Tra un pò avranno luogo le amministrative, poi le regionali poi le elezioni politiche… e in TV non si fa che blaterare di “novità”, “riforme”, “tagli” ritagli e altri bla bla dalla dubbia credibilità.

A livello locale c’è davvero da sbellicarsi dalle risate. Ad ogni evento di rilevanza pubblica (o quasi), ecco spuntare il tipico soggetto da poltrona rossa. Un elogio qua, una critica lá,  et voilà ecco il candidato che fa per voi, quello che nell’amministrazione c’è da venti o trenta anni e che ha fatto molto (che forse nel loro linguaggio equivale a nulla) per la collettività.

Nello specifico, oggi volevo occuparmi di come le elezioni esigano strumenti differenti per rendere la partita, un gioco avvincente e, il risultato, una vittoria assicurata. Gli spazi pubblici hanno subìto infatti, uno straripamento involontario verso quei canali di comunicazione nati, in fin dei conti, per diletto: i social network (e il web in generale).

Ma come in ogni altro campo, l’Italia detiene il primato negativo di partecipazione in codesto locus amoenus.
Certo dal renzismo in poi, complice la manipolazione papale del sistema, le cose son progredite ma, senza regole e senza il supporto di comunicatori esperti, ecco che ci si trova d’avanti ad un Gasparri di turno che tutto può, meno che scrivere “cose” su twitter. (E’ evidente che nessuno gli vuole bene, altrimenti lo avrebbero già fermato!)

Assisto ogni giorno ad imbarazzanti tentativi dei politici locali (e non) di emergere dall’oltremodo confuso mix di soggetti politici tra loro omologati ad un’informe poltiglia alienata. Che si tratti di luoghi reali o spazi virtuali, una cosa è certa, nessuno di loro sa  ( o presumibilmente non vuole) comunicare né far “partecipare”, perché i voti, in un modo o nell’altro, arrivano comunque. (Per la serie: pochi ma buoni)

Qui (in terronia) non hanno nemmeno idea di cosa sia la comunicazione 2.0 ( e ho avuto modo di spiegarvelo più volte con qualche aneddoto) per non parlare di quel mostro che è per loro l’accountability.
A dire il vero non sono più nemmeno tanto preparati nell’affrontare il pubblico vis à vis. 

L’altra settimana ho assistito alla serata conclusiva del tour in camper (una novità eh!) dell’ennesimo candidato regionale del partito XYZ, che a Catanzaro non ha mai visto nessuno, né tanto meno nessuno sapeva del suo arrivo. Solo il baccano in strada, gli unici parcheggi per auto, transennati per fare spazio al “tendone” e tac ecco che fa capolino “il big”.
Cosa ho sentito? Nulla, eppure ero vicinissima. Mi avvicino di più, bleah! mi allontano. Solo sciocchezze, velleità (piani impossibili da realizzare perché sono loro a non volerlo) e tante, tante bugie (dimostrabili ma non contestate).

Ebbene? Che fare allora, se non possiamo cambiare la politica cambiamo i politici. E se non possiamo cambiare i politici, almeno cerchiamo di cambiare il loro modo di approcciarsi a noi. Le piazze, non è che hanno stancato l’elettore medio, anzi… Solo non se ne può più dei soggetti che le occupano.

Il tutto si gioca ora, sulla trasparenza e sulla sincerità,(perché tanto i programmi sono tutti uguali, dovrebbero solo decidersi a metterli in atto). Il primo compito è quello di convincere i cittadini sui social , per attirare attenzione da più vicino,  quotidianamente e con concretezza.
Come ho già detto qualche tempo fa, il comizio in piazza è stato sostituito dai social network 

Il social rende il dibattito e l’agenda politica di un partito più partecipato; organizza i sostenitori e i potenziali elettori; inquadra i sentimenti contrastanti e ne consente il problem solving quasi immediato. È opportuno ad ogni modo fare affidamento ad esperti e ad uno staff organizzato che gestisca SMM. Di questo ne è fortemente consapevole il sindaco di New York, Bloomberg, che ha dichiarato che twitter non è altro che una “piazza incontrollabile e rumorosa”. Mettere in piazza “tutto” quello che c’è da sapere fa paura perché in ogni caso crea dissenso (oltre che consenso) e Obama, ha si insegnato ad affidarsi ai cinguettii per fare breccia sull’opinione pubblica (… tuttavia non ha spiegato come difendersi dagli attacchi provenienti dalla nuova arena politica).

… e le risposte scomode e politicamente scorrette ne danno una chiara dimostrazione.

Chi decide di restare ai margini deve fare i conti con una volontaria esclusione dalla “conversazione quotidiana” dei social. Si tratta di un’emarginazione volontaria e distruttiva. Quell’emarginazione che palesemente appartiene ai nostri politici e amministratori, che dovrebbero almeno prendere in considerazione quest’obbligato passaggio al digitale, fermo restando che c’è da affidarsi agli addetti ai lavori, pagandone un adeguato compenso. Perché sì, si tratta di un lavoro come un altro. (Se non più impegnativo. Ricordiamo che c’è da convincere gente a dare fiducia a chi l’ha persa da tempo)

C’è chi questo passo l’ha già fatto. Obama ha vinto le elezioni grazie al web.

Anche in Europa si inizia a vedere la luce alla fine del tunnel:

Infatti, in occasione delle elezioni parlamentari europee da poco svoltesi, equipe di marketer hanno dato la dimostrazione effettiva di una forza dirompente facendo una breccia sull’attenzione mediatica tradizionale, spostando la campagna su piazze differenti e immediatamente raggiungibili.
Hanno utilizzato, tra le cose, supporti visual per viralizzare il messaggio, nel tentativo di stimolare la più numerosa affluenza alle urne e un senso civico comunitario (che forse non ci appartiene ancora). Il video prodotto, su youtube ha fatto in poche settimane 11 milioni di visualizzazioni, e analoghe operazioni sono state attivate sugli altri social network. Una campagna virtuale  dall’impatto reale” .

Chi ambisce alla conservazione del potere non può prescindere dal considerare il web l’ennesima piazza da convincere. E’ un cambiamento social-e e, che ci piaccia o meno rappresenta il moderno dispiegamento del vivere quotidiano, della formazione delle coscienze e dell’opinione pubblica.

Tutti i social hanno partecipato alle elezioni e non perché fa tendenza ma perché per fare rumore si ha bisogno della cassa amplificatrice più potente.

[Tweet ” Il megafono non basta, hai bisogno della gente che ascolta.”]

Certo è che anche in presenza di social-izzatori politici non è detto che il messaggio di cui si fanno portatori sia coerente o, per questa ragione, degno di essere ascoltato. A cosa mi riferisco?
Secondo le classifiche di Oboscore il più popolare alle elezioni europee è stato Salvini, mettendo da parte la mia naturale antipatia per il soggetto, non può dirsi che la sua presenza possa definirsi coerente con le policy che gli strumenti digitali di comunicazione, esigono.
In altre parole, non è detto che il “politico” con più likes, condivisioni, followers e quant’altro, riscontri un analogo successo elettorale, perché:

  1. è necessario avere qualcosa da dire
  2. dirlo come conviene
  3. incorniciarlo per bene
  4. e viralizzarlo in modo che, lentamente, quelle baggianate propinate, possano esser percepite come credibili

 

Perché si sfruttano le debolezze della psiche umana, suscettibile alle belle storielle ma si ha sempre a che fare con un elettori che, anche se nell’apparenza lobotomizzati, sono sempre più preparati e informati.

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