Vi chiedono di fotografare una natura morta. E che ci vuole: basta inquadrare il soggetto, mettere a fuoco e scattare. Et voilà, il gioco è fatto. Andate a dirlo ad un fotografo specializzato nella still life e – se rimanete integri – fatemi sapere cosa ne pensa.

Fotografare oggetti inanimati è la prima cosa che facciamo appena abbiamo una fotocamera tra le mani, quella più intuitiva (dopo un selfie, ovviamente!).  La “still life” – che si può tradurre come “natura morta” – è una tecnica fotografica, utilizzata per immortalare un qualsiasi oggetto inanimato. Perché ve ne parlo? Semplice! Innanzitutto, si tratta di una delle mie tipologie di foto preferite. Ma anche per sottolinearne il profondo significato intrinseco, approfittando dell’occasione per fare una tirata d’orecchie a quanti, come scritto sopra, pensano sia una bazzecola fotografare oggetti inanimati.

still-life-rosaEtichettarla come “tecnica fotografica” sarebbe riduttivo. Esistono sicuramente criteri e strumenti adatti a questo tipo di istantanee, ma più che una vera e propria tecnica fotografica preferisco considerarla una particolare tipologia – una branca della fotografia se volete – che racchiude tutti gli scatti di oggetti inanimati. Inanimati, certo, ma che attraverso l’occhio digitale della vostra fotocamera prendono vita!

Il termine “natura morta” è perfetto per aiutarmi a rendere l’idea di ciò di cui stiamo parlando: pensate alla rappresentazione di una natura morta raffigurata in un dipinto. Esattamente della stessa cosa. Con la differenza che, mentre il dipinto richiede tanta calma e pazienza, nonché una notevole capacità artistica, la fotografia viene ottenuta istantaneamente. Al fotografo, cui spetta il compito di immortalare l’oggetto privo di vita, non resta altro da fare che riuscire a rappresentarlo in maniera tale da farlo apparire vivo. Inoltre, rispetto alla pittura, dove è la mano del pittore a rendere un dipinto, una tela, una qualsiasi rappresentazione talmente reale da sembrare viva, nella fotografia la capacità di infondere l’anima attraverso lo scatto dipende più che altro dal gioco di luci.

Esatto, la variabile fondamentale di una buona still life è l’illuminazione: le ombre non devono essere presenti in quantità esagerata, così come è opportuno evitare la presenza di riflessi. Per fare questo è bene evitare l’utilizzo della luce diretta del sole. Meglio una giornata di nuvole uniformi (le nuvole funzionano come diffusori della luce solare). Ma, se non volete che il meteo decida per voi, basta utilizzare una piccola soft box, una sorta di scatola che consente di ricreare le condizioni di luce ideali per ottenere scatti interessanti.

Il fotografo deve essere quindi bravo a catturare, ma soprattutto a ricreare. Perché nella natura morta fotografica il lavoro del fotografo non è tanto scattare, quanto tutto ciò che viene fatto preventivamente per arrivare ad esso. Come dire che il bello del viaggio è il viaggio stesso.

Questa tipologia di foto può apparire semplice da realizzare, ed anche il risultato rischia di apparire banale agli occhi del distratto osservatore. In realtà, ciò che all’apparenza si mostra facile racchiude la sua copiosa dote di difficoltà. Del resto, stiamo parlando di nientepopodimeno che dare vita non solo ad una foto (di per sé inanimata), quanto ad un soggetto che inanimato lo è a sua volta. Con la still life, insomma, dovrete essere più precisi di un chirurgo di Grey’s Anatomy (signorine, non è il momento di pensare a Derek!): “resuscitare” non una, ma ben due volte, il “paziente”.

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Il mio consiglio è:

  1. Siate meticolosi, ma non abbiate timore di fare errori. Per fortuna tra le mani non avete un bisturi, ma una più comoda e rincuorante fotocamera;
  2. Sfruttate la fonte di luce che più preferite, perlomeno inizialmente. L’affinità con la stessa vi consentirà di divertirvi di più, giocandoci;
  3. Siate per un momento come una mosca: realizzate più scatti dello stesso soggetto da diverse angolazioni, in modo da osservarne le differenti prospettive.

Il successo dipende dalla vostra capacità di riuscire a catturare i dettagli essenziali. Ma risiede anche nella creatività, quella di ricreare una composizione assolutamente nuova e particolare. Dopodiché, trattandosi di oggetti inanimati, avrete a disposizione tutto il tempo che vorrete  – o quasi – per ‘effettuare lo scatto.

Still life, quando semplice non necessariamente è sinonimo di facile. Sfruttando la mia passione per la cucina per richiamare un esempio che calzi a pennello, pensate ad un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino. Facilissimo! Tutti lo sappiamo fare, ma quanti sappiamo effettivamente rendere questo piatto una delizia da leccarsi i baffi?

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