Rivitalizzare il centro storico di Catanzaro. Un’affermazione che alle orecchie dei catanzaresi suona ormai abituale, al pari di uno di quei tanti tormentoni estivi che, volenti o nolenti, siamo costretti a sorbirci in ogni dove. Alla fine ne rimaniamo quasi assuefatti al punto da non provare più nessuna emozione.


La similitudine si presta in maniera esemplare per spiegare la reazione degli abitanti del capoluogo calabrese quando le istituzioni, le associazioni di categoria e ogni altro tipo di organizzazione proclama, più o meno a gran voce, di perseguire l’obiettivo della “riesumazione” del nucleo centrale della città.

Di cosa stiamo parlando? Di quel processo che avrebbe dovuto riattivare le funzioni vitali del contenitore dei tesori più preziosi di un complesso urbano.

Uno scrigno che custodisce testimonianze storiche, artistiche, ambientali. Dietro quelle saracinesche abbassate e ai poster attaccati a caso sulle vetrine – quasi come se c’era da abbandonare il “campo” frettolosamente – e che in maniera maldestra tentano di nascondere il vuoto che pervade la maggior parte dei locali commerciali lungo tutto Corso Mazzini, c’è un passato fiorente di attività commerciali. In grado di rispondere alle richieste dei catanzaresi attraverso un’economia di tipo endogeno (cioè chiusa e strettamente legata al territorio), queste erano lo specchio delle peculiarità sociali e culturali di una comunità composta da benestanti e da meno abbienti. Non mancavano i luoghi di ritrovo o quelli in cui si svolgevano eventi culturali. Le immagini in bianco e nero della seconda metà del Novecento immortalano Catanzaro come una piccola Parigi e la sua “bonne vie”.

L’inevitabile trasformazione socio-economica determinata dal cambiamento delle consuetudini al consumo e dal sopravvento degli allettanti centri commerciali ha causato il fenomeno dello spopolamento della zona nevralgica della città. Queste sono le motivazioni di stampo generale che insieme a quelle più specifiche legate alle vicende territoriali (meriterebbero in altra sede un dovuto approfondimento) che hanno determinato irrimediabilmente il decadimento del benessere del mercato interno.

Solo per farne un veloce richiamo tra queste possiamo annoverare il processo di decentramento che Catanzaro ha conosciuto negli ultimi anni, con la nascita di una realtà universitaria nella località di Germaneto, a poco più di tre Km dal centro storico. Qui ha trovato allocazione anche la sede degli uffici regionali; o ancora lo sviluppo del quartiere lido sempre più in grado di richiamare a sé i più giovani soprattutto nelle ore notturne dedicate alla movida.

Accadimenti positivi – senza ombra di dubbio nell’ottica dell’espansione e del cambiamento che è sempre sinonimo di rinnovamento – che assumono i contorni dell’angoscia nel momento in cui il salotto della città, non è più riuscito a mantenere la propria attrazione, a difenderla e a preservarla senza porsi in una posizione contrastante con quanto di nuovo si era fatto avanti. Il centro storico non ha più costituito una valida possibilità con una propria forte identità. E’da quel momento che iniziò il declino. Accentuato dal senso di malinconia che la città sembra portare nel suo campionario genetico, forse per la posizione geografica che la vede arroccata sui Tre Colli quasi volesse isolarsi dal resto del mondo.

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Sorge, dunque, spontaneo porsi un interrogativo: da dove ripartire per risollevare le sorti del polo direzionale della città? Per valorizzare  la memoria dei suoi luoghi,la sua identità storica e, allo stesso tempo, potenziare l’economia del centro? E ancora: I tentativi fino ad ora operati sono stati del tutto fallimentari?

Procedendo con ordine vogliamo mettere subito in chiaro che a noi piace vedere il bicchiere mezzo pieno e che anche i pochi segnali di ripresa che si sono registrati nello scorso periodo natalizio – quando un programma culturale di qualità ha ottenuto buoni riscontri – lasciano intendere che Catanzaro può farcela ad uscire da questo tunnel oscuro. Ma su cosa puntare per farlo? Quali sono gli errori o le mancanze commessi fino ad ora?

Il risultato della scelta dell’amministrazione Abramo di affidare il rilancio economico del contratto capoluogo ad un esperto di marketing, giunto appositamente dal suo Nord, è utile per giungere alla conclusione che puntare esclusivamente sull’aspetto commerciale (attraverso agevolazioni di tipo fiscale per gli esercenti) non è sufficiente. È stato un momento tattico, non strategico.

Quella da noi proposta è una possibile azione in favore della memoria. Una strategia d’intervento che permetterebbe al capoluogo di uscire dal suo stato comatoso attraverso il richiamo della storia, potenziando e creando processi culturali tali da stimolare sia tra i cittadini, sia la domanda esterna al territorio, diverse curiosità che facilitino l’aumento della ricchezza e il miglioramento dei rapporti di qualità per la comunità catanzarese. In tal modo si andrebbe a richiamare l’identità forte dei luoghi di Corso Mazzini e delle zone limitrofe.

Molte città turisticamente importanti, Roma, Firenze, Venezia, ma anche meno grandi come Siena, hanno mantenuto intatta la loro toponomastica in quanto identità storico-culturale e che si è trasformata, nel tempo, valore aggiunto, motivo di richiamo. C’è necessità di riordinare la cultura popolare affinché sia motivo di richiamo, solo per esemplificare la vecchia festa religiosa per la quale a Trapani e Caltanissetta ogni anno arrivano migliaia di forestieri: la Naca del Venerdì Santo e la Resurrezione di Cristo nei modi così com’erano; oppure l’antica celebrazione del Santo Patrono con bande musicali di primo piano nell’antico punto, la piazza della Prefettura. Tutto questo non può prescindere da un piano di marketing strategico in cui siano definiti i punti di forza della città: aspetti storici e relative indicazioni con formulazioni d’itinerari [le Filande, i conventi,luoghi di esecuzione, l’antica Piazza d’Armi e così via]; il mare con il Lido di Catanzaro o Catanzaro lido che dir si voglia, come attrazione vacanziera e non solo;la terza linea quella delle eccellenze: università sanità, gastronomia, Teatro.

Non di ultimo interesse potrebbe essere il mercato spagnolo, proponendo in quella terra stimoli culturali per la presenza delle famiglie aragonesi, De Nobili e Marincola, che sono state trainanti nella storia della città. A nostro avviso, occorrerebbero risorse finanziarie finalizzate al ripristino di opere abbattute nel tempo, la Porta di Mare per esempio, che non sia uno stucchevole atto ma elemento tra i tanti che possano costituire attrazione culturale e storica.

Le poche esemplificazioni sopra indicate, servono quali indicatori, resta inteso che il piano di marketing strategico che oggi proponiamo necessita di una visione più completa e complessa, di tipo storico-sociale, economico e antropologico.

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