Cosa c’entra con i nostri fissi appuntamenti con il digital, il social media marketing e la comunicazione 2.0? Magari nulla, ma ho trovato degli spunti per una riflessione, dettata magari dalla nostalgia per esperienze che, per incompatibilità anagrafica, non ho mai vissuto. E per converso, vedendo la “partecipazione snaturata” a suon di click, mi fa venire il voltastomaco.

Vuoi per il fervente clima sotto l’egida del cambiamento e della rivoluzione, globalmente avvertito, vuoi per una passione più viscerale dei “giovani” dell’epoca… Ma, il PCI dopo la Sua triste dipartita, non è mai più stato lo stesso. Berlinguer appartiene allo spirito del tempo che fu e paradossalmente che non fu mai Stato.
  • La base di partenza era sempre e comunque la partecipazione nella vita politica del Paese, nel partito, nella società civile e nei luoghi di lavoro. La difficoltà rispetto al periodo che stiamo vivendo ora era dettata dal problema di raggiungere il target. Le persone: i simpatizzanti, i militanti, le opposizioni, i lavoratori, le donne, gli studenti, però, anche se fisicamente lontani, godevano di una maggiore connessione tra di loro, condividevano una comunanza con i propri nuclei. In alcuni casi anche se non in grado di comunicare istantaneamente a mezzo social network o smartphone, tra di loro erano più coesi, erano gruppi, erano comunità.

Il concetto è sempre quello: fare rete su comuni intenti, soluzioni pratiche a bisogni collettivamente percepiti

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e clientela

Non è un problema nuovo, quello della democrazia dei partiti. Ci aveva visto lungo, era un problema anche morale, e lui in quel contesto faceva controinformazione. Certo su canali poco virali ma riusciva comunque a diffondere in “poco” tempo quei concetti. Nelle piazze, quelle vere, quelle con le statue, con i marmi e i piccioni, quelli con le persone, tante. Giungevano da ogni dove, perché ne avevano discusso a scuola, perché avevano visto la locandina in fabbrica, perché passeggiavano sulle vie del corso. Anche questo era social media marketing.
Le diffondevano sui giornali, nelle TV, con quelle belle interviste “Minoli Style” al di là del pettegolezzo e al di là della personaggio politico.

  • La coesione interna  del partito (senza farsi mancare le turbolenze) non avveniva su twitter, nè nei salotti in tv, né a suon di proclami, “erano panni che si lavavano in famiglia” nei congressi del partito, all’interno delle sezioni.
  • La diffusione del programma e delle linee di azione, tra iscritti, militanti avveniva attraverso il giornale del partito e la documentazione raccolta da vere e proprie redazioni. ( Cose che costano alle sezioni, vogliamo ricordarlo anche quando si parla di finanziamenti ai partiti, giusto una postilla, che non si scada nel qualunquismo). Una partecipazione attiva non a suon di like e condivisioni (spesso asettiche), nessuna invettiva del tipo : “VeGoGnIa Itaglia!”

Faccio ancora fatica a vedere la connessione che vuole che si accetti ad nutum tra la crisi della politica e la colpa delle ideologie. Mi sembra una forzatura di pensiero e una semplificazione fuori ogni controllo della ragione.

  • Il dialogo con le istituzioni c’era, con eleganza, rispetto ma soprattutto con reale opposizione alla macchina burocratica e al funzionamento del sistema. Il social media tra partito e istituzioni è ancora una volta il vertice e l’ideologica visione delle cose che “non vanno”.

Il medium sociale era il vertice (anche la sezione) che con la massa dialogava. C’era sete di sapere, di cambiare e di scoprire come. Non si trattava di ri-condividere notizie (e nozioni) filtrate, modificate e pregne della soggettività dei vari referenti (del messaggio, è chiaro) ma di costruire assieme un discorso su un problema, individuare le strategie di azione, i mezzi per risolverlo e gli obiettivi da tradurre in risultati tangibili. Il raggiungimento era capillare anche nei confronti delle opposizioni. La legittimazione del potere da parte del popolo era controbilanciata da una eguale partecipazione alla formazione del potere (che non è cosa altra dal popolo).

L’attenzione non era sul mezzo di comunicazione ma sull’oggetto: la diplomazia, la politica, le politiche, l’uomo!

Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia

Il Social Media Marketing era anche fatto dai “media” che anche in un clima geopolitico di instabilità ( a tutto tondo) comunicavano  “il benessere” e il suo potenziale miglioramento.

Il partito era il social medium tra la politica e la società. Se modificheremo l’approccio ai social network magari riusciremo a riportare il legame ad un rapporto più significativi (migliorando qualità dei contenuti e della partecipazione)

I vettori c’erano e ci sono ancora, la diffusione delle idee, delle ideologie e dei programmi è ancora possibile basta avere:

  1. Il vertice: la presenza di un personaggio forte, riconoscibile, competente e presente, sempre, dove serve.
  2. I militanti : che a suon di manifestazioni, assemblee, attacchinaggi e diffusione del “giornale di partito” possono ancora essere la prima linea per la ricerca del consenso.
  3. Le opposizioni che, attraverso il dibattito, possono contribuire a rendere importante e visibile il messaggio, anche se antitetico.
  4. La società civile organizzata in associazioni, sindacati ben collegati (e coerenti con i propri statuti, senza chiedere troppo, eh!)
  5. Le radio e le TV che sappiano distinguere tra esigenze di show-business e in-formazione
  6. E poi il web… controverso elemento, non più nuovo che dovrebbe tendere, per dovere morale se non altro, ad una più oculata scelta e selezione dei contenuti. Perché gli strumenti li abbiamo, basta saperli usare.

E che altro? Forse ci si fidava più dell’altro che di sé stessi. 

Spero che nello scrivere il pezzo io non abbia (di certo involontariamente) offeso nessuno, nel passaggio dal vecchio al nuovo quante cose, secondo voi abbiamo perso, che faremmo bene a rispolverare?

 

Laura Trapasso

Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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