Anello di congiunzione tra fotografia e cucina, quella del food photographer è una professione in forte crescita. L’impressione estemporanea che genera questa professione è tipicamente  quella di chi si occupa esclusivamente di fotografare cibo. Naaa, troppo riduttivo! E’ un artista, capace di “raccontare” il cibo, la sua storia e le persone che ne fanno parte. Il tutto condito con un pizzico di “ruffiana” tentazione culinaria.

Settimana scorsa ho avuto il piacere di raccontarvi di quella particolare figura professionale che, nel campo fotografico, si occupa di cibo et similia. Il food photographer — per dirla all’americana, molto cool — più amichevolmente noto come fotografo del cibo (o fotografo alimentare) non si limita a fotografare in maniera ossessivo-compulsiva un piatto, approfittando della “scusa” del servizio fotografico per mangiare a sbafo (alla faccia nostra!). Deve essere cantastorie, menestrello girovago di fiabe che hanno come eroe il cibo, in tutte le sue salse. E, per poterlo fare, non può limitarsi esclusivamente a immortalare un piatto di spaghetti alla carbonara o una torta sacher, per quanto commovente sia solo osservali. Orsù, oggi vi voglio proprio raccontare di cosa si occupa. Da amante della cucina e della buona tavola non posso che tessere le lodi di tutti coloro i quali, attraverso il loro mestiere, diffondono e accrescono la cultura del mangiare bene. Il food photographer occupa di diritto questa posizione, per cui…onore al merito!

Innanzitutto, approfitto dell’occasiofood-photographyne per ricordare che la food photography — la specializzazione del fotografo del cibo — è una branca della fotografia di particolare interesse nel campo del marketing e della pubblicità. Come tale, il contenuto comunicazionale rappresenta uno dei suoi fattori più importanti, e di conseguenza la capacità di trasmettere sensazioni (ed emozioni) è requisito essenziale di un buon fotografo alimentare. Sono necessarie tecnica e capacità rappresentativa, necessarie a ottimizzare la resa di un piatto attraverso la luce e la giusta composizione, i colori, gli ingredienti e le caratteristiche essenziali. Attraverso una foto bisogna emozionare, bisogna rendere la vista il senso attraverso cui trasmettere note olfattive e gustative. Un paradosso? Niente affatto! Il destinatario, chi osserva la foto, deve percepire, con il proprio naso e la propria bocca, odori e sapori del piatto che ha visivamente — e non necessariamente fisicamente — di fronte. Se poi dovesse iniziare a sbavare, allora si può dire di averlo “cotto a puntino”!

Ma non finisce qui. Il cibo, il piatto bell’e pronto per essere mangiato, è solo uno degli innumerevoli aspetti sui quali si concentra l’attività del fotografo del cibo. Del resto, il piatto è anche il prodotto finale di una lunghissima composizione, che parte dalla produzione alimentare per arrivare alla cucina e alla preparazione del piatto, e che vede nel cuoco il suo direttore d’orchestra. Il cuoco, assieme al personale di cucina e sala, rappresenta il volto umano del cibo, e come tale merita una posizione d’onore nel campo della food photography. Spesso e volentieri, anzi, la sua presenza è essenziale,

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 quale testimone della capacità culinaria e garante della bontà del cibo. Il fotografo alimentare deve poi presentare al meglio non solo ciò che la gente andrà auspicabilmente a mangiare, ma anche il luogo in cui lo farà. E allora ecco che la sua specializzazione si arricchisce di elementi quali la fotografia architettonica e d’interni.

Non si dica giammai che il fotografo del cibo ha vita facile, dovendosi occupare di un soggetto — il cibo — fermo e immobile: le condizioni di luce nelle quali può lavorare, soprattutto all’interno dei locali notturni, mettono a dura prova le sue capacità. Senza dimenticare che il cibo è soggetto a deperibilità. Per cui, anche nell’ambito della food photography, vale più che mai il carpe diem. Immaginate: vi contattano per la realizzazione di reportage  nell’ambito di manifestazioni ed eventi a carattere gastronomico, durante i quali non solo il cibo è in movimento, ma lo sono anche le persone che vi ruotano attorno. In queste condizioni è difficile riuscire ad ottenere fotografie d’impatto che riguardino il cibo, le persone, o ambo le cose. Cogliere l’attimo è l’imperativo per un reportage fotografico di successo.

Insomma, non di solo cibo vive il food photographer. Nella sua figura convivono diverse anime, ciascuna delle quali specializzata in una dimensione essenziale del cibo e di ciò che rappresenta, in sé e per sé, ma soprattutto agli occhi del consumatore. Diverse anime, un solo cuore: quello che batte forte per il cibo, e che fa vivere emozioni che di certo non vi lasceranno, è proprio il caso di dirlo…a bocca asciutta!

Matteo Malacaria

Appassionato di web communication, guerrilla marketing e pubblicità emozionale. Affascinato dalla comunicazione d’impresa, mentre della birra artigianale ci sono rimasto sotto. Qualsivoglia cosa nel tempo libero – se ne rimane.

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