Com’è accaduto che Facebook and co. hanno radicalizzato la trasformazione dell’intimità?

Tratto da “meditazioni profonde e sociologiche di Laura durante i silenzi della notte”

Quanto segue è dedicato ad una delle blogger esperta in SMM e Web design che più mi piace seguire, e ahimè anche questo le farà venire il mal di testa. Ma l’ispirazione era arrivata prima del consiglio.

Dal particolare al generale
Dai vari post degli utenti di Facebook ho potuto realizzare quanto pericoloso sia il social per quel che riguarda lo svilimento dei rapporti interpersonali, sempre più inseriti in un mondo di plastica e mode. Cinicamente la potrei definire la prostituzione del sentimento, poiché si tratta di assuefazione ad una realtà in vetrina, fatta di vite private alla mercè del pubblico.
Dall’incontro al corteggiamento, dall’innamoramento alla sessualità, concetti e dinamiche passano ora prima di tutto su Facebook.

  • l’elemento più visibile dell’intromissione della vita privata è forse costituita dall’opzione che consente di definire lo “stato civile”dell’utente. La definizione delle relazione è conditio sine qua non, per rendersi trasparenti e disponibili, in modo da adempiere alle aspettative degli altri.
  • Tra impegnati, single e relazioni complicate la classificazione dei rapporti da un certo punto di vista cataloga le preferenze e le priorità relazionali. quando ci interessa qualcuno la prima cosa che facciamo è andare a controllare sul profilo lo stato sentimentale, non a caso.
  • i like ripetuti e martellanti, alle foto sono le cose che preferisco. Nella stragrande maggioranza dei casi, rappresenta un nuovo modo di flirtare. Un interesse che se prima veniva esternato con sorrisi e sguardi (da interpretare) ora passa attraverso palesi feedback telematici.
  • e poi ci sono le coppie che scoppiano, e a fasi alterne avvertono lo spasmodico bisogno di aggiornare, ora dopo ora, minuto dopo minuti, la definizione della “relazione”. Il mio punto limite di sopportazione lo raggiungo quando tutto ciò è corredato e dediche, dall’indicibile tasso diabetico o al contrario da insulti e sbeffeggiamenti reciproci.
  • le liti, già pesantemente odiate in pubblico, sui social non fanno che rendere la mia indole ancora più misantropica.
  • le rose e i cioccolatini diventano poke
  • le lettere d’amore e i bigliettini diventano link di youtube, canzoni, con annessi cuoricini o messaggi subliminali di rara chiarezza, il tutto con la speranza di colpire nel segno. Ciò che si fa, in altre parole è la dissimulazione di strategie apparentemente immutabili, riportate su un piano all’esterno da sé.
[Tweet “Tra viaggiatori succede, ci si raccontano cose anche intime, tanto non ci si rivedrà mai più. Paolo Rumiz”]

I cambiamenti della post-modernità sovvertono i bisogni emozionali, globalizzazione e capitale spingono l’uomo verso la massimizzazione del bisogno che è puramente individuale. (Giddens, 1992). Bauman parla poi, di passaggio dall’intimità all’estimità, proprio per sottolineare il passaggio verso l’esterno del privato, del sé e della ricerca dell’altro da sé. Ci troviamo in quella che definisce società confessionale, non proviamo più gioia ad avere segreti, non possiamo più sentirli solo nostri.

Ci troviamo in una comunità espansa, il senso di appartenenza è legato a volubili e moltiplicati elementi di alterità. La comunità in senso stretto si fa rete/network, e l’identità diviene in maniera ancora più evidente costruzione sull’alterità dell’altro. Relazionarsi all’altro è necessità irretibile, si obbedisce a degli schemi per sentirsi liberi. È un processo incontrollato.

Si assiste alla sfrenata ricerca di contatti e follower, 500-100-5000 amici. A dire il vero 150 sono già troppi per poter parlare di rapporti significativi. Il network di amicizie che costruiamo è fittizio e artefatto, assuefatto ad una logica del “tutto e subito”, i legami sono fragili e volubili, il senso di appartenenza e condivisione delle norme (sociali) è in costante rimodulazione e ci si adatta a queste logiche solo per il timore recondito di esserne esclusi e di non riuscire a bilanciare la perdita di un’identità collettiva con gli stimoli crescenti del mondo esterno.
Il web riproduce se stesso e fornisce gli attrezzi all’uomo per auto-fabbricarsi, è virtuale perché viaggia in uno spazio tutto suo, ma è reale se ha a che fare con le persone e i relativi vissuti.
L’importante è sempre e comunque raggiungere un processo di autonomia che fornisca un filo conduttore verso il progetto riflessivo di sé (per rapportarsi agli altri).
Altro è poi riappropriarsi dei propri profondi e intimi spazi che fanno del sentimento il luogo della realizzazione dell’uomo. Chiudendo un po’ le tende dell’immensa vetrina sociale.

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Crediti foto

 

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