Pubblicità. Creatura tanto affascinante quanto pericolosa. Qualcuno sorride, pensando agli spot pubblicitari più divertenti. Gli stessi spot altri li odiano, perché interrompono la visione del loro programma preferito. Permettimi allora una domanda: a cosa serve la pubblicità?

 

In quella grande, mastodontica disciplina che è il marketing, la pubblicità è accademicamente definita “uno strumento di promozione”. Troppo facile? Se vuoi possiamo iniziare a farci una bella serie di viaggi mentali su tutte le sue possibili declinazioni, chiamando in causa questo o quel padre del marketing. Scoprirai che non è così facile come avevamo pensato.

Ecco il problema: troppe definizioni rendono difficile coglierne il suo vero significato.

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Siccome sono studente universitario e studio marketing – pensa un po’: ci ho pure dato qualche esame! – ti aspetteresti da me una noiosissima lezione sul pandemonio di regole “marchettare” esistenti. E invece no, caro mio, oggi ti racconto a cosa serve la pubblicità senza scomodare nessun guru, nessun dottore, nessun illuminato. Oggi parliamo noi, io e te, face to face, davanti a questo inebriante caffè che è la Rete, in questo accogliente bar che è il blog di Shape.

La pubblicità non è altro che una fantastica emozione.

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Ho analizzato diversi esempi di pubblicità, ogni volta raccontandone un aspetto diverso: c’è quella che scatena la libido, o che innesca un perverso trip sensoriale. C’è perfino quella che non capisci subito, finché qualcuno non te la spiega. Un po’ come le barzellette che non fanno ridere nessuno.

A cosa serve la pubblicità? Ad aumentare le vendite.

La scoperta dell’acqua calda! E’ questa la sua essenza, è vero. Tuttavia campagne pubblicitarie, slogan pubblicitari e advertising – che dir si vogliano – devono essere analizzati in funzione del periodo storico al quale si riferiscono. Ne avrai sentito parlare anche tu: oggi viviamo nell’era dell’informazione. La caterva di messaggi promozionali con i quali questa e quell’azienda ci bombarda incessantemente, giorno e notte, mattina e sera, ci ha reso impermeabili, indifferenti agli stimoli pubblicitari – come se già non bastasse vestirsi a cipolla.

Urge dunque un cambio di rotta, anche per la pubblicità.

Cessa oggi di esistere come mero strumento di promozione, diventando strumento di emozione. Ora mi dirai: “come fa un manifesto a due dimensioni a suscitare emozioni?” Bé, caro mio, benvenuto nella nuova era della pubblicità! “Basta” fare leva sull’inconscio umano. Un’immagine accattivante, che veicoli un messaggio, accompagnata da un testo d’impatto, a metà tra il ganzo e il riflessivo. Boom! Ecco che parte il trip mentale.

 

Non so dirti cosa mi accade ogni volta che vedo una bella campagna pubblicitaria, ma posso provare a spiegarti cosa provo: sento risalire dallo stomaco un calore che mi travolge, solleticando il gargarozzo, fino a che non mi si stampa un sorriso in volto. E così, senza rendermene conto, vado in giro con la faccia da ebete. Dallo stomaco alla bocca, ma anche il cervello non scherza.

Hai capito a cosa serve la pubblicità?

L’emozione crea affinità, l’affinità crea empatia. E l’empatia porta clienti, dunque vendite. Sullo scaffale del supermercato, quando ti trovi di fronte a due scatole di cereli, preferisci sempre quella col coniglio, piuttosto che quella raffigurante distese di grano.

Forse non ti ho dato la risposta colta che cercavi, ma spero – era questa la mia intenzione – di essere riuscito a strapparti un sorriso. Se ci sono riuscito ho raggiunto il mio scopo. Ecco, uno scopo. La pubblicità serve alle agenzie pubblicitarie, che a loro volta lavorano su commissione di un’Azienda come la tua, a raggiungere uno scopo: sponsorizzare un evento, promuovere l’immagine, aumentare la clientela.

Hai visto? Gira che ti rigira abbiamo una risposta. Probabilmente verrà mai citata in un libro sulla pubblicità, ma chissene! Ha fatto capire il concetto, tanto basta. Dico bene?

Crediti: stolensnapshotktoine, carbonnyc, pelicapanarts

 

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Matteo Malacaria

Appassionato di web communication, guerrilla marketing e pubblicità emozionale. Affascinato dalla comunicazione d’impresa, mentre della birra artigianale ci sono rimasto sotto. Qualsivoglia cosa nel tempo libero – se ne rimane.

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