Corollario al: Ti occupi di social media che…?


Dire: “mi occupo di social media marketing in un’agenzia di comunicazione integrata”, non solo non basta, ma dovreste vedere l’espressione nei volti dei miei interlocutori. 

E anche per questo post devo ringraziare i miei amici che nonostante i miei sforzi ancora non riescono ad accettare quello che faccio durante le mie giornate.

Dopo una spiegazione forse non troppo esaustiva sul perché e il come agisce un SMM, è arrivato il momento di rispondere alla domanda: “Ma quindi un’agenzia di comunicazione integrata, nello specifico, che fa?”

Vi assicuro che il giorno ho a che fare con gente preparatissima, studiosa, impegnata, dai pensieri profondi… ma ‘sta cosa del marketing del nuovo millennio (che per i più distratti, ci tengo a sottolinearlo, è iniziato 13 anni fa) proprio non vuole entrare in testa.

E dal momento che ogni interlocutore è un potenziale cliente o vettore di buzz, mi preme cercare di chiarire, per quel che credo di aver compreso, di cosa si occupi, di norma, un’agenzia di comunicazione integrata.

Onde evitare incomprensioni per definizione si occupa di realizzare processi di comunicazione che integrano, per l’appunto, strumenti e tipi di comunicazione, in relazione al prodotto che si intende promuovere, al settore di riferimento, e al pubblico destinatario. Tra le cose, integra/include, non solo la fase di comunicazione verso l’esterno, ma anche verso l’interno (quasi come se instillasse nel personale un determinato modo di vedere, pensare e agire, per rendere la comunicazione coerente e ben organizzata). Sfruttando i canali di comunicazione indiretti (media classici, cartacei, broadcast) e diretti  (prodotti e servizi online e offline, convegni, fiere, mailing list ecc.)

Chiaro è, che dalla definizione potrebbe già essere sufficiente per inquadrare le modalità di azione del settore. Ma voglio strafare. Perché se devo cercare di convincere la gente che la mia agenzia offre servizi e utilities, non posso non assicurarmi che il messaggio venga recepito (una volta per tutte).

In pillole:

  • Un’azienda, un privato o una pubblica amministrazione si affida ad un’agenzia “pubblicitaria” per ottimizzare la comunicazione con i clienti o con i cittadini. Ciò implica lo studio delle strategie e degli strumenti per il corretto messaggio da veicolare, l’analisi del target da colpire, i mezzi e le modalità per collocare il prodotto/servizio nel settore di rilevanza.
  • Che si tratti di un servizio o di un prodotto significa saper vendere, per farlo è necessario conoscere l’oggetto, conoscere il suo posizionamento sul mercato, colpire e affondare gli umori dei destinatari, utilizzare gli strumenti adeguati per attrarli e fidelizzarli (tra media classici e media telematici vincono i secondi, che hanno costi più bassi di gestione e un pubblico più ampio, sempre se saputi usare).
  • Tra psicologia del consumatore post-moderno e nuovi modelli di marketing, il noiosissimo pianificatore di comunicazione viene chiamato a sofisticare slogan, messaggi, campagne pubblicitarie, immagini e quant’altro, consapevole che il “soddisfatti o rimborsati” appartiene al vecchio mondo e che per convincere un compratore diffidente serve molto di più.
  • L’agenzia di comunicazione integrata per il fatto di non dover mettere “fisicamente” mano al prodotto o al servizio, ha molto più tempo per pensare, pensare, pensare a come quel determinato prodotto  possa provare a fare la differenza.

Il mercato in cui ci muoviamo ora rende “tutto immediatamente disponibile, nulla è davvero necessario e, cosa più rilevante, pochi sono attualmente i risparmi da utilizzare. Convincere la gente a comprare è forse più complicato di persuadere il commerciante, la PA o l’impresa a investire per promuovere la propria attività.

Esempio pratico, tratto da storie di vita vera: quando il cliente entra in agenzia per far crescere il suo brand, deve interpretare per prima cosa robe del genere: “la strada finora utilizzata è troppo classicheggiante, la voglio un po’ più frizzante, più giovanile”.

La sorpresa non risiede nell’ascoltare simili baggianate, ma nel fatto che in modo o nell’altro, il cliente sarà soddisfatto e otterrà quello che non sapeva nemmeno di volere.

Molte delle specifiche competenze le ho volutamente tralasciate sia per evitare di tediare i miei “innumerevoli” lettori.

Quali sono le competenze che un pianificatore di comunicazione deve possedere, quali sono sopravvalutate, quanti credono che sia, tutto sommato, qualcosa gestibile anche dai non esperti?

Crediti foto

 

Laura Trapasso

Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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