Il blog funziona se ci sono lettori, se questi, soddisfatti, ritornano e se in qualche modo quanto scritto può portare risultati, in termini economici.  Scrivere un blog è cosa dura. Checché ne dicano gli altri, i guru del digitale, per intenderci, si tratta di pura e semplice autopromozione.

 

Chi si occupa di digitale, comunicazione, web marketing, webwriting, web design e simili, sa che scrivere il proprio blog significa avere la vetrina del proprio negozio sempre aggiornata, completa e ultra-competitiva.

Ma vi siete mai chiesti se quello che state facendo lo state facendo bene? Se agli altri effettivamente piace quello che scrivete sul blog?

Non posso semplicemente dire: “Accattativill’!”
Per attrarre lettori devo offrire qualcosa. Ciò si sostanzia in consigli, competenze, spunti riflessivi, risorse web gratuite, tutorial e via discorrendo.

Non basta fare l’elenco della spesa!
Per fidelizzare questi lettori devo rendere il testo appetibile, graficamente carino.
Ma ciò non basta comunque, per non annoiarli, per non perderli nel tempo, devo offrire molto di più, devo offrire il mio stile di scrittura, sempre univoco, fresco, dinamico, personale (alle volte) devo offrire me stessa e la mia esperienza fatta non solo dal “lavoro” che svolgo, ma una parte del mio vero e proprio vissuto, per rendere partecipe, con empatia, il mio ospite.Non si tratta di enunciare competenze e professionalità ma di riempire quei vuoti di spersonalizzazione prodotti dalla presunta virtualità del web.

L’obiettivo principale del blog è costruire una vera e propria opera di convincimento, che sia progressiva e duratura nel tempo. E’ in questo tentativo di “persuasione all’azione” che si gioca il ruolo cruciale. Il risultato può essere l’avvicinamento o l’allontanamento del lettore-potenziale cliente.

be so good they cannot ignore you

 

Non esistono regole chi vi vuol far credere il contrario, mente

Io posso semplicemente affermare che, nonostante debba sottostare a determinati modi di agire  (quelli che meglio si combinano con quell’odiosissimo SEO) mantengo, mio malgrado, uno stile di scrittura che non riesco a modificare. Delle volte ci ho provato (ad omologarmi al “resto”) ma non mi è piaciuto, non mi sono sentita affatto stimolata. E ho capito quello che posso o non posso fare:

  1. Cerco di rendermi meno antipatica possibile (anche se un po’ mi piace sembrare tale), ci vado piano con “io sono, io faccio” perché di Marchese Del Grillo uno ce n’è.
  2. Devo offrire un plus valore al lettore? Bene, deve essere per forza il contenuto, sempre in accordo con forma e sostanza. Devo puntare al massimo, piacere a Google (che spesso pare odiarci) e sperare che con il tempo la voce giri, e la gente venga a trovarmi. (Senza ch’io insista con lo spamming molesto)
  3. I consigli numerati che pure spadroneggiano sul web, devono essere reali, non basta spezzettare un articolo in fasi, stiracchiando lo stesso concetto per 500 o poco più battute. Non sono una maestra delle elementari, il mio lettore può seguire da solo in testo senza il mio aiuto, se e solo se il testo lo attrae.
  4. L’occhio è schiavo dell’abitudine, e la ricerca del bello fa parte della nostra percezione sensoriale, indi per cui il contenuto senza forma sarebbe incompleto. E’ dunque opportuno ch’io presenti anche un “bel piatto”. Perché devo potermi meritare l’attenzione del mio caro lettore.

Non è facile emergere, siamo troppi. Tutti siamo bravi in qualcosa. La concorrenza è spietata, e delle volte anche poco leale. Il web non si lascia imbrigliare, ed è giusto così. Piacere agli altri è difficile, ma non può essere un’ossessione. Magari basta semplicemente scrivere quello che ci piace e fare in modo di metterci più amore possibile.

Ci vuole anche un po’ di culo

Al diavolo le profezie e le presunte regole per blablablare

E’ bene mettersi sempre in discussione, ma soprattutto aprirsi agli altri. E’ condivisione del proprio intimo vissuto. Sono esperienze sensoriali oltre che professionali. Non è uno sforzo di poco conto, perché autonomamente decidiamo di cedere il nostro monopolio, su questo. Ma solo nella speranza che L’altro apprezzi questo sforzo.

Quanto siamo disposti ad offrire di noi stessi agli altri? Quale sarà il segno distintivo da lasciare nel mondo (del web)? Non si tratta di sola persuasione ma di riempire il vuoto dell’eccessiva spersonalizzazione che il digitale ha prodotto, restituendo il volto umano, che pure c’è sempre stato, dietro al pc.

Tutto ciò l’ho voluto scrivere per ringraziare una paio di persone che  ho incontrato durante le feste. Qualcuno che non abita nella mia stessa città. Qualcuno che inconsciamente mi ha fatto il più bel regalo di sempre. Mi ha restituito questi sforzi, mi ha in qualche modo rallegrato. E confermato che, SHAPE lavora bene, che piace e che gli articoli vengono letti fino alla fine. Il feedback che avevo sempre cercato,  il feedback che mi ha fatto capire che quello che stiamo facendo in agenzia sta funzionando e che quello che scrivo piace.

C’è sempre da lavorare e sempre da imparare, con frenesia e passione, ed è proprio questo che credo non mi stancherà mai.

Il mio più bel regalo di natale, grazie!

[crediti foto]
Laura Trapasso

Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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