Volente o nolente, viviamo nell’era della pubblicità. In tutte le sue forme, alcune delle quali facciamo persino fatica a riconoscere. Ce la propinano ovunque, ed in questo la fotografia le dà una grossa mano. Che rapporto esiste, dunque, tra fotografia e pubblicità?

fotografia-e-pubblicitàL’opinione comune è che la pubblicità sia un mero strumento di marketing, di bieca manipolazione della propensione e delle abitudini di consumo dei suoi destinatari, vittime inconsapevoli di strategie, studi, dibattiti…insomma, tanta di quella roba che neppure ci immaginiamo! Una disciplina a tutti gli effetti, piuttosto che un prodotto, che evolve di pari passo alla società civile cui è destinata. Se considerata come strumento di marketing, la pubblicità è dominata da obiettivi di natura materialista, per i quali l’imperativo è la raccolta indiscriminata della più ampia fetta di potenziali consumatori, dei quali importa un solo aspetto: la dimensione del portafogli. Non posso negare che non sia così. Eppure, non riesco a demonizzare la pubblicità. Da aspirante professionista della comunicazione, me ne dichiaro sinceramente affascinato.

Volendo considerare il percorso evolutivo che la pubblicità ha seguito nel corso del tempo, un merito le va riconosciuto. Mi riferisco alla sua capacità di coniugare assieme discipline oltremodo diversificate, per alcuni tratti inconciliabili. Pensate al marketing e vi verrà in mente la pubblicità come strumento di business delle grandi aziende. Poi pensate alla sua incredibile capacità di sposarsi perfettamente con l’arte, una forma d’espressione limpida e sincera, tutto candore e niente secondi fini, espressione diretta dell’animo umano. Una forma d’arte in particolare: l’immagine, quindi la fotografia.

Prima ancora della pubblicità televisiva, o comunque degli spot, la pubblicità era “semplicemente” un’immagine. Era essenzialmente frutto del lavoro di un fotografo, cui si affiancava un successivo lavoro di editing grafico. Il discorso è sempre quello: “narrare” attraverso le immagini, “raccontare” attraverso la fotografia, essa che possiede un’incredibile forza di comunicare, ponendo enfasi in una singola immagine, raggiungendo direttamente il cuore di chi ne osserva il risultato. Ecco allora che è facile intravedere un rapporto di scambio tra fotografia e pubblicità. Ma in che modo avviene questo scambio? si tratta di un rapporto unidirezionale in cui la prima è al servizio della seconda? Forse…o forse no!

La comunicazione visiva può espletarsi in innumerevoli e diversificate sfaccettature. Prima era l’immagine che, affiancata da contenuto testuale studiato (è proprio il caso di dirlo) “punto e virgola”, intendeva giungere direttamente allo scopo. Prima era persuasione, la massima possibile. In alcuni casi non è così: sempre più diffuso il ricorso ad una pubblicità diversa, in qualche modo rispettosa dei suoi destinatari. La differenza essenziale è che il contenuto del messaggio pubblicitario è lasciato alla libera interpretazione di chi lo osserva. O meglio, la osserva. Esatto, perché questa nuova forma di pubblicità si concretizza in un’immagine priva di qualsiasi contenuto testuale. Fotografia e immagine allo stato puro, dunque.

Niente di più, niente di meno. Potremmo discutere del fatto che l’immagine possa essere più o meno bella, che la foto scattata sia tecnicamente perfetta oppure no. Qualsiasi sia la risposta, rimane una pubblicità libera dai gravami della persuasione a tutti i costi. Senza tralasciare l’impatto che riesce comunque a trasmettere. Diventa una sorta di pubblicità limpida, trasparente. Da strumento di marketing diventa essa stessa una forma d’arte, pura per quanto lo può essere la fotografia. Resta da discutere se un’immagine possa, da sola, costituire pubblicità.

Fotografia e pubblicità sono tra noi. Sei pronto a schierarti verso il lato oscuro della forza?

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