Il più famoso social network di video della rete ha deciso di levare via, a suon di calci nel didietro, la musica indipendente. Questo è quello che si dice. Sarà veramente giustificato, tutto questo incredibile allarmismo?

Accedo all’account Facebook. ed è un pandemonio di commenti che inveiscono contro YouTube e la sua illustre idea di rimuovere i video di musica indipendente dalla piattaforma. L’idea, che suona certamente strana, appare drammatica nella sua risultante, ma ancora prima nella sua concreta possibilità di realizzazione. Prima di dire castronerie, occorre indagare!

musica-indipendenteA quanto pare è tutto vero: vento di novità spira sulla piattaforma di video più famosa nel web. Il cambiamento, che solitamente è sinonimo di miglioramento, non lo è in questo caso, o perlomeno non lo sarebbe per gli appassionati di musica indipendente – o indie che dir si voglia: risale proprio a qualche ora fa la decisione di penalizzare i video delle case discografiche indipendenti che hanno deciso di non sottoscrivere le nuove condizioni contrattuali imposte dal colosso dei video, ritenendone le condizioni eccessivamente esose, sbilanciate dallo strapotere di YouTube.

La notizia ha destato falso allarmismo: in pochissimo tempo si è diffusa la convinzione che i video musicali di tutte le indie band più famose – Radiohead, Franz Ferdinand, Adele, Arctic Monkeys, giusto per citarne qualcuna – sarebbero presto scomparsi dalla piattaforma, levati via come fango da uno stivale. Con sommo dispiacere da parte di chi, quella musica, la ascolta, e che in quei video trova non solo piacevoli contenuti multimediali, ma soprattutto testi, espressioni, emozioni. Niente di tutto ciò. Per fortuna, oserei dire, ché altrimenti sarebbe stato un vero dramma!

La notizia è in realtà meno drammatica di quanto non sia apparsa in un primo momento: YouTube è intenzionato a modificare, entro il 2014, le condizioni del servizio di streaming video, allo scopo di allineare la propria offerta a quella di competitor del calibro di Spotify, Deezer e compagnia bella. Cambiamento che, in soldoni, si tradurrebbe in un miglioramento del servizio per gli utenti – tra le righe, niente più fastidiosissima pubblicità iniziale – a fronte del pagamento da parte delle etichette discografiche che decidono di acquistare uno spazio, e quindi la loro presenza sul network. Insomma,udite udite: le case discografiche dovrebbero pagare per non avere pubblicità.

Le etichette indipendenti (circa il 5% del totale delle case discografiche), lamentando quello che per loro è un vero e proprio abuso di potere da parte di YouTube, hanno deciso di non sottoscrivere l’accordo. Non rischiano di essere escluse dalla piattaforma. Tuttavia, la loro permanenza sarebbe soggetta, a differenza delle case discografiche paganti, all’applicazione di contenuti pubblicitari interni. Insomma, per loro continuerebbe ad essere la stessa vita di sempre, pur dovendosi confrontare con una concorrenza notevolmente più avvantaggiata.

Fosse per me, non cambierebbe molto: ho ascoltato finora la musica, aspettando pazientemente qualche secondo, e continuerò a farlo. Musica indipendente, non hai nulla da temere. O quasi… Non si sottovaluti infatti la concorrenza, che ne uscirà notevolmente più rafforzata. Pagare  per non avere advertising potrebbe sembrare un paradosso, ma su YouTube, dove i video ne sono infarciti, è una ricetta destinata a funzionare: così come per i contenuti testuali, si diffonde l’esigenza del “tutto e subito”, in un click. Un contenuto testuale ricco di informazioni ma sintetico, un video bello ed emozionante, ma che non duri troppo. Altrimenti ci si annoia, dicono.

Sempre più evidente la tendenza, da parte dei social network, ad essere “business inside”, vere e proprie miniere d’oro nelle mani dei loro progettatori. YouTube non vuole essere da meno. E allora guerra sia, tra major ed etichette indie. La musica indipendente continuerà a girare su YouTube, ma sarà sempre la stessa cosa? o forse sarebbe meglio dire, a che prezzo?

Crediti foto

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