Grafica e comunicazione: oggi cerchiamo di capire nel dettaglio il ruolo che la Bauhaus ha avuto in questi ambiti.


Cambiano le circostanze, si strappano pagine di calendario, cambia la gente e cambia la società. L’uomo si ritrova in un turbinio di mutamenti, diviso a metà tra ragione e sentimento.  Se da un lato l’industrializzazione tracciava, agli inizi del ventesimo secolo, nuove tappe di questo percorso, dall’altro – con la produzione in serie – faceva sentire l’uomo più lontano da sé stesso. Con l’Art Nouveau, come abbiamo avuto modo di vedere in questo articolo, si era già tentato di opporsi a questa rigidità e disumanizzazione dell’individuo. Immagini sgargianti, elementi decorativi, soggetti raffigurati, potremmo addurre fossero proprio un mezzo per far sentire l’uomo non solo “uno tra un milione” ma il possessore (e anche il protagonista) di qualcosa di bello, speciale e pregiato come un pezzo di design dalla particolare cura artistica.

Un tentativo onorevole a tendere la corda che noi funamboli tra le epoche storiche avremmo dovuto attraversare per trovare il perfetto punto di equilibrio tra “testa e cuore”. Seppur cruciale nel tracciare una via percorribile, con lo sviluppo delle metropoli e le necessità sociali anche la corda dell’Art Nouveau si è inevitabilmente afflosciata.

Il motivo è presto detto e Walter Gropius – uno dei fondatori della Bauhaus – lo esprime meglio di altri: <<se dovessimo rifiutare il mondo che ci circonda, la sola soluzione resterebbe un’ isola romantica. Se invece vogliamo rimanere in questo mondo allora le forme delle nostre creazioni assumeranno ancora di più il suo ritmo>>. Come dire, cosa me ne faccio di una bella forma se non si adatta al suo contenuto? A società cambiata, forma nuova.

 

Cos’è la Bauhaus?


In un periodo in cui la geometrizzazione dello spazio diventa – quasi paradossalmente –  un’esigenza per andare oltre la realtà del momento, nasce la scuola che influenzerà gran parte dell’architettura, del design e della grafica del XX secolo.

La scuola del Bauhaus nasce nel 1919 quando Walter Gropius, divenuto direttore della Scuola d’arte applicata di Weimar, avviò un processo di trasformazione e modernizzazione della stessa, basato sulla progettazione. Nonostante la storia travagliata, dovuta a questioni sia di natura politica (per l’ideologia liberale e innovativa in contrasto con il regime nazista) sia per dissapori interni tra i vari docenti che vi insegnarono, la scuola ha avuto il merito di affrontare lucidamente i grandi temi della progettazione moderna: il rapporto tra arte e tecnica, tra artigianato e industria, tra creatività individuale e società di massa.

Gropius con la Bauhaus si pose infatti l’obiettivo di unificare arte e tecnica, tanto che nell’organizzazione didattica aveva previsto corsi diretti da un artista e da un mastro artigiano. La struttura didattica era suddivisa in un corso propedeutico e in una serie di laboratori dedicati a una specifica attività. Nella scuola non era previsto l’insegnamento di storia (tranne che per un breve periodo), poiché si presupponeva che tutto venisse disegnato e creato come se fosse la prima volta, piuttosto che con un riferimento a precedenti.

 

La necessità di mettere da parte la futilità per far emergere l’essenza delle cose. È questo lo scopo che si prefigge questa nuova ideologia.


L’atteggiamento innovativo e progressista della scuola si evidenziò anche e soprattutto nell’essere aperta a entrambi i sessi, in particolare le iscrizioni da parte delle donne, in un primo momento, furono molto più numerose. Nonostante ciò l’accoglienza alle donne non fu totalmente applicata, a molte di esse veniva ancora negato l’accesso ad alcuni corsi, quali pittura, incisione e design industriale.

Theo Van Doesburg, fondatore della rivista d’architettura e arte De Stijl, nel 1920 visitò la scuola di Weimar e decise di trasferirsi nella città per dar vita a un corso privato impostato sui principi del De Stijl (Neoplasticismo). L’influsso del movimento neoplastico olandese impresse alla scuola una forte spinta al cambiamento che si concretizzò nell’abbandono della fase espressionistica e nell’avvicinamento alla sfera dell’industria. Intrapresa la via del cambiamento, la scuola si spinse perfino a cambiare il proprio motto nel 1922: da «Arte e artigianato, una nuova unità» diventa «Arte e tecnica, una nuova unità».

Non solo all’industria, ma come già accennato, l’esigenza da soddisfare era quella di avvicinarsi alla società e utilizzare l’arte, progettando le cose “in funzione della loro funzione”, non dimenticando quindi di dar valore ai problemi della collettività, in urbanistica e architettura, quanto in ogni altro ambito. Non a caso all’interno della Bauhaus venivano utilizzati materiali economici, come compensato e metallo.

La scuola ebbe un corpo insegnanti di grandissimo livello, tra cui spiccavano Johannes Itten, Franz Cizek, Josef Albers, Paul Klee, László Moholy-Nagy, Vasilij Kandiskij e Lyonel Feininger.

Ovviamente, in tutto ciò era radicato l’eterno conflitto, tra una rigorosa ragione tecnica e scientifica e la forte inclinazione a uno spiritualismo che sfociava in un atteggiamento mistico: chi portava avanti un tipo di insegnamento basato su studi scientifici e chi (in particolare Itten, Klee e Kandinskij) criticava questo approccio, che a loro avviso trascurava gli effetti soggettivi, dando ai loro corsi un’impronta più creativa.

Nel 1925 la scuola si spostò a Dessau, in una nuova sede modernissima progettata dallo stesso Gropius; e di lì, dopo che la direzione passò a Hannes Meyer e, da ultimo a Mies van der Rohe, dovette trasferirsi a Berlino, dove infine nel 1933, fu costretta a chiudere, non potendo continuare il proprio lavoro a causa dell’ostilità del regime nazista salito ormai al potere.­

 

GRAFICA E COMUNICAZIONE: LA FORZA DELLA BAUHAUS

 

La grafica e la tipografia della Bauhaus


Tra i laboratori secondo cui erano organizzati i corsi, quello di grafica pubblicitaria e tipografia spiccò notevolmente dando frutti di lunga durata.

Questo laboratorio, che con Feininger in un primo momento era stato impostato sulla ricerca artistica attraverso l’incisione e la stampa manuale con torchio, ebbe una prima trasformazione con Moholy-Nagy, che seguiva le più avanzate tendenze della grafica internazionale. Fu lui infatti, ad inserire nel corso, dal 1924 in poi, la fotografia come sperimentazione iconografica, dal fotomontaggio fino alla fotografia e il filmogramma astratti. Successivamente il laboratorio grafico ebbe il suo apice con Herbert Bayer il quale, avendo una visione rigorosamente razionale e avanzando l’ipotesi di un legame tra scienza “pubblicitaria” e psicologia, portò avanti un ideologia basata sul rapporto tra fonetica e scrittura giungendo alla costituzione di una nuova tipografia. Egli sosteneva che fossero necessarie: “linearità nella costruzione di ogni lettera per ottenere un carattere perfetto; semplicità del disegno per raggiungere una facile comprensione e impressione nella stampa. Inoltre una composizione delle linee basata sulle forme primarie: cerchio e quadrato,che permettono una costruzione sintetica partendo da pochi elementi di base. In questo modo c’è concordanza tra la forma e il suono nel pronunciare le diverse consonanti.” Benché la razionalità inizialmente avesse avuto la meglio, ben presto lo stesso Bayer capì che questa eccessiva fede in un tipo di scrittura lineare e geometrica non si sarebbe potuta adattare a ogni contesto. Eccezioni, che confermano dunque la regola secondo cui “la forma segue la funzione” ampliando il concetto di funzione stessa.

 

Quale influenza ha dato alla grafica successiva?


Prima della Bauhaus si potrebbe dire che il “graphic design” inteso come lo intendiamo oggi non esistesse ancora. E’ infatti grazie alla scuola di Dessau che si è iniziato a comprendere che non basta riempire una pagina di immagini e testi, ma che anche la costruzione del suo layout gioca un ruolo centrale nell’impartire il messaggio finale. E’ alla scuola che dobbiamo il letterforms moderno e l’utilizzo del colore espressivo. Non avremmo il “Futura”, l’ “Helvetica” e i sans serif in generale senza il lavoro di Bayer sui font e chissà quando ci saremmo resi conto del potenziale della fotografia nella pubblicità senza il lavoro di Moholy-Nagy. La Bauhaus ne ha, insomma, cambiato il volto in modo permanente, incoraggiando i suoi studenti a prendere in considerazione aspetti psicologici, linguistici, economici e visivi di ciò che progettavano. Quello che oggi un buon grafico pubblicitario non può esimersi dal fare.

Gli ideali della Bauhaus al contrario di quelli di altre correnti non sono scomparsi e non sono stati sostituiti da nuovi movimenti, sono ancora in atto tutt’oggi e basta fare un giro sul web o sfogliare una rivista per rendersene conto. Un’eredità viva e vegeta che sottolinea quanto fossero in anticipo sui tempi.

 

Ecco qualche esempio


Propaganda

Caratteri senza grazie, linee oblique, la Bauhaus ha influenzato molto i progettisti grafici anche in ambito politico,  recente esempio è il poster di Barak Obama sulla sua visita in Germania.

 

Cinema

Anche nel cinema ci sono illustri richiami alla Bauhaus. Ecco uno dei poster che lo studio britannico La Boca ha progettato per la promozione del film Black Swan.

 

Web

Secondo alcune ricerche anche l’interfaccia grafica di Windows 8 si è fortemente ispirata all’ideologia Bauhaus.

esempi di grafica e comunicazione in stile bauhaus


Conclusioni

Quindi, in fin dei conti in tutti i movimenti e stili c’è chi protende da un lato e chi dall’altro, chi si sente più “sentimentale” e chi più “razionale”. Ma alla base di tutto c’è sempre uno studio, un progetto, un’idea condotta fino al suo compimento. A voi la possibilità di scegliere che strada percorrere!

Al prossimo cambiamento di stile.

 

Fonti:

  1. http://char.txa.cornell.edu/art/decart/destijl/decstijl.htm
  2. https://pantelegrafo.wordpress.com/2014-15/5e-2016/matteo-castelli/il-bauhaus/
  3. http://contextualstudies2015.tumblr.com/page/2

 

Bibliografia: Storia del design Grafico – Daniele Baroni – Maurizio Vitta

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Shape Beyond Graphic

Siamo tutti differenti, ognuno con le sue peculiarità da comunicare e promuovere. Non esistono prodotti di serie né forzate omologazioni: a ognuno la sua specificità, la sua identità. Le strategie digitali e tradizionali passano per le differenze che noi siamo in grado di comunicare.

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