“Parole, parole, parole… soltanto parole, parole tra noi”, cantava Mina qualche tempo fa, con un velo di tristezza misto a sarcasmo. A ragion veduta, perché a quanto pare le parole sono la parte minore – e quella meno interessante – della comunicazione. Lungimirante, la Mina nazionale!

Comunicare è sinonimo di  parlare, è ciò di cui siamo convinti. Invece no! E’ prima di tutto ascoltare, con l’udito certo, ma anche con la vista. Potrà sembrare un paradosso, ma la realtà dei fatti è che il corpo comunica molto di più di quanto lo facciano le parole. Ovviamente, a patto che dall’altra parte ci sia qualcuno capace di interpretare i gesti. Cosa non facile, a dire la verità, ché altrimenti tutti quanti saremmo come Cal Lightman ne “Lie to me”, telefilm dedicato – in chiave semi-investigativa – alle espressioni facciali ed alla comunicazione non verbale. Inutile essere dei professionisti della bugia, laureati cum laude in strategia e tecnica della menzogna, perché troverete sempre il tizio cazzuto di turno, studioso della non-so-quale disciplina, capace di – ed è proprio il caso di dirlo – “leggervi” dentro come foste un libro aperto.

Potrete alterare le parole, potreste essere capaci di convincere chiunque della verità circa la vostra versione dei fatti, ma niente potreste contro chi sa fare del vostro corpo uno specchio per la mente. Perché i gesti, quelli sì che sono difficili da controllare: un movimento del braccio, l’arcuarsi di un sopracciglio, il movimento della lingua, la direzione dello sguardo. Per chi è in grado di coglierne il significato, il corpo umano è una lavagna che descrive la nostra storia, bianco su nero, senza alcuna possibilità di fuga. Se “al cuor non si comanda”, altrettanto al corpo non si mente.

comunicazione-non-verbaleDisporre dei concetti chiave necessari per interpretare e comprendere il significato dei gesti è importante soprattutto per chi, della comunicazione – nella sua accezione più ampia – vuole farne una professione. Ma è anche utile per chi si pone quotidianamente a contatto con le persone, in ambito professionale o meno. Pensate ai responsabili delle risorse umane, cui è affidato il compito di valutare i candidati durante un colloquio di lavoro. Oppure al venditore, veneranda figura professionale, che non solo deve disporre di un bagaglio culturale notevole, ma deve in aggiunta contenere ampie ed approfondite competenze sulla comunicazione non verbale.

Il successo della comunicazione, intesa come rapporto inter-relazionale di  trasferimento o scambio di informazioni, dipende soprattutto dagli elementi di contorno, cioè da tutti quegli aspetti che definiscono il contesto all’interno del quale si svolge la comunicazione. Se questi è funzionale al dialogo, allora lo migliorerà. In caso contrario, il senso del messaggio – o per meglio dire, la “cosa” che si intende trasmettere – risulterà notevolmente depotenziato. In quel caso, a nulla varrà il fatto che utilizziate parole pompose, armoniche e foneticamente gradevoli, sintassi pensate e ripensate, espressioni ad effetto, frasi costruite alla lettera. Le parole sono lo strumento per trasmettere il concetto, ma in assenza della struttura portante rimangono vuote e prive di significato.

Suonerà come una minaccia, ma sappiate che c’è ancora mooolto di cui parlare. Nel frattempo, vi lascio riflettere su quanto ci siamo appena detti. Siete impazienti di conoscere le potenzialità della comunicazione non verbale? L’appuntamento è tra una settimana: stesso posto, stessa ora, stesso blog. Stay Shape, per “rimanere sul pezzo”, sempre, comunque… e dovunque!

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