PARTE PRIMA: respiro zen e pazienza certosina per accedere ai servizi web del Comune

Fare comunicazione non è roba per tutti
Comunicare non è un termine, o meglio una disciplina, che si presta a univoche definizioni. Forse l’eccessiva compenetrazione tra discipline (e arti), forse la fertile presenza di variegati strumenti, finalità o l’eterogenea composizione dei destinatari ne complicano e ne arricchiscono il contenuto, il significato e il significante.
Per rendere ancora meno chiaro il concetto, si può dire che “comunicare” implica la costruzione di un processo in grado di mettere in relazione un emittente e un ricevente , mediante la condivisione di un linguaggio, codice o anche metalinguaggio, al fine di trasferire un’informazione, un concetto o un significato.
Il processo si reputa efficientemente concluso quando, una volta veicolato attraverso un vettore informativo, il destinatario ne reinterpreta l’oggetto del messaggio.

In altre parole, ciò che complica tale trasmissione risiede nella preventiva identificazione del messaggio, nell’individuazione del codice da adoperare per consentire la riconoscibilità dello stesso, nella scelta del giusto canale di trasmissione e nella riuscita dell’intero processo. Il concetto base è che “deve fare rumore”.

La capillare presenza e diffusione di strumenti e tecniche di comunicazione è oggi un dato ormai naturalizzato; fa parte del quotidiano e delle volte nemmeno ce ne rendiamo conto.
Certo è che Comunicazione non è solo oggetto e soggetto pubblicitario, ma anche e soprattutto parte del vissuto quotidiano e delle relazioni pubbliche.
A tal proposito sarebbe uno spunto di riflessione notare la progressiva compenetrazione osmotica delle due sfere, la politica è infatti sempre più una merce vendibile e svendibile nell’immenso supermercato del globalismo incontrollato e diversificato.

La comunicazione pubblica riguarda il rapporto tra potere e cittadino
Lo scambio che avviene riguarda il cittadino e la sua forte ambizione di sbirciare nella “stanza dei bottoni”. Ma public communication non è solo ciò che proviene dalla Pubblica Amministrazione (comunicazione istituzionale) ma anche ciò che attiene i contenuti del vivere sociale (comunicazione sociale) e della partecipazione e organizzazione politica (comunicazione politica).
L’obiettivo è sempre e comunque quello di stimolare il consenso per le azioni di governo, instillare il senso civico o anche semplicemente sensibilizzare su temi di volta in volta rilevanti per la collettività.
A tal proposito al pari di qualsiasi altro strumento e obiettivo politico, comunicare per un’istituzione pubblica significa compiere notevoli sforzi e precise tecniche di pianificazione, di analisi del comportamento, strategie interessi in gioco, del contesto sociale. Per il potere, comunicare è fare politica, implementare politiche.
Suscettibilità del consenso e della riconoscibilità del messaggio sono gli ambiti con cui tale tecnica deve relazionarsi.
E come nel mercato, vince chi “pubblicizza” meglio il suo prodotto o l’immagine che di esso se ne vuole dare.
Comunicare per la PA non è poi tanto diverso, può anche voler rappresentare il tentativo di allontanare le forme di possibile dissenso e di destabilizzazione dello status quo.

La comunicazione politica dell’amministrazione comunale di Catanzaro
Non c’è dunque da stupirsi se gli enti territoriali abbiano deciso di aprirsi alle moderne tecniche di comunicazione per tenere il passo con tempo e per rendere più efficiente e immediato il rapporto con il cittadino.
Dalla fine degli anni ’90 a oggi, il riordino dell’intera architrave istituzionale ha comportato il passaggio da un sistema decisionale top-down ad uno bottom-up. La riforma del Titolo V della costituzione, in attuazione del principio di sussidiarietà ha voluto avvicinare l’intero sistema al cittadino, così come era la ratio della riforma del procedimento amministrativo.
Interventi legislativi importanti che hanno richiesto dunque anche una riorganizzazione degli strumenti di relazione tra PA e singoli cittadini.
I principi guida di trasparenza, accessibilità delle informazioni, efficacia, efficienza e buon andamento hanno rappresentato un restyling degli Enti Comunali come volti più vicini e responsabili della personificazione delle politiche e della politica nazionale.

Con la legge 150/2000 prima e con il decreto legislativo 33/2013 dopo, si punta alla creazione di amministrazioni trasparenti, in grado di offrire il più ampio bagaglio informativo concernente l’organizzazione e le attività della PA, e tra le cose, in grado di diffondere il senso partecipativo alle attività istituzionali e di fiducia nelle organizzazioni politiche e istituzionali.
A tal proposito si parla di Accountability delle Pubbliche amministrazioni; altrimenti detto, una rendicontazione del proprio operato, che implica mettere in rete attività, risorse, azioni, interventi dei poteri, con la finalità di rendere tutto accessibile e visibile agli occhi del cittadino.
Il focus è quello di giungere ad un’amministrazione pulita, competente e trasparente.
È chiaro che in un dato contesto non può che passare da internet¸ da social network, blog e quant’altro.

In pochissimi anni la sola presenza su siti internet si è dimostrata non bastevole per una piena, viva e dinamica comunicazione al cittadino, poiché i social tendono sempre più ad un’evoluzione del sistema che sottintende tanto la comprensione del messaggio ma anche la spasmodica necessità di condividerla,criticarla o divulgarla personalmente. Con facebook, twitter o chi per loro, la comunicazione è per forza di cose multilaterale; l’eterodirezione è un limite e l’autoreferenzialità delle informazioni non completa il processo comunicativo e dunque il risultato atteso.

Basta dare un’occhiata distratta al sito del nostro comune per rendersi conto, che nemmeno un decennio fa, avrebbe potuto dirsi “dal look accattivante”.
Neanche con un’analisi più minuziosa è possibile comprendere quale sia il reale obiettivo di un sito scevro di contenuti, se non una blanda e quanto mai inutile informatizzazione di elenchi telefonici di uffici e servizi.
La maggior parte delle informazioni in esse contenute, fredde e statiche, risalgono nel migliore dei casi, a tre o quattro mesi fa.
I link “utili” a cui richiama, spesso di associazioni o anche imprese partecipate, che operano per il pubblico interesse, non portano che a interminabili : “errore nel caricamento della pagina”.
Neanche il vecchio e caro numero di telefono dell’ufficio di pinco pallino pare avere una corretta identificazione del ruolo che gli spetta.
-“signorì e io che ne so qual è la pratica che le serve!
La sezione eventi, benché comprensibilmente immune dal contagio mediatico di show e spettacoli di tendenza non si preoccupa di aggiornarne i contenuti.
Mancano informazioni puntuali, mancano avvisi su convocazioni della cittadinanza attiva, mancano chiari segnali e l’accessibilità agli atti pubblici è pressoché inesistente.
A modestissimo avviso pare che non vi sia alcun collegamento tra obiettivi e risultati dell’azione PUBLIC ADMINISTRATION ACCOUNTABILITY.

Non mancano tuttavia esempi virtuosi che fanno di tali nuove forme di interazione socio-politica un segnale di apertura al cambiamento. Alcuni comuni infatti hanno ben pensato di dare un volto alla propria amministrazione sui social network.
Anche se a conti fatti la presenza dei Comuni sul web è ridicolmente irrisoria, su 1250 solo 200 posseggono un account su facebook e twitter, solo un 3% di questi non è che un forum silente.
Tra gli esempi davvero più significativi emerge il sito del Comune di Firenze…
Ma questa è un’altra storia…

Chi non ha mai avuto l’impeto di distruggere quanto alla propria fisica portata, nel tentativo di raccogliere le informazioni sperate dal sito del proprio Comune?

 

crediti foto: http://www.flickr.com/photos/chitomonge/

3 COMMENTS

  1. Mi trovate assolutamente d’accordo. Probabilmente la PA non ha mai studiato Jakobson e le funzioni della comunicazione. Come non si sono mai soffermati troppo a creare una struttura del sito (semantica e semiotica) capace di aiutare l’utente. Purtroppo il valore percepito del mondo del web è ancora basso, come lo è anche il concetto di comunicazione pubblica intelligente. Per quanto riguarda la trasparenza è un tema a cui tengo da anni e nel quale mi sono impegnato attivamente. Da un lato la PA deve mostrare i propri conti, come opera, chi sono le persone che lavorano e cosa fanno realmente, da un lato non bisogna cadere in populismi che possono solo portare a malainformazione e “misunderstanding” fra chi emette il messaggio e chi lo riceve.

    Alcuni comuni hanno già iniziato, bisogna solo impegnarsi affinché diventi pratica comune in tutto il Belpaese 🙂

    • Concordo con la tua visione, in pieno; ma vorrei sottolineare che le PA hanno studiato e contribuito a creare le funzioni di comunicazione, in quanto disciplina scientifica. purtroppo sono i nostri amministratori ad essere alquanto deficitari di skills and competences. Si spera in un cambio di direzione, vista la progressiva importanza del web e dei social e in una ancora più viva partecipazione del cittadino in quanto utente. Sono ben consapevole di alcuni virtuosi esempi, a tal pro ti consiglio di restare collegato, perchè una seconda parte sarà presto pubblicata in aggiornamento al presente articolo.
      le potenzialità le abbiamo gli strumenti anche, dobbiamo solo sperare in una corretta programmazione e pianificazione.
      grazie per l’attenzione.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.