DìBeat ha fatto della vita notturna la sua brand identity e della musica elettronica l’unico vero messaggio dei per fidelizzare un pubblico sempre più esigente

 

Il pessimismo spegne i neuroni, quindi da oggi in poi parlerò solo di esempi positivi del mio territorio, raccontando  le eccellenze e suggerendo dei modi per migliorarsi.

Oggi parlerò di Dìbeat- Original Club Culture  e di come, con il tempo, ha saputo mettere in forma una brand identity coerente e d’appeal.

PARAFRASANDO UNA PIACEVOLE CHIACCHIERATA:

Think different

DìBeat prende vita nel 2006 ma ha dietro le spalle un lungo percorso che ha permesso di rendersi riconoscibile a tutti. Sin dagli anni ‘90 DìBeat ha fatto del “mondo della notte” la sua missione per offrire, ad un pubblico che ancora non lo sospettava neppure, un’impostazione del tutto differente dalle “disco commerciali”.

L’esigenza nasce da un background culturale carente dal lato della musica house e del lifestyle notturno; l’obiettivo quello di purificare la vita notturna dal danno d’immagine subito dalle discoteche e dai falsi miti qui presenti.

 

Una volta per fare tardi eri costretto andare in discoteca, non c’era il pub che proponeva il live, non c’erano gli aperitivi a tema (forzatamente dilungati all’inverosimile)…  breand-identity-dibeat

Armonia di pensiero e azione nello staff

Fino agli anni 2000 le feste hanno sempre avuto lo stesso sapore, quello che DìBeat ha fatto è stato introdurre elementi di novità mostrando l’evento e dando il giusto risalto all’ospite, allo stile e alla festa in sé. Con perseveranza questa è diventata la forza condivisa da tutte le persone che con me collaborano riuscendo a mostrare, fuori, il giusto volto dei nostri eventi. Ancora prima di DìBeat queste feste hanno fatto la differenza sulle nostre coste e chi c’era se lo ricorda di sicuro.

Colmare un vuoto con un messaggio

In tutti questi anni la cosa immutabile che ci ha contraddistinto è stata la volontà di scardinare falsità e pregiudizi dilaganti sull’ambiente.

Abbiamo puntato alle location più suggestive della Costa Ionica, in riva al mare, quelle più eleganti, e non abbiamo forzato l’affluenza del pubblico con strategie massificanti di consumo (niente riduzioni, nessun ingresso omaggio, nessuna promozione). Questo ha consentito un’autonoma selettività del target e una presenza di un pubblico in grado di condividere la stessa visione del nostro team: la musica e la notte, punto.

Ascoltare la propria passione e il pubblico

Nel corso degli anni la spinta più gratificante è stata offerta non solo dalla numerosa affluenza (ormai fedeli clubbers) ma anche dalla presenza di ospiti: Dj di fama internazionale che, nonostante i tremendi limiti del territorio nell’accogliere un turismo di questo genere, continuano a darci fiducia, a tornare e a offrire feed back positivi che per noi si traducono in reputazione e per loro, per gli artisti in prestigio di immagine.

Non è semplice per noi spiegare al “Dj polacco”( per esempio) che il giorno prima si è esibito a Ibiza, perché non esiste un sito internet del locale in cui dovrà presenziare; come non lo è giustificarsi con il pubblico interregionale sulle carenze strutturali e infrastrutturali della nostra ospitalità. Ma ciò nonostante cerchiamo sempre di risolvere “impasse” che dovrebbero essere preoccupazioni di amministrazione e operatori turistici.

Cerchie e network sono i megafoni del Brand Identity

Negli anni abbiamo viaggiato molto ed abbiamo colto l’occasione per fare la più bella ricerca di mercato che uno potrebbe mai ambire a fare. Abbiamo frequentato feste, ambienti notturni e soprattutto la gente giusta che ci ha permesso, una volta qui, di mettere in pratica tutto. Abbiamo intercettato un bisogno, offerto la diversità che mancava. Un ambiente aperto a tutti ma ben selezionato dalla ragione “sociale” del party stesso.

La buona reputazione se c’è si vede e la puoi esportare

Sono stati i fedeli, i clubbers ad aiutarci nell’evoluzione di questo concept e anche grazie alla buona reputazione che con gli ospiti siamo stati in grado di ingaggiare.

Non abbiamo mai pensato al business, al fare soldi, ma a tramandare un messaggio e nell’immaginario collettivo forse ce l’abbiamo fatta, abbiamo creato un’alternativa di classe e alternativa tanto alla disco commerciale, quanto al live pub.

Quello che ci si sta trasformando sotto le mani è un valido esempio della vita notturna che in maniera più ingigantita si può vivere nelle grandi capitali del divertimento.

L’anno scorso infatti abbiamo anche aperto la stagione estiva a Formentera, DìBeat Bar, un cocktail bar cogliendo le aspettative del pubblico e soddisfando anche il nostro bisogno di metterci alla prova, come era già capitato a livello regionale, esportando il modello Dìbeat bar. Forse il fatto di non avere (ancora) una fissa dimora, per tutto l’anno, ci ha dato lo stimolo per guardare altrove e siamo stati in grado di intercettare e miscelare bene gli obiettivi con i risultati.

Se funziona si vede… dalle imitazioni

Dopo l’aumento esponenziale del pubblico e dell’attenzione anche a livello locale sono aumentati l’emulazione dei party in questa dimensione. Live show, performance artistiche, fasci di luce in stile holliwoodiano e ospiti di grande portata stanno avendo un eco impressionante. Quello che non convince (a mio avviso) e la carenza identitaria che ne sottolinea una sorta di appropriazione indebita poiché non condivisa ma più improntata al business.

Con DìBeat il messaggio arriva dritto al punto proprio perché per prima cosa si legge questo impegno che negli anni ha costruito un’immagine coerente, sincera e lungimirante. Questo sì è difficile da imitare.

Grazie per la chiacchierata.

Però un paio di cose ve le devo dire:

  • Il sito internet è carino, fatto bene… ma poco aggiornato (e lo so che lo sapete)
  • Magari si potrebbe pensare di introdurre un Podcast per ascoltare tracce degli artisti di volta in volta presenti
  • Si potrebbe ampliare la sezione eventi con più curiosità
  • E impreziosire il blog con una narrazione del vissuto, del quotidiano che appartiene agli eventi
  • E perché no, curare un profilo su Youtube

perché è davvero un gran peccato sottovalutare l’autenticità che sta dietro tutto quello che dagli altri vi distingue.

Laura Trapasso

Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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