Ricordi il mio articolo in difesa del social media manager? E’ stato in quell’occasione che proprio a questo Professionista della Comunicazione ho promesso una bella tirata d’orecchi. E’ lui, assieme ai fantomatici”guru”, colpevole del degrado della comunicazione digitale!

 

Mea culpa. Esatto. Inizio così, con il cuore colmo di mortificazione. Siamo noi, aspiranti e praticanti professionisti della digital communication ad aver rovinato questa splendida professione. Mi sono lanciato da poco in questo mondo, tanto affascinante quanto vasto, e debbo ammettere che una volta entrati se ne è completamente assorbiti. Per fortuna, ché non si può lavorare col web senza vivere la Rete, senza respirare a pieni polmoni l’aria che tira nelle social piazze e nella blogosfera.

Essere un Professionista della Comunicazione significa lasciare la finestra costantemente aperta sul mondo. Il che non significa semplicemente buttare giù due righe, sperando che quanto scritto raggiunga più lettori possibili – come lusinghe e complimenti ricevuti, abbagliandomi, mi hanno inizialmente indotto a pensare.

Comunicare è voglia di cercarsi, trovarsi, e infine conoscersi. E’ disponibilità all’ascolto e instaurazione di un dialogo.

E’ facile dire di voler comunicare, ma la realtà dei fatti è ben diversa. Una volta dentro a questo “sistema” si corre il rischio – com’è effettivamente successo al sottoscritto – di non essere più in grado di osservarlo con distacco e capacità di giudizio. Tutto è adibito a festa, ricco di luci colorate e felici melodie; di sorrisi, elogi, e chi più ne ha più ne metta. Ho provato a tirarmene fuori. Non ci sono riuscito. Ho provato a convincermi che fosse giusto così, che bisogna adeguarsi al contesto se si vuole rimanere a galla.

Ma dentro mi sentivo soffocare, intrappolato in una realtà che non mi apparteneva. Lo sentivo, avevo qualche sassolino nella scarpa. E il fastidio che mi causava, inizialmente poco più che un leggero prurito, è diventato alla lunga insopportabile. Alla fine ci sono riuscito, a tirarlo fuori. Sarà perché sono ancora alle prime armi, o forse perché ho attorno persone davvero in gamba. Vuoi sapere a quale conclusione sono giunto? Devo esserti sincero: quello che ho scoperto è davvero triste:

Una certa predisposizione per la scrittura in generale, la più recente passione per la comunicazione digitale, e un crescente amore per la lingua italiana, mi hanno portato a ricoprire la figura del Copywriter –  ci credi? Mica sapevo avesse un nome, né tanto meno fosse una professione! Ho iniziato scrivendo per il web. Articoli, soprattutto. Pian piano mi sono allargato a siti web e social network, fino ad arrivare a tutta la componente testuale ovunque sia ubicata, dalla email al sondaggio cartaceo al rotolo della carta igienica – eh sì, l’e dura!

Che si tratti di un articolo per il blog da 500 parole, o piuttosto di un tweet da 140 caratteri, il mio compito è “solo” uno: comunicare in maniera efficace. In soldoni, significa realizzare una corretta sintesi tra dimensione ed emozione. Troppo difficile da capire? In realtà è facile: se quello che ti sto raccontando riesce a trasmetterti il mio stato d’animo allora vuol dire che quello che faccio lo faccio bene.

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Per dare maggiore seguito a quello che scrivo, ho intrapreso la strada del Social Media Management. L’obiettivo è sempre lo stesso: comunicare, con e attraverso il web. E’ qui, nella grande piazza virtuale, che ho imparato l’essenza del dialogo con la Rete. Il Social Media Manager è l’amico della community. La versione social del tizio brizzolato della pubblicità Barilla: aspetto impeccabile, sorriso da paralisi facciale perennemente stampato in viso e modi gentili sin dalle prime luci dell’alba. Una cosa da paura, tanto da farti chiedere che non sia “gaio”.

Hai capito? Be’, adesso dimmi: qual è la differenza tra un Social Media Manager e un Responsabile di Public Relations? Non so come la pensi, ma secondo me non c’è differenza. E allora capirai la mia rabbia, nel vedere una professione riconosciuta e l’altra no. Millantano meritocrazia e coerenza. Tzè. Niente più che favolette per bambini! Una chimera.

Ma la colpa è nostra. Dal Professionista della Comunicazione ai fantomatici “guru”, colpevoli di un appiattimento dei contenuti – gira che ti rigira è sempre la solita solfa – e di un feroce autoreferenzialismo – chiusi nella loro cerchia si accontentano di condividersi reciprocamente apprezzamenti pubblici. La colpa è anche mia, che offuscato da travolgente entusiasmo mi sono lasciato ingannare dagli “autorevoli riferimenti” dell’ambiente. Cadendo puntualmente nell’errore.

Oggi. Oggi è tempo di cambiare. Niente più inutili attese, niente più sciocchi dubbi. Bada bene: non ho deciso di cambiare professione – di certo, non sono un codardo. Anzi, approfitto dell’occasione per ribadirlo: il mio sogno è diventare un Professionista della Comunicazione, il mio mantra è aiutare le aziende a conoscere e dialogare col proprio pubblico.

Sono stato troppo schietto? Non ti preoccupare: non è ancora finita! Hai compreso il mio stato d’animo? sei stanco di leggere argomenti triti e ritriti? Parliamone!

Crediti foto: doobybrainhjramirez1

Matteo Malacaria

Appassionato di web communication, guerrilla marketing e pubblicità emozionale. Affascinato dalla comunicazione d’impresa, mentre della birra artigianale ci sono rimasto sotto. Qualsivoglia cosa nel tempo libero – se ne rimane.

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