Creatività. Un termine affascinante e poliedrico, caleidoscopio di interpretazioni e possibili rappresentazioni. La difficoltà di comprensione del termine è resa maggiore dalla sua evoluzione nel corso del tempo. Si parla tanto di rivoluzione creativa. Il concetto di creatività di oggi è lo stesso di quello di ieri? Ma soprattutto che impatto ha nel campo della comunicazione?

Cercate il significato della parola creatività. Le interpretazioni possibili di questo termine sono pressoché infinite. Ma il suo significato, quello vero, intimo, quello che analizziamo, scomponiamo, ricostruiamo e metabolizziamo, rendendolo parte di noi stessi…qual è? La risposta non è univoca, anzi. Ne esistono tante possibili quante sono le persone dette “creative”. Questa, per esempio, è la mia: creatività è la capacità di rappresentare gli elementi esistenti secondo forme e modalità originali e non convenzionali.

Una visione molto “umana” insomma, lontana dall’idealizzazione del concetto di creatività o della figura del creativo. La base di partenza è il proprio capitale umano, il proprio livello di conoscenza, l’autonomo bagaglio esperenziale. Quello che cambia è, per ciascuno, la quantità di elementi a disposizione, che possano essere utilizzati per offrirne una diversa rappresentazione. La risultante è importante: chiunque può essere un creativo! Lungi da me sminuire chi lo fa di mestiere (tanto di cappello), ché sicuramente avrà qualità e competenze fuori dalla norma. Ma essere creativi, o almeno il potenziale per esserlo, è insito in ciascuno di noi.

Nell’ambito della comunicazione, la creatività è da sempre, ieri come oggi, un elemento essenziale, soprattutto con riferimento alla comunicazione d’impresa. Ma il cambiamento c’è, e si vede. La differenza èrappresentata dalla diffusione dei canali e dei mezzi di comunicazione, con la vera e propria “esplosione” della comunicazione digitale, che ha spostato il nucleo della comunicazione d’impresa dal gruppo (azienda) al singolo (giornalista web/blogger). Una rivoluzione creativa vera e propria! Il primo effetto è, quindi, che la realtà odierna è più creativa rispetto al passato, nella misura in cui offre un livello impressionante di contenuti e punti di vista tra loro sensibilmente differenti.

Ma attenzione, perché non cambia la sostanza. Che si guardi al singolo piuttosto che al gruppo, la parola d’ordine continua ad essere “marketing”. E’ questa la quintessenza della comunicazione. Sia essa aziendale o individuale, traducendosi rispettivamente nelle attività di brand marketing e self marketing. Inutile mascherare la realtà dei fatti. Comunicare significa “vendere”, i propri interessi e le proprie competenze oppure l’immagine aziendale.

La parola d’ordine è: persuadere! Primo compito di un creativo della comunicazione dovrebbe essere quello di rendere i destinatari persone che ne condividono il pensiero, divenendo a loro volta portatori sani, scatenando un vero e proprio contagio virale che oggi è l’anima dei social network. La capacità di persuasione è la chiave del successo aziendale che, commissionando l’attività di comunicazione creativa, persuade all’acquisto del proprio prodotto/servizio. Vero, certo, ma fino a qualche tempo fa. Oggi le finalità della comunicazione aziendale sono diverse, proprio in funzione della rivoluzione creativa in atto nella società che ne è, giocoforza, destinataria. E anche, come anticipavo, sempre più spesso protagonista.

Oggi la persuasione smette di essere funzionale alla comunicazione creativa. Continuare ad essere l’essenza del venditore, ma non del creativo. Oggi, l’elemento autentico della creatività è l’autenticità, la capacità di essere sé stessi, sempre e comunque. Smettere di essere creativi “per professione” ed iniziare ad esserlo “per vocazione”. Ciascuno ha doti creative, ciascuno può essere creativo, ma proprio perché sono richiesti contenuti, rimangono pochi i comunicatori creativi. Rivedere l’idea di creatività e di comunicazione creativa significa accettare di mettere sé stessi al servizio degli altri, della collettività. L’idea di fondo continua ad essere la promozione, il marketing. Ma la persuasione muta in autenticità: tanto più sono me stesso, tanto meglio riesco ad esprimermi, tanto più efficiente sarà la comunicazione.

Il creativo, non più persuasore, si libera dalle pastoie che lo imprigionavano, limitandolo al conseguimento di obiettivi facilmente riconducibili ad un freddo output numerico. Vincoli, che condizionano e limitano pesantemente, l’attività creativa. Oggi ce ne siamo finalmente resi conto. O forse stiamo solo iniziando a farlo. Resta il fatto che abbiamo intrapreso, più o meno scientemente, questo percorso. E’ davvero in atto una rivoluzione creativa? Tu, cosa ne pensi?

5 COMMENTS

  1. Di sicuro la creatività deve persuadere, ma questo in ogni ambito, secondo me, non solo nella comunicazione aziendale. Detto questo, va da sé che, sì, tutti noi possiamo essere creativi, ma bisogna esserlo in modo efficace, da dare frutti. Hai detto che ci sono di mezzo i contenuti, quindi per un’azienda è importante avere un comunicatore creativo.

    Oggi viviamo in una realtà piena di stimoli. Forse ce ne sono anche fin troppi. Quindi sì, essere autentici credo sia la strada giusta da percorrere. Un tempo si parlava di originalità, ora invece va di moda l’autenticità, l’essere stessi.

    Mi chiedo se non stiamo parlando sempre della stessa cosa, cambiandole nome in funzione della moda del momento. Certo è che la comunicazione creativa oggi più che persuadere, secondo me deve stupire e infondere credibilità.

    • Ciao Daniele, e grazie innanzitutto dell’intervento! 😉
      La creatività si applica a qualsiasi contesto, non necessariamente deve essere persuasiva ma, secondo il mio modo di vedere, piuttosto accattivante.
      Nell’ambito aziendale, dove si sposa perfettamente con la comunicazione, direi che hai inquadrato un paio di aspetti imprescindibili:
      – l’azienda deve dotarsi di un creativo/comunicatore creativo, ergo deve necessariamente puntare sulla comunicazione e promozione del proprio brand. Che poi lo faccia per una finalità più o meno businessòà-centrica, quelli sono fattacci suoi;
      – se cambia il fondamento della comunicazione, cambia il modo di comunicare, cambia la creatività. Il confine tra i diversi aspetti è tanto labile quanto consistente, e in questo limbo emerge la personalità del singolo, col suo modo di comunicare, di essere creativo. Ecco secondo me come è evoluta la faccenda: dalla dimensione collettiva a quella personale.

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