in questo caso l’uso è molto blando.

(In questo mi trova pienamente d’accordo, ma io, personalmente, non riesco a farne a meno, come una sorta di dipendenza tossica. Ho avuto, tra le cose, modo di esprimere questa mia posizione sull’imponente intromissione di facebook nella sfera sensibile dei suoi utilizzatori, celando rischi anche difficili da individuare in tempo) 

E’ un utilizzo anche professionale o solo un veicolo di socializzazione e di contatto con amici e parenti?
Né l’uno, né l’altro. È un mezzo per carpire informazioni. Null’altro.

Conferma dunque, questa posizione la mia iniziale teoria sulla tendenza che vedrebbe l’utente medio di twitter un soggetto d’élite, con un bagaglio culturale più ampio e sicuramente più ambizioso.

Possiede quindi,  un potenziale che va al di la di un semplice strumento di comunicazione? Nel senso, trova che, per condividere passioni, interessi o, per ampliare un bagaglio personale di conoscenze e per soddisfare il bisogno di una ricerca di stimoli esterni, possa, in qualche modo, facilitarne l’aggregazione di questi elementi?
No. Nella maniera più assoluta. Per quanti amici tu possa avere su twitter o su fb si tratta sempre di una cerchia ristretta rispetto a quella offerta dalla rete ma soprattutto rispetto a quella reale. È una vetrina nella quale non si cercano stimoli, amicizie, passioni o interessi, ma si cerca se stesso, ovvero si cerca di raccontare la propria natura, modificandola. Non è un luogo di ascolto e del dibattito ma un luogo del racconto. Ognuno vuole raccontarsi non per sentire le opinioni altrui ma per sentire se stesso, dare un senso alla propria natura, immaginare quello che non è. È un veicolo che esclude non include, che allontana, che enfatizza l’individualità, dunque non concede spazio alla condivisione salvo casi sporadici.

Un mondo in cui le nostre vite sono messe in vetrina e crediamo di non poterne fare a meno, e un mondo in cui, il sentirsi soli, a volte, spinge a gridare, a chi non importa qualcosa che interessa unicamente la ricerca di un sé molto più profondo e intimo.

Quali sono i prototipi di tweet che preferisce?
Informazione. Per il resto, nella maggior parte dei casi è turpiloquio

Cosa condivide con la sua cerchia di follower, ossia, cosa è disposto a mostrare della sua intima sfera personale?
Non condivido nulla. Non si condivide nulla con gli sconosciuti perché di questo parliamo, sconosciuti. La vita si condivide con altre modalità decisamente più reali e forse anche più social.

Cosa non sopporta di facebook and company
Sempre il turpiloquio. Molti credono che protetti dallo schermo di un aggeggio elettronico siano autorizzati ad offendere, diffamare senza ritegno.

Cosa cambierebbe di twitter per renderlo più a sua misura
Niente. Non credo che debba essere a mia misura. La città, i suoi servizi, le infrastrutture, le istituzioni devono essere a mia misura ovvero a misura di cittadino. Del social, che è un palliativo delle nostre insicurezze e delle nostre debolezze, personali e collettive, con sincerità possiamo fare a meno, dunque seppure non cambia non credo sia un problema. Importante cambi il resto.

Ottimo spunto e condivisibile posizione, anche se in parte, dato che sono dell’avviso, che i social sono a tutti gli effetti le casse di risonanza di una socialità (incivile e apolitica allo stato attuale) che rappresenta uno specchio di quello che siamo, mi auguro di vedere dei cambiamenti al loro interno, perché solo dinnanzi a queste evidenze potrei finalmente dire che un cambiamento nelle coscienze è realmente in atto.

Grazie, davvero grazie per la disponibilità ed a presto

Crediti foto

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