Ci risiamo, una birra di troppo e mi ritrovo a dare consigli di marketing a chi mi serve le birre.

 

Con PierPaolo ci siamo domandati ciò che di fatto interessa il cliente, quando chiede una nostra consulenza. Non si tratta di visibilità, né di visite al blog, né dei like sulla pagina; quello che più preme dopo un’accurata analisi del contesto, del mercato e delle strategie da intraprendere è l’aumento esponenziale delle flotte di consumatori.

Silvano, il titolare del Mallard, questa consulenza non l’ha richiesta, ma a più riprese, tra una bevuta e l’altra, mi ha stuzzicata, ponendomi interrogativi a mo’ di sfida. (Lo scetticismo nei confronti dei marketers è più radicato di quello che si possa pensare). Così una sera, una di quelle in cui la gente va e viene e l’aria è adatta per restare fuori, sulle rudimentali panchine della birreria, ho preso carta e penna e ho stilato una lista delle cose da eliminare, una di quelle da migliorare e una sulle caratteristiche salienti che rendono speciale il Mallard tanto da pensare di rendere, quegli ultimi aspetti, i tratti distintivi rispetto a tutti gli altri, proprio perché essenza identitaria dello stesso.

Su quei fogli, che conserva con cura, ci sono scritte cose che neanche gli amici migliori sono in grado di dire, perché possono ferire; ma lui non si è tirato indietro e ringraziandomi ha manifestato la sua volontà di mettere in pratica, con il tempo giusto, quelle cose che tra i consigli di marketing lì presenti è in grado di intraprendere per fare del nostro pub un’eccellenza.

Tra le cose da migliorare:

  1. Sicuro rientra la gestione social del locale sui principali network. Autonomamente Anna e Silvano gestiscono come possono, sia Facebook che Instagram e se la cavano bene. Il social media marketing di attività come queste hanno il beneficio di attirare con poca difficoltà ingenti quantità di pubblico e molto più che in altre, sono gli utenti stessi a farlo vivere, taggandosi nelle foto, scattandosi amorevoli selfie con birre, pizze e panini.
  2. Un altro dato che potrebbe aiutare sarebbe un sito web e un blog che racconti le assurdità che mi pare capitino solo li dentro. Ci è capitato di inventare giochi per passare il tempo nelle fredde giornate invernali (come ad esempio riconoscere le monete, bendati e con l’orecchio poggiato sul tavolino). Ha una vita propria quel locale che vale proprio la pena tenere un diario di bordo.
  3. Il menu, attualmente, proprio alla luce dell’analisi di cui sopra, sta subendo modifiche e come nelle migliori famiglie, prima di cambiarlo radicalmente e definitivamente, lo sta facendo “scegliere” ai suoi clienti. (Troppo avanti!)

 

Tra le cose che lo rendono il migliore:

  1. Ha incarnato, da solo, e senza imposizione strategica esterna il vero significato di PUB. Ciò a cui tutti ambiscono al Mallard è evidente: la fidelizzazione della clientela. Lo frequento da anni ormai, e non mi sono mai sentita sola; tutti una volta entrati diventano abitudinari del posto e non solo per i comfort che offre ma per l’ambiente spesso pittoresco che ivi viene a delinearsi. Di pub nella zona ce ne sono davvero tanti, e tutti molto belli, birre gustose, gestori attenti e affabili, ma il Mallard è casa mia. (Fortunatamente non sono la sola a pensarla così)
  2. A tratti sembra uno spazio autogestito. Qualcuno azzarda anche a versarsi da bere autonomamente e arbitrariamente, quando sono tutti impegnati in altro. E lui non si arrabbia mai. Poi in una contestualizzata lotta per le supremazia del maschio alpha, c’è chi gira dietro il bancone e impone a tutti i presenti i propri gusti musicali. É come uno spazio fuori dal tempo, non c’è movida, né l’ambizione ad omologarlo agli standard attuali. La dinamica di interazione sociale è semplice, entri, chiedi la birra, te la danno, la bevi, conosci gente e parli, se lo vuoi, con gli altri.
  3. Conosco il menu a memoria e penso di aver scelto raramente qualcosa senza modificare nulla, quindi ora lascio fare direttamente a loro e non mi hanno mai delusa.

mallardÉ la casa-base, il luogo in cui ho conosciuto le persone più importanti della mia vita, il luogo in cui voglio andare quando sono sola e non so con chi sfogarmi, il luogo in cui ci incontriamo con gli altri:
“dai sì ci vediamo da Silvs e poi in caso ci spostiamo!” (Non accade quasi mai, alla fine restiamo sempre).

É il nostro purgatorio perché spesso la noia della ripetitività ci sopraffà ma ci sentiamo come costretti a restare al Mallard per uno strano senso di fedeltà. Il posto in cui portiamo i nuovi amici per una bevuta e loro diventano i vecchi amici che portano i nuovi amici. Il luogo in cui puoi non devi per forza confonderti tra gli intellettuali e puoi non parlare di cultura ma lo fai lo stesso, perché ti piace. Bicchieri in bilico, vetri rotti, nottate in compagnia anche dopo l’orario di chiusura. Coccolati da titolari che sono come una seconda famiglia.

In sostanza è arrivato laddove molti non riescono, ha fidelizzato una clientela senza sforzi, perché frutto della genuinità del personale. Ci sono consigli che prescindono dal digital marketing e hanno a che fare con la capacità di ascoltare e anticipare i bisogni del cliente, offrire il più alto grado di qualità possibile (e ove non possibile sopperire con un sorriso in più) e al di la delle strategie possibili se hai goduto di una buona educazione, quella stessa imprinting aiuta a trattare la clientela come persone e non numeri.

In questo il Mallard c’è riuscito.

Ora però, Silvano… sbrigati che c’è da mettere in atto l’immagine coordinata e non vedo l’ora di vedere il nuovo logo nero su bianco. 

[Crediti foto copertina]

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