Iniziamo oggi un viaggio nella comunicazione pubblicitaria che ci porterà a conoscere i momenti salienti di questa disciplina grazie anche a delle infografiche. Si parte con gli anni 50, buon viaggio!


 

Gli anni 50 furono caratterizzati da una rinascita sociale, culturale e artistica caratterizza dalla ripresa economica. Tutto ciò, contribuì a dare forte impulso anche alla pubblicità e al graphic design che proprio in questi anni vive uno dei momenti più floridi. Questo fermento artistico e culturale caratterizzò anche la comunicazione pubblicitaria di Pirelli che affidò le sue campagne ad alcuni tra i più celebri designer europei e italiani. Da Max Huber, Engelmann, Bob Noorda, Albe Steiner, Raymond Savignac, fino ad arrivare alla scuola italiana, interpretata da Bruno Munari, Armando Testa, Riccardo Manzi, Giulio Confalonieri e Pino Tovaglia.

 

La comunicazione pubblicitaria: la Rivista Pirelli


In questo periodo nacque la Rivista Pirelli che dal 48, anno della sua fondazione, ospitò le firme di alcuni dei protagonisti del panorama letterario e intellettuale dell’epoca, come Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Leonardo Sciascia, Umberto Eco, e i lavori di artisti come Renato Guttuso. Nel 1958 Pirelli sviluppò un ambizioso progetto di rinnovamento dell’immagine aziendale con l’obiettivo di rappresentare in maniera innovativa lo stile Pirelli integrando arte e tecnica, cultura scientifica e umanistica. Il progetto fu affidato all’illustratrice svizzera Lora Lamm, la quale introdusse un nuovo modo di concepire la comunicazione pubblicitaria e di esprimere la femminilità, caratterizzati da uno stile elegante e allegro, allo stesso tempo semplice e moderno. Uno stile riconoscibile nelle campagne pubblicitarie sviluppate per prodotti anche molto diversi tra loro: dalle suole da montagna ai pneumatici per moto, scooter e biciclette; dagli articoli per sport subacquei, alle borse per acqua calda.

Anche Armando Testa, maestro della pubblicità italiana, riuscì a mettere a punto un proprio linguaggio grafico, essenziale e allo stesso tempo incisivo. Nel suo manifesto ‘Atlante Pirelli’, infatti, rivela un uso quanto mai diretto ed efficace della metafora visiva. La sostituzione della testa dell’elefante con il pneumatico invia allo spettatore un messaggio molto diretto ed univoco: la gomma è potente e resistente come la testa di un elefante.

Grazie alle campagne pubblicitarie innovative firmate dai più celebri grafici e designer a livello internazionale e al dibattito culturale alimentato dalla Rivista Pirelli, l’azienda si afferma, in Italia e all’estero, non solo per la qualità dei suoi prodotti ma anche per il suo stile di comunicazione inconfondibile, precursore di nuove tendenze. Se si chiede quale sia stato il movimento artistico che maggiormente ha influenzato i grafici italiani dopo la seconda guerra mondiale, non c’è dubbio che si debba rispondere con la Bauhaus. L’allineamento dei testi, per esempio, era dato dalla necessità di non spezzare le parole e di renderne più facile la comprensione.

 

La comunicazione pubblicitaria: l’illustrazione e l’Helvetica


Concorde con questo fu Bruno Munari il quale ha sempre giocato a emozioni raccogliendo e manipolando oggetti piccoli. Non a caso, egli è considerato uno delle figure più importanti del visual design. A Munari non erano mai interessati la bella figura o il bel disegno; interessava legare le illustrazioni con la natura intima dell’oggetto e parlare una lingua immediatamente percepibile un esempio è il libro di Rodari “Favole al telefono”.

Per quanto riguarda lo stile grafico, negli anni Cinquanta, si basa su fondi di colore omogeneo, sopra ai quali vengono collocate illustrazioni, spesso scontornate, da sole o associate a testi. Da un punto di vista cromatico vengono spesso utilizzate due tinte contrastanti o complementari, cioè agli opposti nella ruota cromatica. Nei manifesti, negli annunci e nelle pubblicità domina ancora l’immagine figurata, ma a differenza dei motivi più decorativi, prevale un’impostazione con illustrazioni sintetiche e a effetto.

Al cartellonismo pittorico dei primi anni del Novecento si sostituisce un’immagine più libera, disegnata in maniera informale e sempre attraversata da una vena umoristica e surreale. Le locandine dei film degli anni Cinquanta sono spesso di tipo pittorico, come l’affinché di “Delitto Perfetto” (1954) di Alfred Hitchcock. Ispirata a un momento saliente della pellicola, l’illustrazione è caratterizzata da tinte contrastanti che enfatizzano la drammaticità della scena. Per il titolo è stato scelto uno stile pulito quasi “geometrico” con caratteri in giallo su fondo scuro.

Il fenomeno del Bauhaus continuò a dare frutti ben dopo la chiusure dell’attività. Carlo Vivarelli e Richard Lohse, infatti, ripresero le linee portanti dell’esperienza sistematica del Bauhaus e le dettero continuità, sia a livello pratico che teorico, fondando la scuola “Neune Grafik” concepita proprio per presentare la nuova grafica svizzera e il suo programma di chiarezza e di leggibilità estrema nella proposta grafica. La “scuola grafica” chiamò la propria grafica costruttiva, definita volta per volta, progetto per progetto.

In questa scuola nasce, nel 1957, quello che diventerà uno dei font più famosi e usati al mondo, l’Helvetica. L’idea iniziale fu di Edouard Hoffman, della tipografia Haas, il quale decise di aggiornare L’Akzidenz Grotesk (un carattere risalente al 1896), mantenendone però intatto il senso di ordine e pulizia. Hoffman affidò al designer Max Miedinger il compito di progettare la nuova versione, battezzata con il nome Neve Haas Grotesk. Il font, estremamente lineare, razionale e neutro, venne tanto apprezzato da diventare il simbolo stesso della grafica elvetica, diffondendosi rapidamente in tutto il mondo e riscuotendo uguale consenso da parte di grafici tradizionali e creativi. Prima di varcare i confini svizzeri la nuova famiglia di caratteri cambia nome ancora una volta, diventando nota come “Helvetica”.

Ci vediamo giovedì prossimo con gli anni 60

 

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Fonti:
http://www.intraweb.it/anni-50-il-boom-della-grafica/

http://thepost.pirelli.it/it/gli-anni-50-fra-pubblicita-e-graphic-design/32/index.do

https://www.artsy.net/artist/bruno-munari

Bibliografia:
La Grande Storia dell’Arte

Caterina Pagliaro

“Possa la creatività essere sempre con tutti noi.”

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