Curriculum vitae. La nuova frontiera del trova lavoro: il social CV

Quanto segue è interamente dedicato al mio grande amico Mattia. Con lui condivido l’infausto destino che ci porterà alla creazione di una nuova disciplina pseudo-sportiva: lancio olimpico di curriculum vitae ( abbiamo studiato anche un livello avanzato, che implica l’utilizzo dei CV cartacei per costruire aeroplanini di carta, dalla dubbia destinazione, ma ci stiamo lavorando su!).
Dal suo velato input: “hey perché la prossima volta non ne scrivi uno sui social CV?” ho colto l’occasione per parlare di questa ultima tendenza, che a mio avviso ha del potenziale.

Più volte abbiamo discusso su come poter vendere le nostre (inflazionate) esperienze. Travolti dalla disperazione della ripetuta formula “al momento non ci sono posizioni aperte per il suo profilo” e dalle asfissianti “application form”, la cui comprensibilità è inversamente proporzionale al tempo che ci si impega per compilarli, siamo arrivati alla conclusione che la via d’uscita è di sicuro la ricerca di una strategia di self branding per battere una concorrenza spietata. In fin dei conti ci sentiamo un po’ tutti in guerra quando si ha a che fare con l’accaparrarsi un posto al sole nel mondo di stage e tirocini mal retribuiti.

Che si tratti di compilare profili sui vari siti di “cerca lavoro” (jobrapido, linkedin ) o di “candidature spontanee” sui siti web delle aziende (imprese, banche, centri commerciali ecc.) c’è da tenere in considerazione che un lavoratore non è altro che un ulteriore elemento della fase produttiva, e che le nostre competenze sono sotituibili e non necessarie.

Non basta saper pianificare i propri obiettivi; catalogare le proprie esperienze, i titoli e le attitudini, ma è opportuno puntare a creare un brand di se stessi che sia il più attraente possibile. L’organizzazione puntuale e mirata di strategie di marketing consente, in modo più efficente di reagire con creatività ad un mondo spietato e a doppia velocità, rendendo accattivanti argomenti e skills di curriculum viate che sono copie di copie di copie. Per farsi strada tra le migliaia di competitor l’attenzione di deve spostare, dunque sulle insegne luminose, non solo sul prodotto.

Sarò un po’ tonta ma quando ho pensato di sviluppare un curriculum vitae in stile “infografica” o che riprendesse le sembianze della homepage di facebook, pensavo di aver avuto un lampo di genio,di quelli fulminanti proprio. E invece no, un paio di anni fa, qualcuno aveva avuto, con un tempismo decisamente migliore, la stessa pensata.

Il curriculum vitae digitale su:

  • Facebook

Magari può esser considerato obsoleto ma in alcuni casi ha realizzato il risultato sperato come nel caso del bolognese Claudio Nader (Fonte) o della giornalista canadese Sabrina Saccoccio, ma non può che rappresentare un alternativo biglietto da visita.

  • YouTube

Può invece apportare al self brand una maggiore visibilità e immediatezza, avendo l’opportunità di utilizzare contenuti audio-video per far da cornice alla propria presentazione.

  • Pinterest

E’ molto utilizzato da chi si occupa di grafica, dai “professionisti dell’apparenza” e dai creativi e garantisce l’utilizzo ottimale di presentazioni grafiche originali e simpatiche.

  • Twitter

Rappresenta forse il microcosmo della comunicazione in trasformazione, e di un mondo in trasformazione. 140 caratteri a disposizione per tradurre il bagaglio che abbiamo da vendere. lo chiamano twesume ed è il modo più veloce per colpire qualcuno che non è disposto ad “ascoltarci” per più di 140 caratteri.

Possono esser sfruttati altre piattaforme digitali per costruire il proprio social curriculum vitae ma la sostanza non cambia. E’ opportuno, prima di farlo, valutare se è quello che fa al caso nostro e delle nostre competenze e se saremo in grado di raccogliere il pubblico che speriamo.

Per il colloquio…in ogni caso buona fortuna!

Chi di voi ha sperimentato il social curriculum vitae? Ha davvero del potenziale o è si tratta di un mezzo sovrastimato?

Crediti foto

Laura Trapasso

Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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